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Africa, un treno per collegare 5 grandi Paesi
MATTEO FRASCHINI KOFFI
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LOMÉ ( TOGO) «Sappiamo bene come sfruttare le rotaie, ma non ne abbiamo mai costruite». Vincent Bolloré, magnate francese onnipresente nel settore dei trasporti in Africa, si è lanciato verso una nuova, grande sfida. L’investimento iniziale è di oltre 2,5 miliardi di euro. Il progetto è collegare attraverso una rete ferroviaria cinque Paesi dell’Africa occidentale: Costa d’Avorio, Burkina Faso, Niger, Benin e Togo. «L’Africa è all’inizio del suo sviluppo» spiega Bolloré. «Il tutto sta andando molto più velocemente rispetto a quello che pensano gli esperti. Per me è chiaro che il continente africano diventerà ciò che è già la Cina, ma in modo più grande e meno enigmatico». Il percorso ferroviario sarà lungo oltre tremila chilometri. In gioco ci sono le enormi risorse minerarie africane di cui tutto il mondo è ghiotto. Dall’uranio del Niger, all’oro del Burkina Faso, al ferro della Costa d’Avorio e molto altro. Ricchezze che, nel futuro prossimo, dovranno essere in grado di viaggiare più velocemente e in maniera più sicura verso i porti di Lomé ( Togo), Cotonou (Benin) e Abidjan o San Pedro (Costa d’Avorio). «Al momento ci lavorano quotidianamente circa mille persone in differenti cantieri – spiega il giornale Forbes Afrique –. Sono state messe delle nuove rotaie in Niger, rinnovate le stazioni ferroviarie in Benin, e presi accordi per collegare la capitale togolese, Lomé, con Cotonou». Ma investire in Africa è tutt’altro che facile. Per esempio, il 60% della linea Niger-Benin è gestito dalla società Benirail, ma si fatica a trovare investitori per il restante 40%. Una simile situazione la si può riscontrare in un altro mastodontico progetto: l’East African Railway Master Plan. Il principio è quello di rinnovare le linee ferroviarie già esistenti in Tanzania, Kenya e Uganda, per poi estenderle fino a Ruanda, Burundi, Etiopia e Sud Sudan. A questo si dovrebbero aggiungere due territori molto strategici del Corno d’Africa: Gibuti e il separatista Somaliland. Pubblicamente hanno dichiarato il loro coinvolgimento alcune delle maggiori potenze economiche: dalla canadese Cpcs Transcom Ltd alla cinese Chec Ltd., dall’indiana Exim Bank alla solita francese Bolloré. I lavori sono già iniziati in varie direzioni. «Costruiremo una rete ferroviaria di 14,2 miliardi di dollari – ha detto Samuel Sitta, ministro dei Trasporti in Tanzania –. Questo sarà il più grande progetto del governo dalla conquista dell’indipendenza». L’idea è quella di collegare Kigali e Bujumbura, rispettivamente le capitali di Ruanda e Burundi, con la capitale commerciale Dar es Salam, e altre regioni settentrionali e meridionali della Tanzania. Ma sul continente africano è in corso anche la costruzione di reti ferroviarie su aree relativamente più ridotte. Come la regione tra Angola, Zambia e Zimbabwe. «La più importante risorsa di commercio tra frontiere sarà il rinnovamento della linea Benguela – afferma la rivista African Business –. Dall’era coloniale in poi questa linea serviva a trasportare le risorse minerarie della Repubblica democratica del Congo e dello Zambia. Ma con la guerra civile i commercianti hanno iniziato a usare i porti di Durban e Dar es Salam». Ora le autorità angolane si stanno invece impegnando a rilanciare il commercio di prodotti agricoli e minerari sul loro territorio. © RIPRODUZIONE RISERVATA L’INCHIESTA/3 Continua la serie di approfondimenti economici sul continente africano iniziata in occasione della visita di papa Francesco: personaggi emergenti, storie di successo, problemi di uno sviluppo disordinato, gap da colmare, colonizzazione cinese, partnership italiane nell’area Mediterranea e sub-sahariana, iniziative di sviluppo sostenibile, energia, infrastrutture da potenziare.
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