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Crolla il mercato, Cina chiude le Borse in anticipo
 
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​Le quotazioni del petrolio ai minimi e le mosse della Banca centrale di Pechino fanno scivolare tutte le Borse asiatiche: a Shanghai e Shenzhen per la seconda volta sono scattati i 'circuit breakers' per limitare le perdite, con i due listini che hanno rimandato a domani gli scambi segnando un calo di giornata del 7,3% e di oltre l'8%. Tokyo ha perso il 2,3% finale, Hong Kong in chiusura cede il 2,7%, Sidney ha chiuso in calo del 2,2%. Molto negativi i futures sull'avvio delle Borse europee.


La nuova svalutazione della banca centrale cinese dello yuan (-0,5%) manda al tappeto i mercati azionari del paese che, dopo solo una mezz'ora di contrattazione questa notte, sono stati sospesi quando cedevano oltre il 7% e quindi chiusi per l'intera giornata. Una mossa che ha provocato le critiche di molti analisti e investitori secondo i quali le autorità di Pechino avrebbero perso il controllo della situazione.


Una moneta più debole, lo yuan è sceso dello 0,6% a 6,5925 mentre quello quotato a Hong Kong è leggermente risalito, può infatti aiutare le esportazioni ma fa crescere i rischi per le società indebitate in dollari e aumenta i timori che lo stato dell'economia del paese sia peggiore del previsto.

Ma anche il petrolio va sempre più giù. I prezzi del greggio continuano a collassare con le turbolenze sui mercati azionari cinesi e l'ulteriore svalutazione dello yuan effettuata dalla banca centrale cinese. I futures sul Wti con scadenza a febbraio hanno toccato il minimo dal 2004 e il petrolio è scambiato a 32,9 dollari al barile, in calo del 2,9% rispetto a ieri. Il Brent a Londra è vale 33,2 dollari al barile.

Anche il dollaro è in affanno e resta debole nei confronti delle principali controparti, dopo la pubblicazione dei numeri settimanali sui sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti, mentre prosegue l'ondata di avversione al rischio innescata stamane dalla svalutazione dello yuan da parte della banca centrale cinese.
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