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Lourdes, il romanzo del miracolo
DANIELE ZAPPALÀ
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Nell’Ottocento, fra tanti altri, Émile Zola. Nel Novecento, Joris-Karl Huysmans, François Mauriac, Paul Claudel o il poeta Francis Jammes. Con devozione o maggior distacco, la grande letteratura francese ha dedicato pagine memorabili a Lourdes e a quanto accadde nel 1858 di sconvolgente all’umile “figlia del popolo” Bernadette Soubirous, la futura santa Bernadette di cui si celebrano quest’anno i 150 anni dall’arrivo come religiosa a Nevers, in Borgogna, lontano dai Pirenei natali delle Apparizioni.


Lo scrittore e drammaturgo Christophe Ferré, ancora poco noto in Italia, ma premiato in patria anche dalla prestigiosa Académie Française e già insignito dalla République con il titolo di “chevalier des arts et des lettres”, ha prolungato la nobile tradizione dando alle stampe Vierge d’amour. Le miracle de Lourdes ( Vergine d’amore. Il miracolo di Lourdes, Salvator), un romanzo simile a una ricostruzione storica con cui si è confermato autore di notevole sensibilità. Il libro ha ricevuto una menzione speciale all’ultima edizione del Grand prix catholique de littérature.


Alla Lourdes odierna, è stata appena dedicata l’intensa e attesa testimonianza A Lourdes, Dieu touche terre (Bayard) di François-Bernard Michel, luminare a lungo alla guida del Comitato medico internazionale di Lourdes. Ma l’uscita di un romanzo sulle Apparizioni è stata una sorpresa per molti lettori. Cosa l’ha spinta?
«Anche per chi non crede, quanto accadde a Lourdes resta un evento centrale dell’Ottocento francese. All’epoca, la stampa nazionale dedicò ampio spazio alla storia di Bernadette, nonostante la notevole distanza da Parigi. I fatti furono al centro di un dibattito appassionato. Come scrittore, uscendo da questo dibattito, ho voluto raccontare una storia a partire dai documenti disponibili, scegliendo un punto di vista molto vicino a quello di Bernadette. Ho raccontato questa storia in modo personale, ma mi sono attenuto con precisione ai fatti storici essenziali. Ho consultato gli archivi e le tracce rimaste delle tante testimonianze fra loro coerenti fornite da Bernadette. È una storia splendida e molto letteraria, che ha già calamitato non a caso l’attenzione di tanti altri scrittori, non sempre credenti. Una ragazza poverissima di un’umile regione periferica diviene bruscamente uno dei personaggi centrali del XIX secolo».


A nutrirla sono stati pure ricordi personali?
«Sì. Da bambino, andavo a Lourdes con i miei genitori e una nonna. Ne ero affascinato e percepivo chiaramente già allora certi suoi caratteri unici. Avvertivo pure una certa affinità con Bernadette, legata a un dettaglio personale: da ragazzo ero asmatico, proprio come lei. Come un fiume carsico, queste sensazioni non si sono estinte. Anzi, molti anni dopo, sono riaffiorate con forza, come talora capita a chi scrive».


Quali doti si è sforzato di coltivare per narrare un evento tanto significativo nella storia della fede?
«Ho cercato innanzitutto di affinare il mio sguardo sul piano storico, in modo da schivare ogni tentazione favolistica o qualsiasi caduta nel registro del sensazionale o del meraviglioso. Quanto è accaduto a Lourdes non può essere spiegato solo in chiave strettamente razionale, certo. Ma credo che possa essere raccontato senza separare del tutto i fatti dal loro contesto sociale, storico, politico e religioso. Non intendevo scrivere una nuova opera agiografica, ma tentare di proiettare una luce letteraria su fatti storici reali e documentatissimi, come tanti altri fatti centrali nella storia francese della seconda metà dell’Ottocento. Non ho pretese d’ufficialità e il mio è solo un punto di vista letterario fra tanti altri possibili. Ma mi sono sforzato di convogliare in questo punto di vista tanti bagliori poetici percepiti in prima persona».


Prima delle Apparizioni, Massabielle era un luogo destinato all’allevamento suino, attività grazie a cui la povera Lourdes superava gli stenti di ogni inverno. In questo e in tanti altri dettagli da lei enfatizzati, vibrano profonde risonanze evangeliche… 
«All’epoca, Lourdes restava esclusa dalla rivoluzione industriale, così come dai circuiti turistici della regione pirenaica, che ruotavano attorno a due stazioni termali. Era un povero borgo d’allevatori, braccianti, operai delle cave locali. Si moriva quasi di fame. Furono questi poveri i primi pellegrini, presto numerosissimi. Furono loro ad inaugurare spontaneamente questo splendido “tornado mistico”, come l’hanno definito certi storici. Ben prima di ogni ufficializzazione, Lourdes fu un pellegrinaggio cristiano colmo di risonanze evangeliche, testimoniate all’epoca persino da certi osservatori lontani dalla fede. Anche questi ultimi, scrutando Bernadette in preghiera alla grotta durante le ultime Apparizioni, erano perturbati. Non comprendevano cosa stesse accadendo. Come provano tanti rapporti ufficiali, i dubbi sulla buona fede della ragazza si dissiparono rapidamente: anche davanti a decine di migliaia di testimoni, Bernadette visse esperienze mistiche di un’evidente profondità. Per tanti pellegrini, Lourdes fu fin da subito una nuova Betlemme. Si consideravano come gli umili pastori dei tempi moderni».


Un’onda dirompente…
«In effetti, tanti equilibri locali apparentemente immutabili si ritrovarono di colpo stravolti. Fu l’eccezionale ardore della fede dei più umili e poveri a trasmettere un’ondata di devozione anche agli scettici delle prime ore, soprattutto nei ceti borghesi e più istruiti. Poi, un po’ come i Magi, vennero da lontano certe personalità che contribuirono a far conoscere Lourdes nel mondo intero. Da allora, la successiva parabola di Lourdes, questo luogo dove gli infermi sorridono e pregano assieme a dei giovani che scoppiano di salute, questa grotta davanti alla quale non ci sono più ricchi e poveri, continua ad assomigliare sorprendentemente all’intera storia del cristianesimo».
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