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Inps
La rivalutazione delle pensioni:
il criterio di calcolo per il 2013
​Quest’anno le pensioni si sono incrementate del 3%, ma non a tutti. L’aumento è l’effetto della consueta operazione di “perequazione automatica” (l’ex scala mobile) che, ogni anno, adegua le pensioni al costo della vita calcolato dall’Istat. Come accennato, però, l’aumento non c’è stato per tutti. Infatti, è stato negato ancora una volta alle pensioni d’importo superiore a 1.443 euro, per via della manovra cosiddetta Salva Italia di fine anno 2011 che ha previsto, per un biennio (cioè per il 2012/2013), la parziale esclusione dalla perequazione dei trattamenti pensionistici.

La perequazione automatica
Si chiama così il vecchio automatismo della scala mobile, in virtù del quale gli importi delle pensioni vengono adeguati all’aumento del costo della vita calcolato sulla base degli indici Istat; ciò al fine di salvaguardare (in qualche misura) il potere reale d’acquisto delle pensioni. L’automatismo prevede, prima di tutto, la fissazione del tasso di rivalutazione per mezzo di un decreto ministeriale. Quello provvisorio con riferimento all’anno 2013 è stato fissato in misura pari al 3%.

Il criterio di calcolo
Il tasso di rivalutazione non viene applicato nella stessa misura a “tutta” la pensione, ma con un particolare criterio:
• sulla quota di pensione il cui importo non è superiore a tre volte il trattamento minimo Inps in vigore immediatamente prima dell’aumento, si applica il tasso pieno (cioè al 100%);
• sulla quota di pensione il cui importo è superiore a tre volte ma non a cinque volte il trattamento minimo Inps in vigore immediatamente prima dell’aumento, si applica il tasso ridotto del 10% (cioè al 90%);
• sulla quota di pensioni il cui importo è superiore a cinque volte il trattamento minimo Inps in vigore immediatamente prima dell’aumento, si applica il tasso ridotto del 25% (cioè al 75%);
Ai titolari di più pensioni, la perequazione è applicata sull’importo complessivo (cioè sommando tutte le pensioni).

La perequazione per il 2013
Per il biennio 2012/2013 la manovra Monti ha stabilito che la rivalutazione, secondo il consueto meccanismo, è riconosciuta esclusivamente ai trattamenti pensionistici d’importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo Inps, nella misura del 100%. Praticamente, dunque, la rivalutazione si ferma al primo stadio del percorso visto in precedenza: restano fuori invece la quota di pensione superiore a tre volte ma non a cinque volte il trattamento minimo Inps (su cui si sarebbe dovuto applicare il tasso ridotto del 10%, cioè al 90%); nonché la quota di pensione il cui importo è superiore a cinque volte il trattamento minimo Inps (su cui si sarebbe dovuto applicare il tasso ridotto del 25%, cioè al 75%). Per l’anno 2013, poiché il trattamento minimo Inps dell’anno 2012 è pari a 481,00 euro e il tasso di perequazione (provvisorio) è del 3%, ne deriva la seguente perequazione:
• 3% (cioè al 100%) sulla quota di pensione non superiore 1.443,00 euro;
• nulla sulla quota di pensione superiore a 1.443,00 (salvo il “garantito”).

L’importo “garantito”
Sempre la manovra Monti ha previsto, poi, una sorta di “clausola di salvaguardia” per quelle pensioni che superano poco il limite per avere diritto alla perequazione. Ha stabilito, in particolare, che per le pensioni d’importo superiore a tre volte il trattamento minimo dell’Inps e inferiore a tale limite incrementato della quota di rivalutazione automatica, l’aumento di rivalutazione è comunque attribuito fino a concorrenza del predetto limite maggiorato. Ciò serve, evidentemente, a evitare che il pensionato che si trova appena al di sotto del limite di tre volte il trattamento minimo Inps ottenga un beneficio superiore del pensionato che supera di poco lo stesso limite. Tradotto in pratica, il correttivo funziona così: le pensioni d’importo compreso tra 1.443,00 euro (tre volte il trattamento minimo Inps) e 1.486,29 euro (tre volte il trattamento minimo Inps più la rivalutazione del 3%) ottengono una rivalutazione d’importo tale da garantire una pensione di 1.486,29 euro.

C’è un piccolo conguaglio per il 2012
Agli aumenti di perequazione per l’anno 2013, va aggiunto un altro piccolo aumento che deriva dal credito vantato dai pensionati con riferimento all’anno 2012. Infatti, all’inizio del 2012 i pensionati hanno ricevuto una perequazione provvisoria in misura dell’2,6%; l’indice di perequazione effettivo e definitivo registrato dall’Istat a fine anno 2011 è risultato poi del 2,7%. Dunque, a favore dei pensionati avanza uno 0,1% che viene riconosciuto in occasione del pagamento della prima rata di pensione di quest’anno. Complessivamente allora l’aumento di pensione che troveranno i pensionati da questo mese di gennaio 2013 è del 3,1%.
 
Assegno sociale e trattamento minimo
Con l’incremento del 3% (nonché del conguaglio dello 0,1 per cento) l’importo del trattamento minimo sale da 480,53 a 495,43 euro al mese. L’assegno sociale passa da 429,00 a 442,30 euro al mese, mentre la pensione sociale raggiunge gli euro 364,50 al mese.

Daniele Cirioli
© riproduzione riservata
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