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La rinascita degli assiro-caldei
Joseph Yacoub
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​La cattedrale di Tbilisi, capitale della Georgia

Dal 30 settembre il Papa sarà in Caucaso, terra di frontiera dove si intersecano civiltà millenarie.

Ma chi sa che esistono in Caucaso gli assiro-caldei? Chi sa che questi assiro-caldei, cristiani, adepti un tempo della Chiesa d’Oriente, cosiddetta nestoriana, conosciuti dai russi e dalla popolazioni locali con il nome comune di Aissori (Assiri), parlano ancora oggi l’aramaico (o siriaco), la lingua di Cristo, in queste regioni caucasiche così attrattive? Di solito, quando si parla di assiro-caldei, si pensa subito all’Iraq, alla Turchia, all’Iran, alla Siria, al Libano e alla diaspora. Ma la loro rotta russa e caucasica è in gran parte sconosciuta; e ancor più lo sono i loro legami con le Chiese russa, georgiana e armena. Nell’ambito del suo viaggio in Georgia e in Azerbaigian, da venerdì 30 settembre a domenica 2 ottobre, un evento importante avrà luogo nel primo giorno del viaggio di Francesco, nel tardo pomeriggio. Il Papa deve incontrare la locale comunità assiro-caldea a Tbilisi, capitale della Georgia, nella sua chiesa Mar Shimun (San Simone) Bar Sabbaé (328-341), che porta il nome di un antico catholicos- patriarca della Chiesa d’Oriente “nestoriana”.
 
Il merito del viaggio di papa Francesco in questa regione è di farli uscire dall’oblio e di attirare l’attenzione sulla loro sorte. Ma chi sono questi assiro-caldei di Georgia che il Papa incontrerà il 30 settembre? Si tratta di una comunità arrivata in diverse ondate. I primi migranti risalgono al 1770, altri al 1828 e molti vi si insediarono all’epoca del genocidio del 1915 provenienti da Iran e Turchia, in fuga dalle persecuzioni ottomane. Il loro insediamento in Caucaso fu tributario dell’espansione e delle conquiste territoriali russe a partire dal XVIII secolo e dei disordini frontalieri tra russo, turchi e persiani che ne seguirono. Questa storia fu costantemente segnata da privazioni, sofferenze ed esodo dalla Turchia ottomana e dall’Azerbaigian persiano. Dolorosi avvenimenti, fortemente presenti nella loro memoria.
 
Città cosmopolita e centro nevralgico del Caucaso, Tbilisi, capitale della Georgia, fu privilegiata come luogo di insediamento poiché offriva una protezione e possibilità di lavoro e di apertura al mondo. Gli assiro-caldei hanno conosciuto in successione la Russia zarista, un Caucaso sotto dominazione russa, l’Unione Sovietica e le indipendenze caucasiche dal 1990. A partire dal 1921, essendosi imposto il bolscevismo, le chiese sono progressivamente chiuse e le libertà represse. Durante il terrore staliniano subirono una feroce repressione e un certo numero di loro saranno deportati in Siberia e in Kazakistan. Oggi, con le indipendenze caucasiche e la nuova Russia, sono feli- ci di ritrovare la libertà, riallacciano i contatti con i compatrioti della diaspora e imparano a sperare. Per conoscere meglio questa comunità, abbiamo intrapreso (con mia moglie Claire) diversi viaggi in quei paesi del Caucaso, incontrato i suoi membri e raccolto le loro  testimonianze. Descrivendo la sua storia e le sue tradizioni, abbiamo così scoperto il suo vissuto tragico e le sue sofferenze passate, alle quali abbiamo dedicato un’opera [ Oubliés de tous. Les Assyro-  Chaldéens du Caucase, edito da Cerf, ndr].

Stimati in settemila membri, sono presenti principalmente a Tbilisi, a Gardabani e a Dzveli Kanda, suddivisi tra la Chiesa caldea cattolica e la Chiesa assira d’Oriente. Dzveli Kanda possiede tre piccole chiese costruite man mano che arrivavano. A Gardabani adepti della Chiesa assira sono riusciti a trasmettere ai figli la loro lingua. Un’antica piccola cappella, Mar Oraham, è testimone della loro fede. Dopo decenni di rottura (1920-1980), abbandonati e senza pastori, dal 1982 si sono riallacciati i contatti con la Chiesa d’Oriente nei suoi rami assiro e caldeo. Per quanto riguarda la Chiesa caldea cattolica, il suo ritorno in Caucaso è iniziato nel 1996. La Chiesa caldea inviò allora un giovane prete, Benyamin Bet Yadegar, originario di Urmia (Iran), che raggiunse il suo posto a Tbilisi dove esercita da allora il suo ministero. Fin dall’inizio padre Benyamin si è dedicato a servire la comunità senza distinzione tra cattolici e non cattolici.
 
E sabato 17 ottobre 2009 fu un gran giorno, che vide la consacrazione della nuova chiesa da parte del patriarca della Chiesa caldea, il cardinale Emmanuel III Delly, arrivato appositamente da Baghdad. I numerosi fedeli che erano convenuti erano talmente raggianti da non credere che quella fosse la loro chiesa e ripetevano «questa è la nostra casa». L’architettura babilonese di quella bella chiesa ricorda il paese, la Mesopotamia. Porta il nome del catholicos- patriarca Mar Shimoun Bar Sabbaé, che subì il martirio in Persia, sotto re Shapur II, il 14 aprile 341, giorno del Venerdì Santo. All’indomani della consacrazione, domenica 18, padre Bet Yadegar è stato promosso corepiscopo della Chiesa assiro-caldea di Georgia. Si assisté quello stesso giorno al primo battesimo e alla prima comunione di 22 tra bambini e bambine. Padre Bet Yadegar è dinamico e sviluppa diverse attività. La chiesa è un vero formicaio. Il Messale caldeo (1998) che contiene l’Anafora di Mar Addaï e Mari è in tre lingue: aramaico, georgiano e russo. Ha pubblicato anche manuali di insegnamento per principianti in lingua aramaica. L’ardore che il viaggio del Papa infonderà aiuterà questa comunità a ritrovare vigore e a restare nelle terre sulle quali è radicata da 250 anni, conservando la propria lingua madre, la propria fede e la propria liturgia, nonostante le difficoltà.
(traduzione di Anna Maria Brogi)

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