I Giorni della Vitaa cura di Ferruccio Parazzoli

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13/03/2010

La pietra dentro

Gesù non conobbe il peccato. Questo, per noi, impastati di peccato, è uno stato di assoluto mistero. Non ne abbiamo alcuna esperienza, conosciamo troppo bene la pietra che ci portiamo dentro. Perciò, quando pensiamo a Gesù come a un uomo senza peccato non riusciamo in alcun modo a immaginare un simile stato e chiunque voglia descrivercelo naturalisticamente e fare di Gesù un pur sublime personaggio inventandogli una complessa psicologia, è solo un romanziere, un mentitore. È il mistero della divinità di Gesù. Se fosse stato solo uomo non avrebbe potuto essere così costante nella fedeltà assoluta, fino alla morte, alla propria missione o nell'essere - ancora più difficile per qualunque uomo - così costantemente simile a se stesso; non almeno con la continuità riferita dai Vangeli. Vengono momenti in cui un uomo, un qualunque uomo, vorrebbe perdutamente, con tutta la propria umana disperazione, essere ciò che non è mai stato: perfino un grande peccatore. Ma libero, splendidamente, rischiosamente libero. Poiché questa è la natura dell'uomo, questa è la nostra natura. Qui, anche secondo il precetto buddista, sta l'origine del dolore, la giustificazione dell'orrore per una disperata libertà.