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Buona scuola buona didattica
Enrico Lenzi
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Come appassionare lo studente alle materie scientifiche? Come rendere lo studio della matematica avvincente? Ma anche come potenziare l’insegnamento della lingua italiana perché diventi lo strumento per comprendere in modo semplice concetti spesso complicati? Domande che in questo anno di discussione sulla scuola sono rimaste al margine (se non addirittura assenti) del dibattito che ha coinvolto l’intero Paese. Eppure attraverso le risposte a queste domande «passa la capacità di una Nazione a formare un cittadino aggiornato e consapevole». Ne è convinta l’Accademia dei Lincei, che da un anno ha dato vita al proprio interno a una commissione, coordinata da Francesco Clementi, per elaborare strategie, suggerimenti e progetti, «da suggerire ai colleghi insegnanti impegnati nella didattica nei diversi ordini di scuola, spesso con una dedizione e un entusiasmo che sono troppo spesso misconosciuti, alcuni spunti per rinnovare e per rendere piu efficaci i loro insegnamenti».


Idee raccolte ora in un libro significativamente intitolato Quale scuola? Le proposte dei Lincei per l’italiano, la matematica, le scienze (Carocci editore, pagine 244, euro 21,00). Presentati da Clementi e Luca Serianni curatori del libro e introdotti da uno scritto di Tullio De Mauro, già ministro dell’istruzione, nove brevi saggi offrono una rapida quanto significativa carrellata di analisi, osservazioni e proposte per rendere questi insegnamenti interessanti e coinvolgenti, soprattutto quando parliamo di materie scientifiche. Sulla matematica i due obiettivi indicati dallo stesso Clementi sono «educare a ragionare e non-seguire» e «l’educare al ragionamento scientifico», fornendo allo studente «criteri di lettura tali da consentirgli di valutare nella sua essenza un dato scientifico, contestualizzarlo nella realtà e nel complesso di altre informazioni in modo che possa prendere decisioni consapevoli in settori nei quali il dato scientifico è rilevante».


Ma in che modo? Ecco la proposta, nel contributo di Laura Catastini, dell’uso della musica, «la cui intima struttura si fonda su astratte e razionali scelte matematiche»: si pensi all’intensità del suono, alla sua durata, alla sua altezza, al suo timbro. Ma anche le immagini «possono far cogliere alla mente dello studente concetti matematici complessi» suggeriscono Margherita Guida e Carlo Sbordone, anche se «occorre stare attenti a possibili sviste capaci di rendere inutile il loro utilizzo» avverte Maria Dedò. Un esempio? «Provate a disegnare su un foglio a quadretti un triangolo equilatero: visivamente pur avendo tutti e tre i lati uguali la base sarà su un quadratino in più rispetto agli altri due lati». Insomma un messaggio "errato" per la nostra memoria visiva. Immagini e musica per la matematica, laboratori e sperimentazioni concreti per le scienze, come emerge con forza dai suggerimenti dei Lincei.
Ma anche un’altra parola si fa strada nel volume ed e "interdisciplinarietà", cioè il lavoro di squadra che i docenti di differenti materie sono chiamati a compiere.


Ecco allora presentarsi il problema dell’apprendimento della lingua italiana e del suo insegnamento. «Un uso più consapevole e rigoroso della lingua italiana consente non solo di organizzare e comunicare più efficacemente il proprio pensiero, ma anche, specificamente, di favorire la comprensione delle materie scientifiche» avverte Giorgio Bolondi. Passaggio tutt’altro che superfluo, visto che «solo una percentuale minima dei nostri studenti è in grado di leggere un editoriale sul giornale e comprenderlo nel senso e nel messaggio che vi è contenuto» ricorda nel suo contributo Luca Serianni. Insomma la «buona scuola» per essere davvero tale, deve passare anche dai contenuti. E l’Accademia dei Lincei con questo volume offre il proprio contributo al dibattito.
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