I Giorni della Vitaa cura di Ferruccio Parazzoli

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31/03/2010

Tacito scrivere

Di «eccessiva serietà» parla Raimond Panikkar - oggi il più ascoltato tramite tra cristianesimo e buddhismo - di chi desidera decifrare il mistero della vita. Eppure, la ricerca metafisica, come, all'opposto, la sua negazione, è stata considerata per secoli la domanda più importante e irrinunciabile. Ma una risposta valida per tutti pare non sia mai arrivata e, pertanto, gli uomini continuano a brancolare alla ricerca di un senso da dare alla vita, perché senza risposta alla domanda ultima, la vita è invivibile. È a questo punto che sorge il dubbio che, se non c'è risposta, è perché la domanda è mal posta in quanto «l'uomo non può saltare al di là della propria ombra», oltre, cioè, la contingenza dello spazio e del tempo. Alla «vacuità» della domanda non può che conseguire una «vuota» risposta. Nella scelta del silenzio ci sembra di scoprire, non senza un gradevole stupore, un analogo comportamento del Buddha e di Cristo di fronte alle domande che nascono dalla limitatezza umana. Entrambi oppongono il silenzio come superamento di ogni risposta: il tacito scrivere di Gesù sulla sabbia, il silenzio di fronte a Pilato che gli chiede una umana giustificazione alle accuse che gli vengono mosse. «Gesù non rispose nulla, cosicché Pilato ne fu meravigliato». (Mc XV, 5)