09/09/2010
Morte in ospedale
Cara Madre, ho tanta paura degli ospedali che alle liquidazioni dell'anno scorso mi sono comprato tre bei pigiami: stanno lì, dentro un cassetto, nuovi, intatti, a compiere (finché ci riescono) l'esorcismo. Degli ospedali possiedo una lunga esperienza: tutta sulla pelle altrui. Però mi brucia come fosse mia; e un po' ne dipende la vigliaccheria cui accennavo. Farò un esempio: l'ultimo in ordine di tempo (era il 2005, sembra ieri).
Le ferie estive sbaraccano gli ospedali. Si è prodighi nelle dimissioni, tirchi nei ricoveri, si chiudono reparti, si concentrano i pazienti residui. Ma se dal Pronto soccorso mandano su un vecchio (74 anni) moribondo? Siamo appena fuori da Ferragosto e non c'è un buco dove metterlo. Finirà - aggiunto a fatica - in una stanza per quattro dove già patiscono, stipati, sei esseri umani. Offrendo loro lo spettacolo della sua non breve agonia e della sua morte: non c'è spazio per un paravento che possa ripararlo, il suo lettino (di fortuna?) è stretto fra altri due. E meno male che perde subito coscienza: il caldo diventa insopportabile, non funzionando - coerentemente - nemmeno i climatizzatori.
Capisco che è una storia banale: quasi ognuno ne ha dentro una simile e se la tiene. (Ma può succedere in un paese che si pretende civile e spreca tanto?).