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La bimba di Pitt e Jolie vuole essere maschio
Ma a otto anni il genere è gioco
Alberto Pellai
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​Una bambina di otto anni ha il diritto di giocare a tutto quello che vuole. Può vestirsi da maschio e da femmina. Può mettersi il rossetto e le scarpe col tacco. O anche la giacca e la cravatta di papà. Ma è fondamentale che tutto questo sia fatto con lo stile del gioco, del "facciamo finta che". La figlia di Brad Pitt e Angelina Jolie di cui ieri hanno parlato tutti i media del mondo, sembra invece che voglia fare le cose non per gioco, ma sul serio.

Si veste da uomo e afferma che lei vuole diventare grande vivendo da maschio e non da femmina. Sembra anche che i genitori siano d’accordo e non utilizzino nemmeno un po’ di pensiero critico, oltre che di sano buon senso genitoriale, per proporre alla propria bambina di poter essere, almeno in questa fase della propria vita, "una, nessuna e centomila" giusto per citare Pirandello. Insomma le hanno dato il permesso totale di poter vivere, alla sua giovane età, da maschio pur essendo dotata di un corpo da femmina.

Forse siamo al limite del paradosso. Forse dovremmo riflettere sul fatto che non si può usare un bambino per trasformarlo in una bandiera a sostegno di questa o quella ideologia. I bambini sono bambini: come tali vanno cresciuti, protetti e sostenuti. C’è un periodo della vita in cui si deve giocare: è l’infanzia. Stabilizzare l’identità è un compito dell’adultità e può avvenire solo dopo aver attraversato l’adolescenza, la fase del ciclo di vita in cui le grandi questioni della vita, compresa quella dell’orientamento sessuale, devono essere affrontate non in modo ideologico, ma all’interno di un percorso di ricerca e di lavoro su se stessi. Vale per gli eterosessuali così come per gli omosessuali

In questo momento si fa un grande parlare di teoria del gender. Ma credo che si sia generato più di un equivoco intorno a questo tema. I nostri figli hanno davvero bisogno di crescere con una buona educazione che li aiuti a vincere gli stereotipi di genere. Ma questo significa prima di tutto aiutare i nostri figli maschi a non crescere con il falso mito dell’uomo macho che non deve chiedere mai e che non può piangere per non essere considerato "debole come una femmina".

Anche le nostre figlie hanno bisogno di un’educazione all’identità di genere, perché altrimenti, in questo mondo dominato dal mercato, rischiano di giocarsi la costruzione della loro identità solo sul bisogno di apparire sexy e seducenti di essere considerate un corpo e non un essere umano. Così ha affermato anche l’associazione degli psicologi Americani nel proprio report contro la sessualizzazione precoce delle bambine e delle ragazze.

Sono queste le educazioni di genere di cui i nostri figli non possono proprio fare a meno. E di cui sempre più, noi adulti, ci dimentichiamo, confusi da celebrità "glamour e globali" che forse nemmeno hanno considerato che la vera libertà per una bambina di otto anni non è quella di seguire quello che forse è il semplice bisogno narcisistico di apparire differente da tutti gli altri. Qualcosa che i nostri nonni avrebbero chiamato capriccio. E avrebbero trattato come tale.  Ben lontani dall’affermare che si trattasse di un diritto inalienabile. Perché – figli di star oppure figli di gente normale come tutti noi – i nostri bambini a otto anni hanno solo il diritto di essere bambini. E hanno anche il diritto di avere al proprio fianco adulti intelligenti e competenti che ben sanno che a otto anni è meglio non "cristallizzare" per sempre l’identità di un bambino. Tanto meno un’identità di genere differente da quella che si è ricevuta in dono al momento della nascita.
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