24/03/2010
Distesa, lievemente
Lo so, molto tempo è passato da allora e i nostri occhi, i nostri animi hanno assistito e sopportato ben altro. Ma allora no, erano le prime vittime innocenti di un terrorismo cieco e spesso rimasto anonimo. Mi trovo ancora oggi a passare per la stessa strada di Milano, sullo stesso marciapiede dove la notte, dopo una serata «brillante», mi fermai con lo scrittore Franco Cordero a dibattere su irrisolvibili questioni mondano-teologiche. La mattina dopo, nello stesso punto del marciapiede, la bomba terroristica uccide una ragazza e ferisce decine di persone. Nella foto del giornale la ragazza è distesa, lievemente raggomitolata, le braccia sollevate, le ginocchia piegate, come dormisse nel suo letto. Fatebenefratelli è, per ironia, il nome di quella strada dove tante vite si sono incrociate in un istante assurdo, follemente estraneo a ciascuna di esse, piccole e concrete, e dove mi sembra ancora oggi di risentire i miei discorsi grandi e astratti mentre rivedo quei corpi colpiti nella loro quotidiana pazienza di vivere. Il depredato, spesso disprezzato uomo comune, svuotato nelle sue umili speranze e microscopiche certezze dalla vanità dei sapienti, paga con il proprio corpo la volontà di potenza dei violenti e dei potenti, di chi va contro la vita perché non riesce a gustarne il sapore.