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Taleb: «La fragilità? Si vince con lo stress»
Elena Molinari
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​Che cosa hanno in comune l’informazione, l’evoluzione, la reputazione di uno scrittore, l’amore ed, entro certi limiti, il corpo umano? Sono tutti "antifragili". Non solo sono robusti, capaci di resistere ai colpi del destino, ma hanno la qualità di assorbirli e di diventare di conseguenza più forti, rinascendo dalle proprie ceneri come la Fenice o producendo due teste al posto di una come Idra. Di riferimenti mitologici, ma anche storici, economici e medici – come di opinioni personali – abbonda Antifragile, il nuovo libro di Nassim Taleb, autore del best seller Cigno nero, di cui è la logica continuazione. Se Cigno nero illustrava la futilità, insita nella natura umana, di voler prevedere eventi eccezionali e rivoluzionari – come un attacco terroristico, una Guerra mondiale, una Depressione o l’avvento di Internet – oppure di illudersi che non si verificheranno, Antifragile (che uscirà in Italia fra qualche mese edito da Il Saggiatore) spiega come difendersene. O meglio, come volgerli a nostro favore. La soluzione proposta dal libro non è costruire metodi sempre più complessi di previsione del rischio (anche se Taleb insegna proprio Ingegneria del rischio al Politecnico dell’Università di New York), bensì creare sistemi, o uno stile di vita, che si nutrano di caos e di volatilità. Il nuovo volume dell’ex operatore di Borsa libanese, diventato docente universitario americano, filosofo e guru globale, non rivela un iter preciso per chi voglia conquistare la desiderabile condizione dell’antifragilità, ma ne illustra molteplici esempi, e il loro contrario, con abbondanza di particolari. Non è difficile capire perché Taleb consideri estremamente fragile la vita di un manager di banca di medio livello, con un enorme mutuo legato al suo impiego. »Se tale bancario desse un pugno in faccia a qualcuno in un bar, perderebbe il posto, il mutuo, l’intera struttura della sua esistenza», scrive. Un incidente simile avrebbe effetti diversi su un autore come lui, aggiunge, per il quale la pubblicità, anche negativa, non può che essere vantaggiosa.

La ristorazione, oltre alla scrittura, è un altro settore in cui la «distruzione creativa» rinnova. Ma è forse la selezione della specie l’esempio più chiaro di antifragilità citato nelle 500 pagine del volume: la morte di individui non adatti alla sopravvivenza permette a una specie di adattarsi e di migliorare. Su scala più ridotta, anche il corpo è antifragile: senza stress si indebolisce. Taleb distingue, però, fra stress benefici, episodi isolati che danno tempo all’organismo di riprendersi, come il sollevamento pesi o una corsa, e quelli prolungati, come un capufficio insopportabile, che logorano l’organismo.

Il sottinteso del cinquantatreenne Taleb è chiaro: cercare di proteggere troppo noi stessi o il nostro mondo dalle incertezze ci fa male. E l’elenco degli zeloti colpevoli di "fragilizzare" il mondo con il loro interventismo è lungo. Comprende genitori apprensivi, economisti keynesiani, l’amministrazione Obama che ha lanciato salvataggi pubblici delle banche, l’ex governatore della Federal Reserve Alan Greenspan che ha soppresso le naturali fluttuazioni dell’economia offrendo denaro a interessi bassi. Ma anche medici troppo aggressivi o accademici troppo innamorati delle loro teorie. Tabel, che in Cigno nero, nel 2007, ha predetto il quasi collasso della finanza mondiale, non ama neanche la globalizzazione e le reti economiche complesse ed interconnesse, perché sono esposte agli effetti a catena dell’interruzione di uno dei loro ingranaggi.

Il libro è un elogio dell’empirismo, dell’apprendimento per approssimazioni successive, e ha spinto non pochi commentatori negli Stati Uniti, dove Antifragile e’ stato pubblicato a novembre da Random House, a far notare che il volume stesso è l’illustrazione di una teoria, applicata, con alcune generalizzazioni, ad ogni settore della conoscenza umana.
Le idee e gli aneddoti che il libro contiene sono però memorabili, a differenza di molti trattati accademici. Taleb invita, sfida i suoi lettori a vedere gli errori che commettono come fonti preziose di informazioni che rimarrebbero celate se tutto andasse sempre "bene". E apre i loro occhi sul fatto che gli eventi stressanti e inattesi ci spingono a usare fino in fondo le nostre risorse e a trovare soluzioni innovative. Secondo Taleb, infatti, l’incertezza e il caos sono i genitori dell’invenzione. Antifragile cita una serie di comportamenti «che guadagnano dal disordine», come recita il suo sottotitolo. Tenere il 90 per cento dei propri risparmi in banca e investirne il 10% nelle azioni più rischiose, ad esempio. Leggere e studiare in modo multidisciplinare e non specializzato (ma non giornali, che Taleb disprezza). E non soccombere alla «mania del nuovo» inseguendo le mode, le tecnologie, le idee più recenti, lasciando invece che sia il tempo a decidere quali hanno le qualità per imporsi sulle altre. Naturalmente, non può essere sfuggito all’autore che il suo parametro di selezione vale anche per i libri. È solo un’altra provocazione del vulcanico Taleb.
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