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Non ci vedo e LEGGO l'e-Book
Laura Badaracchi
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​L'INCHIESTA
I dati del magazine “SuperAbile”

Per saperne di più sul tema una interessante inchiesta su ciechi, ipovedenti e lettura in Italia si potrà leggere sul numero di marzo del mensile “SuperAbile Inail”. Il magazine dell’Inail, inviato a circa 5 mila abbonati in versione cartacea, è disponibile anche online in formato testo accessibile e in pdf su  www.superabile.it . Dall’inchiesta emerge che in ambito internazionale è molto bassa la percentuale dei libri accessibili alle persone con disabilità visive, una fetta di popolazione che in Europa supera i 30 milioni di persone. I testi distribuiti anche in versione accessibile, infatti, sono soltanto il 5% del totale nei Paesi cosiddetti sviluppati e appena l’1% in quelli in via di sviluppo, secondo i dati diffusi dall’European Blind Union (Ebu), organizzazione non governativa fondata nel 1984.

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Anna Rita De Bonis, 34 anni, fa la centralinista a Fondi, in provincia di Latina, ed è una lettrice appassionata, famelica, fin da piccola: «Appena ho imparato a leggere in Braille, a sei anni, già divoravo qualsiasi libro. I miei genitori dovevano andare continuamente alla posta a ritirare e spedire i libri che mi venivano dati in prestito dalla biblioteca per i ciechi Regina Margherita di Monza». Che resta un’autentica istituzione per i non vedenti e gli ipovedenti: nata nel 1928, annovera un patrimonio librario di oltre 70mila opere in Braille, formati digitali o a stampa ingrandita, fornendo ogni anno 11mila testi scolastici agli studenti con disabilità visive, grazie alla collaborazione con gli editori.


Oggi, ai romanzi stampati in Braille, Anna Rita preferisce gli e-book: «Posso avere un’intera biblioteca senza occupare spazio, portarla sempre con me e leggere ovunque mi trovi. Non solo, l’e-book posso leggerlo dallo smartphone o dal tablet, utilizzando un display Braille». In un mese ne divora anche cinque, oltre uno alla settimana, «ma dipende dai miei impegni. Appena posso, leggo». Grazie anche alle nuove tecnologie, che sicuramente hanno facilitato e incentivato la lettura, diversificando i libri accessibili a disposizione: infatti «in passato bisognava attenersi a ciò che aveva in catalogo la biblioteca di Monza. Ora, invece, si può acquistare qualsiasi testo in formato digitale e quindi leggerlo». 


Gli editori si sono accorti che la platea dei lettori ciechi e ipovedenti è assetata di nuovi titoli. E hanno affinato la sensibilità nell’immettere sul mercato prodotti accessibili. Complice il lavoro a tappeto compiuto dalla Fondazione Lia (Libri italiani accessibili), costituita formalmente poco meno di due anni fa dall’Associazione italiana editori per promuovere l’accessibilità ai prodotti editoriali. I numeri parlano chiaro: al novembre scorso erano stati pubblicati nel nostro Paese oltre 12mila titoli di libri accessibili di 66 case editrici e marchi editoriali (che rappresentano circa l’80% del mercato di settore in Italia), mentre nel giugno 2013 i titoli erano solo 3mila e le case editrici 44. In neppure tre anni i titoli resi accessibili sono quadruplicati, mentre la platea degli editori coinvolti è aumentata del 50%. Con il plauso dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uici) - partner dell’iniziativa fin dal suo avvio - attraverso il presidente Mario Barbuto, che ritiene Lia «un modello interessante perché accompagna la filiera del mercato editoriale verso la cultura dell’accessibilità». 


Iperborea, specializzata in narrativa nordeuropea, è stata la prima casa editrice che ha scelto di aderire a Lia per volontà dell’editore Pietro Biancardi, convinto «dell’importanza di produrre libri accessibili » e digitalizzare in quest’ottica quelli già usciti. «Abbiamo cominciato nell’ottobre 2012 e ora quasi il 60% del nostro catalogo è disponibile in formato e-book», riassume Anna Basile, responsabile del digital publishing di Iperborea, che precisa: «I primi titoli del 2016 sono usciti tutti con il bollino Lia, il logo che contraddistingue gli e-book accessibili. Fino al 2015 quasi il 70% delle novità ha ottenuto la certificazione Lia, ma il nostro obiettivo è garantire l’accessibilità a tutte le novità». Inoltre «il progetto avrà anche maggiore visibilità: sul catalogo 2016 tutte le novità accessibili saranno contrassegnate dal bollino Lia».


Difficile censire quanti, fra tutti i lettori di e-book, siano ciechi o ipovedenti, specifica Anna: «Tuttavia le vendite di libri elettronici editi da Iperborea - circa il 10% del totale del fatturato - sono aumentate del 20% nel 2014 rispetto all’anno precedente e del 15% nel 2015. Inoltre con la Fondazione Lia abbiamo selezionato una decina di nostri romanzi e, grazie a un accordo siglato con Aie e Uici, abbiamo fornito la traduzione in Braille cartaceo alla biblioteca di Monza. Da giugno i volumi saranno disponibili in prestito », conclude. Chiude l’elenco dei 66 editori che hanno aderito alla Lia, per il momento, De Agostini Libri. «Pubblichiamo ogni anno circa 150 e-book, con un andamento crescente anno dopo anno», riassume Karen Nahum, digital director della casa editrice.


«Sfruttando la potenzialità dei nostri marchi e il nostro ricco e diversificato catalogo editoriale, abbiamo iniziato a collaborare con la Fondazione Lia a fine 2015, per ampliare la disponibilità sul mercato digitale di titoli accessibili: tutte le novità in uscita verranno lavorate per garantire i requisiti di accessibilità», aggiunge Nahum. E ricorda che lo scorso 30 novembre, a Milano, De Agostini Li- bri ha collaborato con Lia «per organizzare un reading al buio e diffondere tra gli alunni i temi della disabilità visiva». Antonino Cotroneo, trentenne calabrese trapiantato a Milano, ha partecipato al reading come esperto di lettura accessibile. Ipovedente, è diplomato in pianoforte al Conservatorio, insegna musica nelle scuole, studia Ingegneria informatica al Politecnico. Ed è un lettore compulsivo: «Da un po’ di anni ho il vizio di leggere due o tre saggi al mese, contemporaneamente. Alcune applicazioni su smartphone e tablet permettono di ingrandire i caratteri, cambiare il contrasto dello sfondo oppure di leggere con la sintesi vocale. Si può anche collegare la barra Braille con il bluetooth. Non c’è paragone con il passato, quando dipendevo da un ingombrante video-ingranditore».


Resta ancora molto da fare «dal punto di vista pratico e operativo», osserva Cristina Mussinelli, segretario generale della Fondazione Lia. Intanto «puntiamo a garantire una tipologia di offerta analoga a quella disponibile per gli altri lettori, potendo consultare cataloghi convertiti in e-book. Possono consultare quello su libriitalianiaccessibili. it, che ogni mese si arricchisce con oltre 400 novità digitali in formato ePub». Ma non basta che un e-book sia accessibile: «Il lettore non vedente può essere in difficoltà? a causa del software di lettura o del dispositivo e-reader, o non riesce ad acquistare il libro perché non è accessibile la piattaforma di vendita o il sistema di pagamento online».
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