19/03/2010
Oltre il dramma
La santità: condizione che, confessiamolo, ci mette un po' di timore. La santità ci appare, perché così ci viene proposta, come condizione eccezionale che solo alcuni, praticando le virtù attraverso un «esercizio eroico», possono raggiungere. Preferiamo ricorrere ai Santi come intercessori straordinari piuttosto che riconoscerli come gente comune che, come noi, ha attraversato i giorni della vita combattendo contro le nostre stesse difficoltà, difetti, passioni. Ma lo hanno fatto con un occhio in più. Quel «terzo occhio» capace di trapassare con il proprio sguardo l'illusorietà della catena di causa e di effetto che domina la vita quotidiana. La santità sembra poter perfino giustificare l'assurdità del mondo, quella Creazione che, come dice Ivan Karamazov, è il regno della sofferenza inutile. Non ci può essere alcuna beatitudine finale se in questo momento soffre il più piccolo degli esseri creati. Dostoevskij si affannerà invano a cercare una risposta alla negazione di Ivan e crederà di trovarla nell'espiazione, nel dolore liberamente accolto. Ma la santità non nasce necessariamente come risposta alla colpa. La santità è la capacità di uscire da quello sguardo che la colpa getta sul mondo riconoscendolo come assurdo. La santità scavalca il dramma della colpa e dell'espiazione.