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Economia
IL CASO
Hotel Waterloo, dove la tassa è pure doppia
Umberto Folena
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Accadde dunque che ieri mattina suor Sabrina Pollini, economa delle suore di sant’Anna, scoprì di essere un sordido evasore fiscale, una furbetta cattolica che evade l’Ici. Tutto ciò, va da sé, nelle fantasie contorte della cronaca romana della "Repubblica". L’impavida Giovanna Vitale, in un eccesso di entusiasmo, scriveva di «battaglia» e »sfida» di Pd e Sel ai privilegi della Chiesa. Titolone: «Dagli hotel ai centri sportivi. L’Ici sugli immobili vaticani vale oltre venticinque milioni». Bum.

E suor Sabrina? Ecco, nell’articolo, il punto incriminato, il veemente «tour in bicicletta su "alcuni degli oltre trecento immobili ad uso commerciale per cui la Chiesa non paga l’Ici", racconta Gianfranco Mascia. Prima tappa, l’Hotel Ponte Sisto (...). Ma nell’elenco c’è anche l’Albergo Giusti». Proprio lui, l’hotel delle suore di sant’Anna. Un resort prestigioso ed esclusivo, come nell’immaginario sono ormai gli «albergoni» cattolici romani? Non esattamente. L’Hotel Giusti è un sobrio ma accogliente "una stella" nei pressi di piazza Vittorio. Ma il dettaglio decisivo è che l’Ici la paga. La paga tutta. Anzi no, più di tutta. Perché l’Hotel Giusti è l’ironico paradosso della ingiuriosa campagna cattofobica, l’autogol perfetto dei crociati alla rovescia.

L’edificio delle suore ha cinque piani. L’hotel ne occupa tre. Gli altri due sono adibiti a convento e a cappella, e vi abita la comunità religiosa. Secondo le norme, le suore pagano l’Ici sull’edificio intero. La leggenda della cappella che conferisce immunità a colossali albergoni viene sbugiardata: non soltanto l’hotel paga, ma paga anche per il convento, e pure per la cappella.

La cappella, sì, pure lei paga l’Ici. Eppure suor Sabrina viene tacciata pubblicamente di essere un’evasore che affama la nazione, esposta al ludibrio generale. Tutta la documentazione è depositata presso lo studio legale dell’avvocato Massimo Merlini, che segue un centinaio di istituti religiosi: «Pagano tutti il dovuto, posso garantirlo. Pagano se l’edificio ha caratteristiche di commerciabilità. Se svolge attività di accoglienza sottocosto, allora no». E le suore di sant’Anna, che pagano pure per la cappella? L’avvocato allarga le braccia: «Diciamo che sono state... "fregate" dalla norma». Altro che privilegi.

L’impavido Mascia, ieri, lanciava dal quotidiano del gruppo di Carlo De Benedetti una sciagurata sfida: «Se ci stiamo sbagliando e la Chiesa non ha nulla da nascondere, ci faccia vedere le dichiarazioni Ici». Chissà quale indagine avrà svolto, e con quanta accuratezza, prima di sparare addosso alle suore. Anzi no. La prassi è quella di ogni tribunale rivoluzionario: io ti accuso perché ce l’ho con te, e non tocca a me provare le accuse, ma a te tirar fuori prove a tua discolpa.

Una rettifica da parte del quotidiano romano? Le scuse di Gianfranco Mascia, ovviamente dopo la visita di controllo presso l’avvocato Merlini (sempre che non pretenda che sia l’avvocato a recapitargli le ricevute)? Sarebbe la prima volta in assoluto. Una svolta storica. E suor Sabrina diventerebbe il simbolo della meschineria sbugiardata. Perché questi sparano nel mucchio, raccolgono l’applauso dei tifosi e se la ridono. Che l’Hotel Giusti, con la sua stella solitaria, sia la loro Waterloo.
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