Mungitori indiani, potatori macedoni, risicoltori cinesi. L’agricoltura cambia e vuole crescere, ma questa volta senza seguire la via della bassa manovalanza, del lavoro nero, del caporalato.
Lo sostiene Confagricoltura - l'Organizzazione delle imprese agricole italiane che da sola raccoglie oltre la metà delle terre coltivate del Bel Paese, nel corso del convegno “Il lavoro ‘vero’ in agricoltura”, in presenza del ministro Sacconi e dei rappresentanti delle sigle sindacali del Paese. “Ci stiamo avviando - dice il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni - verso un percorso di integrazione del tutto singolare anche rispetto ad altri comparti produttivi dove il lavoro nero è meno presente. Specie nel Nord Italia, nelle imprese più strutturate e organizzate, il sommerso cala e i lavoratori diventano indispensabili non solo per la loro disponibilità, ma anche grazie a una professionalità sempre più spiccata”.
La svolta sociale (e professionale) del percorso avviato nella nostra agricoltura sta proprio nel ribadire la propria identità produttiva - lasciata vacante dalle nuove generazioni - anche attraverso le mani laboriose e sempre più preziose di indiani, tunisini, albanesi.
Lo dimostrano - spiega Confagricoltura - centinaia di ‘casi scuola’ sugli ‘immigrati Dop’ nelle imprese agricole italiane e più ancora alcuni dati significativi.
Secondo l’Istat, infatti, la forbice tra gli stipendi riservati agli italiani rispetto agli extracomunitari in agricoltura si è ridotta sino a diventare di appena il 2 per cento, quasi 6 volte meno il settore del manifatturiero.
Crescono invece a vista d’occhio le imprese a conduzione extracomunitaria, che negli ultimi 5 anni sono aumentate del 26,3 per cento (fonte: Unioncamere), nonostante le statistiche non comprendano più i tanti lavoratori neocomunitari provenienti da Romania e Polonia. Quasi 7mila aziende agricole, per la maggioranza condotte da albanesi, tunisini, serbi e montenegrini, macedoni e marocchini, cui si affianca una quota sull’emerso che nel 2008 sfiora il 13 per cento del totale degli addetti in agricoltura (fonte: Inea). Sono in tutto 90mila i lavoratori dipendenti (di cui 17.000 a tempo indeterminato e 73.000 a tempo determinato), provenienti da Bangladesh, Marocco, India, Albania, Pakistan, Malawi, Tunisia, Sri Lanka. Il 42 per cento sono impiegati nella produzione delle colture arboree e nella raccolta della frutta, il 32 per cento nella raccolta di ortaggi e pomodori, il 13 nell’allevamento, i restanti nell’agriturismo e nella vendita dei prodotti.
Per il presidente di Confagricoltura: “Contro il lavoro sommerso in agricoltura -che in alcune aree del Paese rappresenta ancora una vera propria piaga sociale - possiamo fare molto. A partire da scelte bilaterali in merito a sgravi fiscali e semplificazione. In questo senso è importante la strada avviata con il sistema di pagamento attraverso i voucher, strumenti utilissimi sia per l’emersione del nero a tutela dei lavoratori, sia per le migliaia di imprese agricole in regola. Sugli oneri fiscali - conclude Vecchioni - in Italia l’agricoltura sopporta carichi pesantissimi, e a poco serve il rafforzamento degli ammortizzatori sociali. Servono misure preventive, come da poco approvate in Francia, con esoneri contributivi per rapporti di lavoro agricolo stagionale fino a 110 giornate annue. Che equivale a uno sgravio di costi pari a 220 milioni di euro”.
VOCE FONTE
OCCUPAZIONE
DIPENDENTI
GIORNATE ALL’ANNO DENUNCIATE
1.080.000
Oltre 100 MILIONI
DATI INPS (2008)
DIPENDENTI IMMIGRATI 2008 90MILA INPS 2008
IMPRESE A CONDUZIONE EXTRACOM
TOTALE + 26,3% ultimi 5 anni
6.986 Unioncamere – Infocamere 2009
OCCUPAZIONE E CRISI (1° TRIM. ‘09)
OPERAI A TEMPO DETERMINATO
OPERAI A TEMPO INDETERMINATO
-2%
-5% INPS 2009
SPESA AMMORTIZZATORI SOCIALI
% sul totale (1,5 miliardi di Euro) 8 milioni di Euro
(0,005% del totale) INPS 2009