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Lettere al direttore
Il direttore risponde
Giornata memoria: ricordare
e non lasciar dimenticare
Marco Tarquinio
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 POESIE

 
La Shoah
storti, come riutilizzati chiodi, sono i vessati dal reticolato, che è un vigneto coi grappoli in agguato esposti al sole, piaga universale. e i mucchi di ciabatte oppure corpi li bruciano in arrosti scellerati e i denti d’oro sono un buon affare plasmati in souvenir dai gioiellieri. ora è un ricordo incluso nella specie, come dentro alla cistifellea il fiele, che è l’albero di eva, con le mele.  (Guido Oldani)

Auschwitz
«Muj shukho / Jakha kale / Wust shurde. / Kwite. / Jilo cindo / Bi dox / Bi lav / Nikht rovibe. / Faccia incavata / Occhi oscurati / Labbra fredde. / Silenzio. / Cuore strappato / Senza fiato / Senza parole / Nessun pianto». (Santino 'Alexian' Spinelli)

Gentile direttore,
nella Giornata della Memoria che si celebra oggi si può ricordare anche l’olocausto della popolazione rom e sinti. Durante il periodo nazifascista, anche se quasi nessuno ne parla, furono sterminate più di 500mila persone in tutta Europa. A Berlino, però, c’è un monumento memoriale dedicato a questa tragedia – il Porrajmos – si trova proprio dietro al palazzo del Parlamento incendiato per ordine di Hitler nel 1933, al centro della città, ed è stato inaugurato nel 2012 alla presenza di Angela Merkel e delle più alte autorità tedesche e internazionali. Su di esso è inciso il testo di una poesia di Santino Spinelli, "Alexian", che è intitolata semplicemente "Auschwitz", ed è tradotta in varie lingue. Le propongo di pubblicare l’originale in lingua rom e la traduzione in Italiano. Na bistren, per non dimenticare.
Daniela De Rentiis


Pubblico volentieri il suo breve e denso ricordo, cara e gentile signora De Rentiis. E le sono grato del "dono" che mi permette di unire in questa stessa pagina una poesia inedita di Guido Oldani, dedicata alla Shoah, lo sterminio di milioni di ebrei nei campi nazisti, e la lirica di Santino "Alexian" Spinelli, dedicata al  Porrajmos, letteralmente il «divoramento» di centinaia di migliaia di rom e sinti in quegli stessi lager. Si dice che i vincitori scrivono la storia, ed è spesso vero, almeno nel breve e medio periodo. Nella storia dell’umanità, però, ci sono sempre stati quelli che non vincono mai. È per questo che dobbiamo imparare una volta per tutte che alla verità ci si può avvicinare per diverse vie, ma che certamente maestra è quella che passa dal saper ascoltare sul serio le vittime. Le loro vite e le loro morti consegnano a tutti noi parole non vane. E confermano i cristiani nella fedeltà (che è appunto ascolto e si fa cammino) alla Vittima per eccellenza: Gesù Cristo, il Crocifisso e il Risorto. Tutto ciò che viene dimenticato rischia di ripetersi, la memoria consapevole, abitata dal senso di giustizia, dal dolore, dal pentimento e dal perdono, è invece argine a tutti i pregiudizi e a tutte le discriminazioni ed è antidoto efficace all’odio distruttivo e alle ambizioni di omologazione repulsiva di cui proprio i pregiudizi e le discriminazioni sono padri e madri. Oggi come ieri, il rischio è serio: contro ebrei, contro rom e sinti (cioè "gli zingari"), contro i diversi per fede e per cultura, contro i non-allineati al pensiero e all’economia dominante, contro i fisicamente "imperfetti". Ha ragione, cara amica: nessun divoramento di umanità e di verità dobbiamo dimenticare e lasciar dimenticare.
Marco Tarquinio
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