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STORIA
Il cardinale che non piaceva ai nazisti
Costituiscono una fonte eccezionale. Quella di un uomo di Chiesa che visse fra il 1911 e il 1952, l’ultimo anno dell’Impero e i primi della Repubblica Federale Tedesca, passando per Weimar e la Germania nazionalsocialista prima e dopo il Concordato. Sono i diari di Michael von Faulhaber, alla guida della diocesi di Monaco e Frisinga tra il 1933 e il 1945: note redatte su piccoli taccuini dalla copertina nera che potevano stare sotto la tonaca e relative a qualcosa come oltre cinquantamile visite e conversazioni.

Pagine delle quali, l’altro ieri a Monaco, è stata annunciata la pubblicazione. Custoditi in segreto sino al 2010 dall’ ex compagno di studi di Joseph Ratzinger nonché  ultimo segretario di Faulhaber, Johannes Waxenberger (che aveva deciso di farli conoscere solo dopo la sua morte), acquisiti nell’aprile 2012, i diari sono ora nell’Archivio arcivescovile di Monaco. Quando usciranno non è ancora possibile saperlo, ma – parola dell’arcivescovo di Monaco, cardinale Reinhard Marx – saranno accessibili: «Niente di quello che gli archivi possono portare alla luce – ha dichiarato in conferenza stampa – può danneggiare la Chiesa più del sospetto che questa voglia nascondere o coprire qualcosa».

Le note, generalmente brevi, ma accompagnate da appunti supplementari per argomenti importanti, si distinguono – è stato detto – per la loro attenzione ai dettagli e un alto tasso di riflessioni. Attualmente sono studiate dalle Università di Monaco e Berlino e la loro edizione critica – anche online – fa parte di un progetto di ricerca, finanziato dalla German Research Foundation e dalla Frtitz Thyssen Foundation, che dovrà completarne la trascrizione e corredarla di apparati. Un lavoro bisognoso di tempo perché – ha ricordato l’altro ieri Andreas Wirsching, dell’Istituto di Storia Contemporanea di Monaco – «Faulhaber scriveva soprattutto nell’allora diffusissima stenografia Gabelsberger, che pochissimi oggi sanno decifrare».

In ogni caso sia Wirsching che lo storico di Munster Hubert Wolf, impegnati nel progetto, sono convinti che a lavoro ultimato gli studiosi avranno a disposizione una «fonte unica» sui rapporti fra la Chiesa e il Terzo Reich. Faulhaber, del resto, uomo di fiducia di Pio XI e di Eugenio Pacelli poi Pio XII, in rapporto con Hitler, Roosevelt, Adenauer..., resta ancora oggi una figura non senza alcune contraddizioni, almeno in apparenza, Ad esempio, se alla Conferenza episcopale bavarese, da lui presieduta, Faulhaber, il 10 febbraio 1931 aveva messo in guardia dai pericoli del nazionalsocialismo inconciliabilie con il cristianesimo, eccolo alla vigilia della tornata elettorale del marzo 1933 sostenere Hitler quando aveva rinnovato le sue garanzie nei confronti dei protestanti e dei cattolici (del resto se nel 1932 la Conferenza episcopale di Fulda aveva proibito ai cattolici l’appartenenza al partito nazista, il 28 di marzo 1933 la stessa aveva tolto il veto).

Così, se resta memorabile la predicazione di Faulhaber contro Hitler nell’Avvento del ’33 (i sermoni furono tradotti in Italia l’anno dopo dalla Morcelliana), se è documentata la sua paternità circa la prima bozza dell’enciclica di condanna del nazismo apparsa nel ’37 Mit brennender Sorge (nella sua versione  iniziava con le parole «Mit grosser Sorge» («Con grande ansietà»), se alla fine del ’38 dopo la Notte dei cristalli per le sue posizioni i nazisti lo definirono il «cardinale ebreo» e gruppi di Ss e della Hitler-Jugend lanciarono pietre contro il suo arcivescovado, fu sempre lui a  firmare diverse missive con la frase «Che Dio conservi il Cancelliere del Reich al nostro popolo» o a inviare a Hitler dopo l’attentato fallito del ’39, un telegramma per lo scampato pericolo «per opera della divina Provvidenza». Quanto basta perché autori come Günter Lewy lo annoverino fra i prelati più ossequiosi al nazismo.

Eppure è proprio a Faulhaber, definito nei rapporti segreti di Himmler come «il capo spirituale della resistenza cattolica allo Stato nazionalsocialista» che vanno, nel ’49, i ringraziamenti pubblici dell’Unione delle comunità ebraiche bavaresi da lui difese. Alla pubblicazione dei diari toccherà sciogliere gli ultimi nodi forse più che sulla sua persona su fatti e interlocutori dentro gli anni drammatici di cui – ha detto Wirsching – «Faulhaber fu attento osservatore».

Marco Roncalli
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