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E Hitler ordinò: «Arrestate Pio XII»
Marco Roncalli
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«Una grande stufa di metallo, nella cucina al terzo piano del Palazzo Apostolico, in Vaticano, nell’agosto del 1942. Accanto, papa Pio XII, alto e diafano: in mano tiene due grandi fogli di carta, scritti con la sua grafia precisa e minuta. Li sta gettando uno ad uno nel fuoco....». Comincia con questa descrizione – seguendo una testimonianza di suor Pascalina Lehnert, secondo la quale nei fogli bruciati vi era una protesta di Pio XII contro la persecuzione degli ebrei in Olanda, destinata all’Osservatore Romano, poi data alle fiamme per le rappresaglie naziste seguite alla contestazione dei vescovi olandesi – il libro di Mario Dal BelloLa congiura di Hitler. Pagine di grande capacità narrativa, a ricostruire una vicenda alla quale mancano ancora diversi tasselli: come lo stesso autore riconosce.
 
 
La vicenda è quella del piano hitleriano per invadere il Vaticano e deportare Pio XII. Così Dal Bello accompagna il lettore dentro alcuni quadri drammatici della Seconda guerra mondiale, arrivando alla congiura antipapale quando entra in scena un nazista di ferro come Karl Wolff, che si sente dire da Hitler: «A Roma c’è il Vaticano e c’è il Papa. Non devono cadere nelle mani degli Alleati o subire la loro influenza. Sarebbe un grave danno per la Germania». Da qui il progetto di farlo trasferire in Slesia o in Liechtenstein. Principale fonte del racconto, la dichiarazione di Wolff, il 9 aprile 1974, al tribunale arcivescovile di Monaco di Baviera, per il processo di beatificazione di Pio XII, che data al 13 settembre 1943 – pochi giorni dopo l’armistizio – l’ordine di Hitler di rapire il Papa, pronto a reagire – continua Dal Bello – firmando la sua abdicazione e commentando: «Se i nazisti vengono qui, si troveranno tra le mani non il Papa, ma il cardinale Pacelli. Così salviamo la libertà della Chiesa».
 
 
Non pochi storici negano l’attendibilità di questa versione. Ma se Giorgio Angelozzi Gariboldi, riportando ad esempio una lettera indirizzatagli il 6 giugno 1983 da Eugen Dollmann, cita queste parole del fiduciario di Himmler in Italia: «Non ho mai creduto a questo piano» – aggiungendo però: «Wolff ha sempre sostenuto la tesi che almeno Himmler aveva l’intenzione, in certe circostanze, di sequestrare il Papa e di trasportarlo in Germania come ostaggio, insieme con le personalità più importanti del Vaticano» –, ecco che un biografo di Pio XII come Andrea Tornielli scrive: «In una lettera riservatissima inviata nel settembre 1944 dal federale fascista di Como Paolo Porta al federale fascista di Milano, Vincenzo Costa, si accenna al piano che poi i tedeschi non furono in grado di attuare».
 
Il piano, secondo Porta, era stato passato al comando di via Tasso per l’attuazione. E non vanno dimenticate le note di Ernest von Weizsäcker, all’epoca ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, che paiono avallare il piano; e quelle di Domenico Tardini, che già nel maggio 1941 annotava «voci allarmistiche, secondo le quali la Germania avrebbe preteso dall’Italia che il Papa venisse o allontanato da Roma e dall’Europa ovvero venisse isolato nella Città del Vaticano».
 
 
Infine dalla capitale in festa all’arrivo degli americani – con Pio XII affacciato alla Loggia centrale che afferma «La salvezza di Roma non è venuta combattendo, ma con una transizione pacifica» – come nella sequenza di un film le immagini si dissolvono nel bunker di Hitler, dove l’autore mette in scena la sua fine. «Decide: veleno e pistola – per lui ed Eva – così la morte sarà certa e rapida».
 
Mario Dal Bello
La congiura di Hitler
Città Nuova. Pagine 160. Euro 12,00
 
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