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Nuove regole
Banche, il salvataggio lo pagano i privati
Massimo Iondini
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Formalmente da ieri, praticamente da dopodomani. È arrivato il bail in, il nuovo spauracchio degli azionisti delle banche. Saranno loro d’ora in poi a pagare in primis di tasca propria il salvataggio degli istituti di credito in difficoltà, così come previsto dalle nuove norme europee entrate in vigore il 1° gennaio. Questione quanto mai d’attualità in questi giorni nel nostro Paese, portata a galla dalla vicenda delle quattro banche fallite. Letteralmente 'salvataggio interno', il bail in impone di gestire le crisi bancarie utilizzando risorse private evitando così che il costo dei salvataggi gravi sui contribuenti e sul deficit. Lo Stato insomma non potrà più intervenire direttamente nei fallimenti delle banche. Pertanto, come per tutte le imprese private, in caso di crisi o di fallimento saranno i 'proprietari' della banca, ovvero gli azionisti, i primi a pagare. 

Ma chi e cosa sarà chiamato in causa con il sistema del bail in? Le nuove regole, previste dalla direttiva Brrd (acronimo che sta per Bank Recovery and Resolution Directive), prevedono intanto misure preventive della eventuale crisi (a partire da una maggiore oculatezza e prudenza nella strategia d’investimento in titoli 'a rischio'), poi uno stringente meccanismo di gestione della crisi e come soluzione estrema la risoluzione della banca, sotto il controllo delle Autorità di Risoluzione ovvero Bce e Banca d’Italia. A pagare per primi in caso di fallimento della banca saranno d’ora in poi i proprietari della banca ovvero gli azionisti, con l’azzeramento del valore dei propri titoli azionari. Quindi verranno colpiti i titolari di azioni di risparmio e di obbligazioni convertibili in azioni emesse dalla banca in crisi. Poi sarà la volta dei 'titoli subordinati senza garanzia' (le cosiddette obbligazioni junior, salite agli onori del- la cronaca con il crac delle famose quattro banche) e dei 'crediti non garantiti' come per esempio le obbligazioni bancarie che – spiegano dall’Abi – pur non essendo né subordinate né strutturate (come le junior) non sono però garantite.

Gli ultimi ad essere aggrediti sono i conti correnti superiori ai 100mila euro delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese (per la parte eccedente 100mila euro). Fino a quella cifra i depositi sono infatti garantiti dal Fondo di garanzia dei depositi, ma la la cifra sale a 200mila euro se il conto è cointestato, perché la garanzia non riguarda il conto in sé, ma è stabilita per ogni singolo depositante. Addio dunque alla quasi assoluta intoccabilità di banche e banchieri, a quella stagione dei troppi falchi che, avvezzi ad avventurarsi in rischiosi investimenti, la facevano franca privatizzando gli utili e socializzando le perdite di istituti troppo grandi per fallire (too big to fail). Con il bail in, quell’epoca pare finita. Ma le ferite di molti piccoli risparmiatori continuano a bruciare e a chiedere giustizia.
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