I Giorni della Vitaa cura di Ferruccio Parazzoli

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27/03/2010

Calma e fonda

È domenica, Corpo del Signore. Nella piccola chiesa della terra ligure da dove non si vede già più il mare, né già più crescono gli olivi, il parroco, in piedi dietro il leggìo, commenta il Vangelo. La testa, che sembra un maglio, esce dai paramenti bianchi. «Che bella cosa!» dice, e spalanca due occhi azzurri nel testone rotondo e spelacchiato, allarga le braccia e ruota un po' il corpo robusto ma pesante. Non so, non ho capito che cosa lo entusiasmi. «Che bella cosa!» esclama come un bambino. Ho accanto a me, sulla panca, una vecchia di paese. Ho esitato a sedermi accanto a lei per quella specie di timore oscuro e di oscuro rispetto che mi dà la vicinanza corporale di queste vecchie donne di campagna. È una sensazione di disagio fisico, di una inadeguatezza a condividere, sia pure per pochi momenti, esistenze tanto diverse. La vecchia accanto a me, tutta vestita di nero, ha un odore acuto di terra selvatica, quello che sale dal vino non lavorato, quello che senti andando vagabondando d'estate per i campi aridi, o in autunno fra vigne e castagneti. È un odore che prima inquieta, come è inquietante la terra sotto il sole, poi dà un profondo senso di pace. È come il pensiero della morte che viene quando si ha più acuto il senso della vita, e si mescolano e diventano la stessa cosa calma e fonda. «Che bella cosa!».