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Lettere al direttore
Il direttore risponde
Nuova «Repubblica» e solito rubrichista
(la disinformazione è peccato, anche laico)
Marco Tarquinio
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Gentile direttore,
mi ha colpito e un po’ indignato una lettera dal titolo «Il paradiso della Chiesa e l’inferno di chi soffre» pubblicata su “Repubblica” di giovedì 27 marzo e commentata da Corrado Augias. Il contenuto mi pare poco veritiero e il commento del giornalista è piuttosto aspro soprattutto per quanto riguarda l’intervento del cardinal Bagnasco sull’educazione "gender" nelle scuole. Per non parlare della manipolazione della dottrina cattolica...
Loris Bianchi
 
Caro direttore,
le chiedo ospitalità per segnalare un grave errore di informazione presente nella lettera pubblicata da Corrado Augias nella sua rubrica delle lettere nell’edizione di "Repubblica" del 27 marzo, errore sul quale il curatore insiste con pesanti osservazioni. Una sconosciuta lettrice scrive che due anni fa, informando il suo parroco di avere subito l’asportazione dell’utero, questi le avrebbe detto di non poter più sposarsi. Data la diffusione del giornale e l’impossibilità di raggiungere l’interessata, ritengo opportuno chiarire che anche solo sul piano delle "regole" la sterilità sia dell’uomo sia della donna non costituisce impedimento per le nozze, come esplicitamente dichiara il canone 1084 par. 3 del vigente Diritto canonico della Chiesa cattolica.
 
Corrado Marucci, S.I.

 

Avevo già notato e annotato – purtroppo, lo ammetto, senza molto stupore – l’asprezza e l’alto tasso di disinformazione che caratterizzano quel testo di Corrado Augias che entrambi, cari e gentili amici lettori, mi segnalate. Augias è collega esperto, colto e raffinato, ma sulle questioni “cattoliche” alterna ormai da tempo una interessante e acuta curiosità a una ben più frequente e tenace propensione all’affondo ostile e al luogo comune denigratorio e persino grossolano. È così anche in questo caso, che lei, gentile signor Bianchi, ha ben compreso nella sua portata maliziosa e che lei, caro padre Marucci, svela nella sua inconsistenza – diciamo così – “legale”. Dico solo che per quanto mi riguarda (e per quel po’ di esperienza che ho) faccio davvero fatica a immaginare un parroco che rivolgendosi a una donna che gli chieda conforto dopo un’operazione chirurgica che ha interessato corpo e psiche – una donna, si noti, che questo stesso prete sta preparando alla cresima richiesta in età adulta – dica con durezza qualcosa che in un colpo solo riesce a contrastare radicalmente non solo con la gentilezza umana e l’amore cristiano, ma proprio con le “regole” della Chiesa. Mi sembra un “quadretto” troppo brutto per essere vero, con al centro le ritornanti e tristi caricature di un sacerdote ignorante e insensibile e di vescovi-giudici feroci, caricature che capovolgono totalmente ciò che la Chiesa è e fa ogni giorno tra la gente e per la gente. Devo dire che mi dispiace molto che Augias non si limiti a dare una propria libera e legittima opinione diversa dalla mia e dalle vostre, cari amici, ma scelga di costruire il suo ragionamento sulla base di una palese falsità (la Chiesa che non consentirebbe il matrimonio a persone che hanno perso la capacità di procreare). Una costruzione retorica inconsistente e fragile eppure utilizzata per sviluppare (assieme ad altre deliberate distorsioni) una mirata polemica contro il presidente della Cei, cardinale Bagnasco. Un’ultima cosa: è curioso che questa sciatta intemerata anti-cattolica sia riapparsa su “Repubblica” nel giorno – uso la bella immagine scelta dal suo direttore Ezio Mauro – di un «nuovo inizio» grafico e contenutistico. Quelle pagine hanno visto, anche di recente, ben altri dialoghi, tra credenti e non credenti. Ma, evidentemente, Augias su certi temi preferisce ascoltare soprattutto se stesso, preferendo capire, spiegare e far circolare soltanto ciò che gli fa comodo. E questo, anche per un laico, è un vero peccato.

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