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Lettere al direttore
Il direttore risponde
La barca di Pietro, i «contro rematori»
e la fiducia in Francesco
Marco Tarquinio
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​Caro direttore,
è l’ultimo giorno dell’anno e ho appena finito di leggere il bell’articolo di don Maurizio Patriciello. Sono contento che Avvenire l’abbia pubblicato perché mi sembra la risposta più convincente ed evangelica che io abbia letto sinora a proposito del «cattolico medio» e della diatriba tra Vittorio Messori e Leonardo Boff seguita alla pubblicazione, proprio alla vigilia di Natale, di un articolo dello stesso Messori sulla figura di papa Francesco. Un testo, quello, complesso e sfumato, segno anche di un travaglio personale dell’autore, che confessa il proprio disorientamento rispetto ad alcune scelte del Papa (la telefonata a Pannella, la questione se «Dio sia cattolico», la visita all’amico pastore pentecostale). Messori lascia intendere che l’elenco potrebbe essere più lungo e che il suo disagio sarebbe condiviso anche da alcuni cardinali elettori del Conclave. Penso che il Papa per primo apprezzi la critica franca, meditata e non superficiale e immagino che lui stesso sappia (e magari voglia) che le sue scelte e i suoi comportamenti possano generare disorientamento. Non ha del resto portato novità e sconcerto al suo tempo Gesù con il Vangelo? Forse che i Santi non hanno sorpreso e stupito con le loro scelte talvolta radicali e controcorrente? Personalmente sono assai felice di farmi "disorientare" dal Papa e parlo con tante persone che sperano solamente di non lasciarsi sfuggire questa straordinaria occasione di purificazione. Perché, diciamolo, la condizione tranquilla «del cattolico medio, abituato a fare a meno di pensare in proprio, quanto a fede e costumi, ed esortato a limitarsi a seguire il Papa» evocata con nostalgia da Messori, non rientra tra le descrizioni più appassionanti della fede cristiana. Anche per evitare, come osservava acuto Manzoni, di finire come «que’ prudenti che s’adombrano delle virtù come de’ vizi, predicano sempre che la perfezione sta nel mezzo; e il mezzo lo fissan giusto in quel punto dov’essi sono arrivati, e ci stanno comodi». Non so in realtà cosa si aspetta il "cattolico medio", ma tutti sappiamo che il cristiano può "limitarsi" a seguire Gesù. Papa Francesco, con il suo esempio, le sue appassionate provocazioni e le sue ventate di autenticità, ci vuole aiutare proprio in questo, come hanno fatto, pur con stili diversi, Benedetto XVI e gli altri Papi che l’hanno preceduto. Un augurio di buon anno a lei e a tutti i lettori.
Giuseppe Savaré, Università di Pavia

Gentile direttore,
giudico una vera "bomba a orologeria" l’articolo di Vittorio Messori che il Corriere della Sera ha deciso di pubblicare alla vigilia di Natale. Mettere in discussione persino l’elezione di papa Francesco, al quale Messori si rivolge con termini a dir poco irriverenti, mi è sembrato un vero e proprio attacco al magistero di un pastore d’anime che sta dando gambe all’ampio magistero dei suoi predecessori e in particolare al Concilio Vaticano II. Spero che si smascheri una volta per tutte chi usa un simile metodo "mafioso". Sì, non le sembri un termine esagerato, perché io ci vedo il tentativo di intimidire il Papa che pronunciando quel discorso alla Curia (ma che tutti dobbiamo ascoltare con attenzione, per fare un esame di coscienza personale e comunitario) ha denunciato pubblicamente certi atteggiamenti, stili di vita, incoerenze che corrompono l’unità e la credibilità della Chiesa. Sono certo che con la sua onestà intellettuale lei riuscirà a trovare le parole giuste per dare voce a una preoccupazione che molti cattolici impegnati avvertono. Con i migliori auguri.
Stefano Manetti, Fiesole (Fi)

Caro direttore,
continuo a chiedermi perché mai, alla vigilia di Natale, Vittorio Messori abbia pubblicato sul Corriere della sera un articolo dedicato ai dubbi sulla svolta di papa Francesco. Ciò che più mi inquieta non sono i contenuti forti e precisi dell’articolo – che totalmente non condivido, pur ritenendo legittimo renderli manifesti e pubblici – ma il fatto che Messori inizi dicendo che l’articolo gli è stato richiesto, quasi comandato. «Credo sia onesto – scrive – ammetterlo subito: abusando, forse, dello spazio concessomi, ciò che qui propongo, più che un articolo, è una riflessione personale. Anzi, una sorta di confessione che avrei volentieri rimandata, se non mi fosse stata richiesta». La domanda diventa, dunque, legittimamente: chi ha chiesto? Qualche personaggio importante? Perché Messori sottolinea questo fatto senza precisare chi lo ha spinto a scrivere? La non trasparenza inquieta più del contenuto! Detto questo, trovo che quell’articolo sia non solo una critica radicale a papa Francesco, ma anche una sorta di oscuro e minaccioso ricatto (non so trovare altro termine), teso a rompere l’unità della Chiesa, l’unità del popolo di Dio che si è messo in cammino con il Papa per completare il cammino tracciato dal Concilio Vaticano II e respirare il Vangelo nella quotidianità e nella comunità. È la Chiesa «in uscita» voluta dal Papa, che ci è stato dato grazie all’azione dello Spirito Santo, che soffia dove vuole, non dove vorremmo o dove qualcuno vorrebbe (recintandolo nelle proprie ragioni o aspettative). C’è, però, un altro fatto sul quale è bene tornare: la tempistica. L’articolo è stato pubblicato alla vigilia di Natale e subito dopo il discorso alla Curia Romana, nel quale papa Francesco elenca le 15 malattie che le sono più comuni e sulle quali «tutti», nessuno di noi escluso, dovremmo avviare «un serio esame di coscienza». Se uno degli obiettivi del franco discorso di papa Francesco era evidentemente quello di motivare e rinsaldare l’unità della Chiesa, quello di Messori, di fatto, risulta essere l’opposto. Basta ascoltare il Papa per cogliere il punto. «Fratelli, tali malattie e tali tentazioni – dice Francesco – sono naturalmente un pericolo per ogni cristiano e per ogni curia, comunità, congregazione, parrocchia, movimento ecclesiale, e possono colpire sia a livello individuale sia comunitario». Poi, precisa: «Occorre chiarire che è solo lo Spirito Santo a guarire ogni infermità. […] È lo Spirito Santo che sostiene ogni sincero sforzo di purificazione e ogni buona volontà di conversione. È Lui a farci capire che ogni membro partecipa alla santificazione del corpo e al suo indebolimento. Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa. Egli dà la vita, suscita i differenti carismi che arricchiscono il Popolo di Dio e, soprattutto, crea l’unità tra i credenti». Quale spirito, direttore, ha sostenuto la decisione di Messori di scrivere il suo articolo proprio alla vigilia di Natale?
Silvio Mengotto, Milano

Caro direttore,
ho letto attentamente l’articolo di don Maurizio Patriciello «Quello che sa il cattolico medio» pubblicato sull’ultimo Avvenire del 2014. Sono quasi completamente d’accordo con quanto sostiene, tranne in un punto importante. Come fa don Patriciello a sentire di «dovere molto» a Vittorio Messori per il contributo al proprio ritorno al cattolicesimo e addirittura alla vocazione sacerdotale e poi lo mette sullo stesso piano di Leonardo Boff (seppure con idee agli antipodi). Mi sembra una stonatura inaccettabile. Colui che ha scritto numerosi libri letti da milioni di persone, colui che ha intervistato due pontefici, non può essere paragonato a un condannato al "silentium obsequiosum" per le sue posizioni riguardanti la Teologia della Liberazione. Mi permetto di concludere dicendo che Messori, di cui ho letto tutti i libri, è un cattolico senza aggettivi. Sono i milioni di suoi lettori a testimonare il suo impegno e la sua coerenza. L’articolo oggetto della diatriba esprime l’equilibrata "perplessità" di un cattolico esperto che pensa alla fede del "cattolico medio" di fronte ad alcune aperture di papa Francesco non facilmente classificabili. Auguri di sereno anno 2015 a lei e all’intera Redazione di Avvenire.
Giovanni Martinetti, Ghemme (No)

Caro direttore,
voglio ringraziare don Patriciello per l’ennesima lezione che ci sa dare. Condivido pienamente il contenuto del suo articolo su Avvenire del 31 dicembre 2014, un vero regalo di fine anno. Io cristiano, anche meno di medio, mi sono sempre fidato del Papa e della Chiesa, perché non sono mai rimasto deluso. A volte, lì per lì, non capivo… Ma, dopo un po’ di tempo, ecco che mi appariva chiaro il perché di un certo operato. Come dice don Maurizio, siamo tanti così, col massimo rispetto per chi vuole discutere e approfondire, ma consapevoli che bisogna fare molta attenzione a non creare confusione nel popolo di Dio. Grazie ad Avvenire e a don Maurizio anche per la sacrosanta battaglia per la «terra dei fuochi».
Gabriele Piazza, Castel del Rio (Bo)

Caro direttore,
sarò fulmineo: l’articolo di Vittorio Messori del 24 dicembre scorso sul Corsera è una pubblicità a favore di coloro che remano contro.
Silvio Barbieri, Olginate (Lc)


Sono poche le lettere arrivate in redazione dopo la ruvida uscita di Vittorio Messori contro papa Francesco. Belle, e le vostre ne sono l’esempio, ma poche. Questo mi ha colpito molto. E ho cercato di capire perché tra i nostri lettori – tutt’altro che disattenti a ciò che, nei vivaci mondi del cattolicesimo (non solo) italiano, è sentito come davvero importante – abbia avuto così piccola risonanza una mossa congegnata per fare rumore con la pretesa di “segnare” il Natale ormai alle porte. Come definire altrimenti l’articolo di una grande firma che per criticare “dal mezzo” e quasi “dal basso” (cosa che a Messori non riesce facilmente nei confronti di nessuno, nemmeno dei Vicari di Cristo…) un Papa molto seguito e moltissimo amato si lancia nell’impresa di dare provocatoria voce a un presunto «cattolico medio» che avrebbe perso «tranquillità» a causa della parola e dei gesti di questo stesso pontefice? Come classificare diversamente una sorta di requisitoria tesa a chiudere nel recinto dell’autodifesa la Chiesa che papa Francesco vuole «in uscita», «Luna del suo Signore» e perciò testimone di chiarezza e operatrice della misericordia e della tenerezza di Dio? Far rumore disegnando un’amara caricatura del Papa, ridotto dubbiosamente a «uomo vestito di bianco»… Obiettivo fallito, constato. Natale è stato il Natale di Gesù, non un Natale “segnato” da una nuova aspra (e irriconoscibile) ipotesi messoriana. In scena sono restate le vere parole e i veri gesti di Francesco. Il Papa della Chiesa «povera per i poveri» e «ospedale da campo» nel nostro mondo spesso feroce con i feriti e i più deboli. Il Papa del Vangelo come vita (e lettura) quotidiana, e delle «periferie» da evangelizzare e umanizzare. Il Papa della pace come missione che incalza, scomoda e affratella e della vicinanza profonda e antiretorica a ogni perseguitato e in special modo ai tanti che lo sono per la fede in Gesù. Il Papa del dialogo senza esclusioni per alimentare e saziare la fame e la sete di verità... Ebbene, quell’eco minuscola, che rimbomba nelle poche lettere arrivate (molte di più quelle dedicate tout court al Papa), è rivelatrice non solo dell’amore per il successore di Pietro «preso quasi alla fine del mondo», ma anche della inconsistenza dell’artificio retorico della dichiarata medietà critica di Messori. Che ha sentenziato ancora una volta “dall’alto”: il suo, che stavolta non coincide in alcun modo con il nostro. Anche per questo, il 30 dicembre scorso, proprio qui, ho cominciato a ragionare, pur senza citare lo scrittore-giornalista, su un paio di punti da lui toccati (il «cattolico medio», appunto, ma soprattutto il ruolo del Papa e il rispetto e la fedeltà che gli sono cattolicamente dovuti). Anche per questo ho pubblicato l’acuta, davvero edificante e molto apprezzata riflessione di don Maurizio Patriciello. E per questo, ora, sto rispondendo con franchezza alle vostre lettere, venendo meno a una regola (replicare, se posso, solo in modo privato) che da qualche tempo mi sono autoimposto davanti a polemiche che giudico infondate, ineleganti e mirate in modo scoperto e capzioso a fare del male e ad amplificarlo. Rispondo perché ritengo importanti le annotazioni che voi, amici lettori, ci avete offerto. In molte di esse mi ritrovo. Anche nella domanda di Silvio Mengotto, che in realtà ha già in sé la risposta: non c’è dubbio che l’articolo di Messori sia un mezzo per eccitare divisioni (chi gioca con le aggettivazioni di “cattolico” a questo quasi sempre punta, e questo comunque realizza). Ne è prova il tono ostile che domina il testo – e in particolare certe espressioni nei confronti del Papa, quelle che Stefano Manetti definisce «a dir poco irriverenti». Ammetto di far fatica a capire perché un uomo con la storia di Messori – che l’amico Martinetti richiama con comprensibile ammirazione – si sia permesso (uso aggettivi messoriani) non solo una «non imprevista» alzata di sopracciglio e di voce, ma un’«imprevedibile» – per chi ha un po’ di senso ecclesiale – sequela di animosità, malizie e malignità. Considero tali, tanto per esser chiaro, le citazioni parziali, e dunque manipolate, di parole e gesti di Francesco come, per esempio, la telefonata dell’aprile 2014 a Marco Pannella che non era protagonista, come ha scritto Messori, di un «innocuo digiuno» inscenato «per aborto, eutanasia, omosessualità per tutti, teoria del gender…», ma era a rischio della vita a causa di uno sciopero della sete contro la scandalosa situazione di vita nelle carceri italiane, la stessa denunciata, con grande forza e altri mezzi, da cappellani e volontari dell’associazionismo cattolico. Deformazioni cattive e gravi. Questo è quel che penso, e lo penso con sincero dispiacere. Perché sono convinto anch’io, come il professor Savaré, che un dialogo anche critico, ma fraterno e onesto, sia prezioso, dentro e fuori la Chiesa, e che a questo papa Francesco ci stia invitando. Detto questo, non credo che ci sia alcun mistero sulla «richiesta» che ha portato Messori alla stesura di quel non indimenticabile articolo (che, magari, tra un po’ lui stesso vorrà dimenticare…). Sarà che dirigo un giornale, ma penso che solo un direttore possa chiedere e autorizzare il “pezzo” di una firma della sua testata, valutandone tenore, solidità e opportunità. E so che con un direttore come Ferruccio de Bortoli questo è scontato. Non penso nemmeno che questa vicenda si sviluppi in un clima “mafioso”, comunque non in casa cattolica: non è proprio cosa nostra. È però vero che la “tempistica pesa” e che, dunque, la fulminea certezza del lettore Barbieri rappresenta un legittimo dubbio. Voglio dire che Messori raccoglie anche stavolta quel che ha seminato, e se sulla «barca di Pietro» passa per un possibile pitulus (sulle antiche navi era l’incaricato di battere il ritmo di voga) dei «contro rematori» (ci sono, da sempre), è perché lui stesso ha scelto di competere per questo ruolo... La riflessione e la passione di gente che alla Chiesa cattolica vuol bene e del Papa si fida dice – e mi conferma – che il cuore, la mente e la preghiera del popolo cristiano sono, senza comode tranquillità ma con gioia evangelica, accanto a quelli di Francesco.
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