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L'inedito
Il filosofo che creò la Terra gemella
HILARY PUTNAM
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Ho scoperto da tempo che la maggior parte degli studenti universitari di tutta la mia filosofia conose in particolare due esperimenti mentali: quello della Terra gemella, contenuto nel mio saggio «Il significato del significato», e quelli dei Cervelli nella vasca, tratto da Ragione, verità e storia. La connessione tra di essi è un modo per introdurre i temi di cui mi sto occupando attualmente. Qualche studente ha sentito parlare anche del mio “funzionalismo” (una posizione nell’ambito della filosofia della mente), ma raramente, se non proprio mai, almeno per mia esperienza, della mia interpretazione logico-modale della matematica, delle mie posizioni in costante evoluzione circa la filosofia della meccanica quantistica, dei miei scritti di etica ed economia e di altri argomenti.

L’esperimento mentale della Terra gemella è in effetti abbastanza noto, ma vale la pena di riepilogarlo. Immaginate un pianeta come la Terra – chiamiamolo “Terra gemella” – nel quale il liquido che riempie i laghi e i fiumi e che la gente beve normalmente non è H20, ma un composto diverso, XYZ, con caratteristiche superficiali del tutto simili. Gli abitanti della Terra gemella, dobbiamo supporre, sono degli esatti doppi di noi stessi; alcuni di essi parlano persino inglese. Nell’esperimento, immagino anche di essere nel 1750, prima che fosse nota la composizione chimica sia dell’acqua sia della “dacqua”, cioè dell’“acqua” della Terra gemella.



Gli abitanti della Terra gemella che parlano italiano chiameranno la dacqua “acqua”, così come coloro che parlano francese la chiameranno “eau” e coloro che parlano tedesco “Wasser”. La reazione della maggior parte delle persone che hanno riflettuto su questo esperimento mentale, una volta saputo che l’acqua della Terra gemella non consiste per nulla di H20, è che noi abitanti della Terra diremmo (e dovremmo dire) che non si tratta davvero di acqua. La parola “acqua” ha un significato diverso sulla Terra e sulla Terra gemella. La parola “acqua” del signor Oscar, abitante della Terra gemella, e la parola “acqua” del signor Oscar, abitante della Terra, sono omonime, hanno lo stesso suono, ma non sono sinonimi. Non hanno lo stesso significato, nemmeno nel caso in cui Oscar abitante della Terra gemella e Oscar abitante della Terra siano perfetti doppi a livello microfisico.



La conclusione di questo argomento è che ciò cui si riferiscono le nostre parole, in generale, non è determinato puramente dai processi che avvengono nel nostro cervello né, in senso più ampio, dai processi che si svolgono nel nostro organismo: la differenza che fa una differenza tra noi e gli abitanti della Terra gemella sta “all’altro estremo” della catena causale che ci connette con la sostanza che beviamo. Il riferimento dipende dalla connessione causale con l’ambiente extracorporeo (nel saggio “Il significato del significato” offro altre ragioni per questa conclusione, compresa la natura sociale del linguaggio). Per quanto riguarda l’altro esperimento mentale, è stata ampiamente sottolineata la somiglianza tra i Cervelli in una vasca e il film Matrix. 


Si tratta, in sostanza, di immaginare una serie di cervelli, immersi in una vasca dove si trova il supporto vitale per la materia organica, connessi a una macchina programmata per dare loro un’allucinazione collettiva, piuttosto che una serie di singole allucinazioni non collegate. Lo scopo dell’argomento, sotteso all’esperimento, è di mostrare come possa essere confutata una versione scientificamente aggiornata e meno solipsistica della tesi cartesiana secondo cui potrebbe non esistere alcun mondo esterno, perché io potrei essere una mente priva di corpo ingannata da un demone maligno. L’argomento indica che, nel caso di termini riferiti a generi naturali come “acqua”, “oro” e “olmo”, il riferimento dipende da connessioni causali con esempi specifici di quel genere naturale, o direttamente da parte del parlante o indirettamente attraverso comunicazioni di qualche tipo con persone che hanno o hanno avuto le adeguate connessioni causali con esempi specifici di quel genere naturale.



Assumendo tale premessa, che io definisco “esternalismo semantico”, l’esperimento mentale dei Cervelli in una vasca è semplicemente questo (e si tratta di una generalizzazione della conclusione della Terra gemella): per riferirsi, diciamo, a cavoli, vasche, conigli o montagne è necessario avere una connessione causale con essi o con oggetti che ne abbiamo le relative proprietà. Ma, secondo l’ipotesi dei Cervelli in una vasca, le esperienze dei Cervelli in una vasca sono proprio le esperienze che essi avrebbero se il mondo che di cui a loro sembra di fare esperienza fosse un mondo reale, ovvero se hanno esperienza proprio di quello che sperimentano le persone che non stanno in una vasca. Poiché è parte dello scenario che i cervelli stiano sempre nella vasca, non ci sarà mai un momento in cui essi hanno informazioni che portino interazioni causali con le cose del “mondo reale” e le loro proprietà; ne segue che nell’esperimento mentale in questione le persone nella vasca non avranno informazioni che portino un’interazione causale con cavoli reali, con reali conigli o reali montagne. E nemmeno con vasche reali, poiché essi dipendono sì dalle vasche per la loro sopravvivenza, ma non ne ricevono informazioni dirette finché il sistema funziona correttamente.



Quindi, se l’“esternalismo semantico” è corretto, allora i Cervelli in una vasca non sono in alcun modo in grado di riferirsi a cavoli, re, navi o scarpe. Ciò significa che, sebbene i Cervelli in una vasca usino le nostre stesse parole, o almeno gli stessi vocaboli passano nelle loro teste, le loro parole non hanno gli stessi significati di quelle di un loro perfetto doppio che però non stia in una vasca. Dal fatto che io parlo in una lingua in cui “cavolo” si riferisce a cavolo (seguendo un principio logico alla Tarski) e dal fatto che invece i Cervelli in una vasca parlano una lingua che non si riferisce ai cavoli anche quando dicono “cavolo”, si conclude che io non sono un cervello nella vasca.
(traduzione e adattamento di Andrea Lavazza)
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