martedì 2 febbraio 2016
DDl Cirinnà, evitare sbagli più che evitabili
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Gentile direttore,
la critica del progetto di legge Cirinnà non è una questione che riguarda solo i cattolici, ma anche i non credenti. Le propongo perciò alcuni dei contenuti di un ampio “volantino” che abbiamo diffuso in questi giorni. La critica svolta da “Avvenire” e quella da noi elaborata hanno, infatti, una base comune: né il corpo di una donna dato in affitto né un bambino, ceduto come una cosa, possono essere trattati come una merce. Sta qui, come affermava già Marx, il fondamento dello sfruttamento. Al di là degli errori storici e teorici delle teorie di Marx e dei socialisti, per noi rimane valido il principio della difesa dei più deboli. E tra i debolissimi, oggi, ci sono le donne costrette o comunque indotte a vendere il proprio corpo, affittando per nove mesi il proprio utero, e gli stessi bambini che vengono comprati come qualsiasi “prodotto” e come se non avessero il diritto di avere, e conoscere, il proprio vero padre e/o la propria vera madre. È un discorso che vale ovviamente non solo per le coppie omosessuali (che non possono procreare biologicamente), ma anche per le coppie eterosessuali (spesso potenti) che partecipano a un immondo commercio, che colpisce i più poveri: donne e anche uomini (ridotti a “donatori” di sperma ). Alla base di questo mercato non c’è affatto l’eguaglianza dei diritti, perché vengono violati gravemente proprio i diritti dei più deboli, ma una concezione totalitaria dell’umanità che pone la merce-finanza come valore supremo. Il liberismo da strumento meramente economico diventa così una visione della vita in cui il desiderio e l’egoismo individuale diventano criterio etico-politico. Questo spiega bene perché in Occidente la quasi totalità dei mass media e delle oligarchie finanziarie sia favorevole al matrimonio omosessuale e alle pratiche neo-schiavistiche sopra indicate. E perché in Italia si accreditino alcune menzogne.
1° menzogna: si dice che il ddl Cirinnà non implica l’utero in affitto. In realtà la stepchild adoption implica che il figlio di uno/una dei partner di una coppia lesbica o di una coppia gay venga adottato dall’altro/altra. Chiunque può capire che questo implica compravendita di corpi, di sperma e di ovuli. 2° menzogna: si dice che in Italia è già proibita la maternità surrogata. Ma qualcuno è mai stato sanzionato per questa “pratica proibita”? No. E il ddl Cirinnà minaccia ora di stimolare questo commercio. 3° menzogna: si dice che è meglio che i bambini siano adottati da una coppia omosessuale piuttosto che “restino in orfanotrofio”. In realtà, le richieste di coppie uomo-donna per ogni bambino da adottare sono 7 a 1 e richiedono indagini di idoneità lunghe anni. 4° menzogna: si dice che ci sono anche “donazioni” del proprio corpo per amicizia o per pura generosità per “regalare”, ad esempio, un bambino a una coppia omosessuale maschile. A parte la scarsa credibilità della cosa, questo sarebbe perfino peggiore: perché se una donna povera o in difficoltà finisce per affittarsi per denaro, lei può essere in qualche modo e in parte giustificata (a differenza di chi compra), mentre non è così per chi cede il proprio bambino come una “cosa”. 5° menzogna : particolarmente grave è l’affermazione per cui l’Italia sarebbe l’unico Paese d’Europa in cui non c’è il matrimonio gay (con adozione), ma non è così in tutti i Paesi dell’Est europeo. Solo in Slovenia il matrimonio omosessuale è stato voluto dal governo, e un referendum popolare lo ha seppellito (e in Italia la notizia è stata nascosta).
Infine, due domande. 1° Perché il ceto politico che “si dice” erede della sinistra ha tradito il nocciolo durevole e buono del suo pensiero, cioè la difesa dei più deboli? Si copre un vuoto etico-giuridico-politico con una lettura consumistico-individualistica dell’eguaglianza (sovranità del consumatore). 2° Come si fa a non rendersi conto che i mass media legati alla finanza dominante cercano di schiacciare e delegittimare la critica alla costruzione di una nuova antropologia-cultura umana (di cui il matrimonio omosessuale è solo la punta di un iceberg) riconducendola a una resistenza meramente “conservatrice”, magari “integralista cattolica”, chiudendo a una libera discussione sul nostro destino umano?
Gentile direttore, bisogna rompere questa cappa di conformismo e di ipocrisia. Anche se si possono fare errori e si può perdere, battersi è un dovere. Così come, in un contesto tragicamente più chiaro, fu doveroso ribellarsi a nazismo e fascismo. No al silenzio, no all’opportunismo.
 
Lino Giove e un gruppo di non credenti
La ringrazio, gentile signor Giove, per questo contributo suo e del suo gruppo di “non credenti” alla critica al progetto di legge sulle «unioni civili» tra persone dello stesso sesso inizialmente predisposto dalla senatrice Monica Cirinnà che Palazzo Madama il partito di maggioranza relativa, il Pd, ha deciso di portare in aula senza neanche completare l’iter in commissione. A partire da una visione diversa, ma grazie a una sensibilità umana che può appartenere davvero a tutti, lei, io e tanti altri arriviamo a dare voce a una stessa preoccupazione e a motivare un impegno convergente. Praticamente tutte le vostre annotazioni e le vostre domande, in diversa forma e in differenti momenti, sono state formulate in questi anni e, con particolare intensità negli ultimi mesi, anche sulle nostre pagine. A nostra volta – da credenti cattolici e da cittadini – non ci stanchiamo di ragionare e di batterci senza armi offensive, con l’arma del dialogo e con la convinzione che chi sceglie di stare dalla parte dei più deboli può anche fare – come anche lei dice – errori, ma non sbaglia. Sbaglia, invece, chi – da politico, da militante in movimenti e associazioni, da giornalista e intellettuale o da semplice cittadino – finge di non vedere, divaga, minimizza e persino mistifica. Se si fanno seriamente i conti con la realtà, gentile lettore, non è poi così difficile capire chi si sta facendo complice di nuovi sfruttamenti, conservando e aggravando vecchie ingiustizie, e chi al contrario pensa e lavora per un futuro nel quale la persona umana non venga più in alcuna maniera mercificata e commerciata. Il tremendo paradosso che oggi sperimentiamo è che bambini, donne e uomini vengono ridotti a cose, a “pezzi” e a “strumenti” in un grande, disumano e redditizio “mercato” che si sta strutturando dietro i solenni paraventi globali della non discriminazione, della libertà individuale e dell’assoluta autonomia della tecnoscienza. Tutti, credenti o non credenti, di ogni cultura e umana inclinazione, dobbiamo fare la nostra parte per resistere a questa grande menzogna. A cominciare dai gravi sbagli che, con l’attuale articolazione del cosiddetto ddl Cirinnà, anche l’Italia rischia di fare. Quegli sbagli sono più che evitabili, evitiamoli.
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