giovedì 20 novembre 2014
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«Non lasciare che la realtà interferisca con un buon articolo». A citare, in modo ironico nel suo ultimo scritto sul quotidiano Pagina 12, il vecchio detto giornalistico è il reporter Horacio Verbitsky. Un nome noto in Argentina e all’estero per le inchieste sui “desaparecidos”, l’ultima dittatura militare e i suoi lati oscuri. Fra questi, uno dei più gettonati filoni di ricerca di Verbitsky negli ultimi anni è stata la presunta complicità con i generali della Chiesa locale e di un suo esponente in particolare, l’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio. Tanto che, il giorno dell’elezione di quest’ultimo al Soglio Pontificio, l’ormai storico 13 marzo 2013, i media di mezzo mondo si sono sbizzarriti a raccontare il “passato imbarazzante” dell’ancora semi-sconosciuto papa Francesco. La fonte “imprescindibile” e “inoppugnabile” di questo fiume di inchiostro era Verbitsky, i suoi libri e, soprattutto, tre articoli, pubblicati su Pagina 12  nel 2010: “El pasado me condena” (Il passato mi condanna), “No sabe, no contesta” (Non sa, non risponde), “El almirante y el cardenal” (L’ammiraglio e il cardinale). Da qualche giorno, tali testi non sono più reperibili sul web. Il quotidiano argentino ha chiesto a Google di rimuoverli dal motore di ricerca. Perché? Che qualcosa sia cambiato nella percezione mediatica di papa Francesco è indubbio. Se, all’indomani dell’elezione, la connivenza di Bergoglio con la feroce repressione dei militari era data per assodata, ora non è facile trovare un opinionista disposto a sostenere una simile teoria in pubblico. L’ultima sconfessione di Verbitsky è arrivata, due settimane fa, dalla leader delle Nonne di Plaza de Mayo, Estela Carlotto, in visita al Pontefice assieme al nipote ritrovato Guido-Ignacio. «Come cristiana credo che se si sbaglia di deve riconoscerlo e chiedere scusa. In questo caso non domando perdono: sono stata male informata da settori che ritenevo seri; poi altri hanno rivelato la verità e ho potuto cambiare idea», ha detto la Carlotto. Certo, il carisma profetico di Francesco ha contribuito a smontare la sofisticata impalcatura costruita da Verbitsky. All’origine del cambio d’opinione generale vi è, però, anche stavolta, un lavoro giornalistico. Una ricerca minuziosa, caparbia, coraggiosa condotta, subito dopo il 13 marzo 2013, dal collega Nello Scavo. Che ha analizzato con obiettiva serenità le informazioni fornite da Verbitsky. Invece di prenderle per buone, però, Scavo ha voluto andare a fondo, fino a scoprire che ruolo avesse avuto realmente l’allora provinciale dei gesuiti in uno dei momenti più critici della recente storia argentina. I risultati – ampiamente pubblicati sulle pagine di Avvenire  e basati sulle testimonianze dei protagonisti – hanno rivelato una verità opposta a quella sbandierata da Verbitsky. L’attuale Francesco non solo non ha mai collaborato con i militari golpisti ma, mettendo a rischio la propria vita, ha sottratto ai “voli della morte” decine e decine di persone nel mirino dei generali. Fino a creare un vero e proprio “sistema di soccorso” congegnato in modo che il ruolo del suo ideatore restasse ignoto, spesso, agli stessi salvati. Per ragioni di sicurezza, certo. Ma anche di quella riservatezza tanto cara a Bergoglio. Nemmeno la valanga di dolorose accuse scagliatagli contro da Verbitsky interruppe il silenzio dell’allora cardinale. Dalle ricerche di Scavo sono poi arrivati i saggi La lista di Beroglio (Emi 2013) e I sommersi e i salvati di Bergoglio (Piemme 2014). In quest’ultimo, l’autore racconta il proprio incontro-confronto con Verbitsky la scorsa primavera. «Non ho mai scritto né pensato che Bergoglio sia stato volontariamente complice della dittatura», gli avrebbe detto il giornalista argentino in quell’occasione. La rimozione degli articoli è la conferma di un passo indietro di Verbitsky? O una scelta degli editori di Pagina 12 su pressione del governo Kirchner con cui ora Francesco ha rapporti cordiali, come ipotizzato da vari media argentini? La risposta è destinata a restare sospesa. Verbitsky, due giorni fa sullo stesso quotidiano, ha dato la sua versione: è stato lui a togliere gli articoli dal web affinché altri giornalisti non gli «rubassero» il lavoro. Su Bergoglio – aggiunge – non ho «mai dovuto rettificare» alcun dato. In chiusura, però, ammette: «Le opinioni [non i fatti come aveva sostenuto finora, ndr] sono personali e le mie non sono cambiate». Come non ricordare la massima – citata poche righe dopo – «non lasciare che la realtà interferisca con un buon articolo».
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