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Nei flash di Pierangela Rossi la grande partitura del tempo
Bianca Garavelli
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​La poetessa Pierangela Rossi

Ci sono diversi modi per scoprire il nostro legame col mondo. Nel film La musica nel cuore ( August Rush, 2006 regia di Kirsten Sheridan), per esempio, un bambino nato da genitori musicisti sviluppa la capacità di percepire la musica nascosta nei rumori della strada. Il mondo gli si presenta collegato in ogni sua parte: i gesti delle persone, i loro passi e le loro parole, e i rumori che producono con automobili e oggetti disparati, sono un insieme unitario di cui solo lui riesce a godere nella sua pienezza.

In Carte del tempo, nuovo libro di Pierangela Rossi (Campanotto, pagine 122, euro 12,00), che nella sua nitida postfazione Alessandro Zaccuri definisce a ragione “sorprendente”, accade qualcosa di simile. La lettura dei segnali del mondo, che diventano un grande messaggio unitario, avviene attraverso i mutamenti del tempo atmosferico, i suoi capricci, le sue evoluzioni imprevedibili. Queste Carte del tempo sono gli appunti di un grande diario in versi, presi tra l’inverno 2013 e la primavera 2015, sull’andamento della vita umana vista dall’alto, dalle perturbazioni in atto o che minacciano gli umani eventi, che appaiono più fragili di quanto non siano se visti dal livello del terreno. Un diario in cui sono coinvolti, come personaggi importanti, il marito Paolo e la figlia Chiara, partecipi di quest’osservazione al rallentatore degli effetti dei fenomeni atmosferici, anche senza l’attenzione emotiva dell’autrice. 

Leggendo questi versi pieni di un’aggraziata ironia, di un indifeso stupore, il pensiero va alla nostra ossessione per il tempo: quello atmosferico, che noi ora sappiamo prevedere pur con qualche errore, ma soprattutto per il nostro divenire, per il nostro essere inghiottiti dal mutamento incessante di ogni cosa. In questi termini, Carte del tempo si ricollega a un libro precedente dell’autrice, Kairos (Aragno) in cui mostrava già la sua propensione per il tema del tempo, là contemplandolo dal punto di vista dell’attimo in cui tutto si decide, quasi un’estetica della scelta dell’opportunità, che plasma la nostra vita. In questo nuovo libro c’è un’apertura serena al tempo che scorre, una forma ludica di accettazione del bene, e i versi diventano pensieri più facilmente condivisi col lettore, quasi una confidenza, una ricerca di complicità. Tutti abbiamo attraversato giornate in cui l’incertezza su quello che sarebbe sceso su di noi dal cielo ci ha innervosito e anche sconcertato, tutti abbiamo partecipato a eventi drammatici provocati da quelli che l’Aeronautica definisce “fenomeni intensi”, e forse ci stiamo facendo l’abitudine: «il maltempo ha causato un morto / ma non è neanche andato in prima». E tutti abbiamo temuto che il ritmo delle stagioni sia sconvolto per sempre, rimpiangendo quella più dolce, la nostra «scoscesa primavera».

È come se l’autrice ci ponesse un’implicita domanda: è solo il nostro bisogno di rassicurazioni che ci spinge a compulsare con ansia i siti delle previsioni, e a dare nomi mitologici ai temporali, oppure è un desiderio più profondo, un’esigenza di entrare in sintonia con una verità su di noi? Osserva Zaccuri che anche Pierangela Rossi, come ogni poeta che «abbia consapevolezza di sé oggi come oggi», si sente «chiamata al poema e dal poema fatalmente respinta». Forse, l’autrice ha scelto di evitare la forma monolitica e di seguire la via del frammento perché la brevità fulminea illumina angoli, schegge, i soli passaggi sottili da cui può filtrare un’imprevedibile risposta.

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