venerdì 31 ottobre 2014
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​Caro direttore,mi piacerebbe si chiedesse ai sindaci che trascrivono matrimoni gay celebrati all’estero se si comporterebbero allo stesso modo di fronte alla richiesta di analoga trascrizione avanzata da musulmani poligami. Con ogni evidenza, non procederebbero alla trascrizione; eppure si tratterebbe anche in questo caso di «matrimoni legittimi sulla base dello Stato dove c’è stato il matrimonio» (Pisapia, sindaco di Milano). Basterebbe questa modestissima considerazione per smascherare l’impianto bassamente ideologico su cui si regge l’operato di quei sindaci. Roberto Bianchi, Milano
Gentile direttore, i sindaci di varie importanti città italiane che hanno  trascritto matrimoni gay celebrati all’estero resistono all’intervento dei Prefetti che il ministro dell’Interno Alfano ha richiamato al dovere di far rispettare la legalità repubblicana e continuano a sostenere la tesi che si tratti di un atto dovuto di carattere amministrativo. Questo anche se una simile unione matrimoniale non è riconosciuta dalla nostra Costituzione che delinea solo l’unione tra un uomo e una donna. Ma, per ipotesi, se dei nostri concittadini andassero a celebrare le nozze con più donne in uno Stato a prevalenza islamica, dove è ammessa la poligamia, cosa farebbero i nostri primi cittadini, trascriverebbero anche quelle nozze, sebbene in Italia la poligamia non sia ammessa?  E se capitasse di dover registrare uno di quei milioni di matrimoni con involontarie donne-bambine, costrette a sposarsi, come la mettiamo? Altro è che si punti a riconoscere e salvaguardare i diritti individuali di ciascuno in termini patrimoniali, testamentari ed altro, come peraltro sarebbe già possibile fare, ma porre sullo stesso piano famiglie unite in matrimonio, coppie di fatto, unioni tra persone dello stesso sesso in una piatta omologazione, mi sembra che si miri a scardinare alla radice lo stesso istituto famigliare posto a fondamento di ogni società civile.Giancarlo Maffezzoli, Garda (Vr)L'interrogativo niente affatto paradossale che i due amici lettori pongono sulla "poligamia" è una domanda semplice e diretta, ma alla quale i sindaci colti da improvvisa ansia di "trascrizione" di nozze estere (che in Italia nozze non sono) si guardano bene dal dare risposta. Risposta in realtà impossibile. Come fa, infatti, una qualsiasi autorità di governo locale a spiegare ai propri cittadini e all’intera opinione pubblica che incredibilmente intende applicare leggi di uno Stato diverso dal proprio? Come fa a ignorare che in materia matrimoniale anche solo nella Ue, per il principio di sussidiarietà, l’Unione nulla può imporre ai singoli Stati membri? Come fa a giustificare la scelta di infischiarsene della Costituzione che ha giurato di rispettare e delle leggi della Repubblica? La verità, gentile signor Bianchi, è che si sta giocando un gioco tutto politico che nulla ha a che vedere con la legalità e con il buon diritto. E anche con una possibile saggia regolazione dei rapporti tra persone dello stesso sesso che, come ha sottolineato la nostra Corte costituzionale in una recente sentenza, sono comunque diversi dal matrimonio definito dall’articolo 29 (e seguenti) della nostra Carta fondamentale. Proprio come sottolinea il signor Maffezzoli. Infatti, checché dicano e facciano alcuni sindaci e molti politici (ispirandosi ad alcuni Stati esteri) il piano matrimoniale – piano proprio della maternità e della paternità, cioè piano dei figli – non è il piano proprio di unioni che non sono naturalmente aperte alla vita. Da par suo, oggi a pagina 3, in dialogo a distanza con Sergio Romano, ne ragiona ancora una volta Francesco D’Agostino. Io voglio sottolineare un aspetto della questione: chi spinge e forza platealmente la nostra legge per ottenere matrimoni o simil-matrimoni gay tende a nascondere o a minimizzare un punto invece decisivo. Fuori dalla relazione fertile tra una madre e un padre, che le comunità civili riconoscono e tutelano sin dall’antichità proprio per il suo prezioso "contenuto di futuro", i figli diventano oggetto di diritti altrui e "prodotto" di pratiche industriali e di contratti commerciali di affitto o di acquisto di "beni" (grembi di madre, gameti maschili e femminili) che "merci" non sono. Basta guardare a ciò che sta accadendo nel mondo, sull’onda di presunti "nuovi diritti" e di una "deregulation" mercantile che schiavizza soprattutto le donne dei Paesi più poveri, per capire l’orizzonte disumano che è stato aperto per leggerezza e per malizia da politici frettolosi, lobby potenti, gruppi di interesse voraci. Aprire gli occhi prima e, perciò, aprire vie originali e sagge (italiane, non tedesche né britanniche) alla regolazione non matrimoniale dei rapporti tra persone delle stesso sesso può evitare errori e persino orrori.
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