14/03/2010
Adesso arrivi, Signore?
Una sera, al tramonto, bloccato nel traffico metropolitano, immaginai la preghiera dell'uomo della strada. Eccolo, è saltato sul tetto della sua auto, serrata tra le altre auto, e si rivolge a qualcuno di invisibile che avanza dal fondo della strada coperta di lamiere scottanti. Deve essere una figura gigantesca quella che sopraggiunge a grandi passi là dove il sole sta tramontando, perché l'uomo, nonostante stia ritto sul tetto della macchina, tiene lo sguardo rivolto verso l'alto: «Dove vai Signore?» grida l'uomo della strada, «Adesso arrivi? Non ti aspettavamo più. Credevamo che tu fossi rintanato a dormire da qualche parte o che, addirittura, tu fossi morto. Non puoi arrivare così, all'improvviso, in un giorno che non è neanche domenica. E poi sei veramente grosso, uno sfacelo. Vattene, fammi il favore, tornatene indietro, da ovunque tu sia venuto. Qui viviamo tranquilli, te lo assicuro, anche se a modo nostro: abbiamo imparato a godercela e a soffrire, a seconda di come tira il vento. Abbiamo imparato a vivere e a morire senza di te. Credi a me, lasciaci tornare a casa tranquilli: in fondo, lo vedi, siamo povera gente». Nessuno sa se quel giorno il Signore accolse la preghiera dell'uomo della strada.