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E ora lo Hobbit ha anche un museo
ALESSIO VISSANI
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«In una caverna sotto terra viveva uno Hobbit» è uno degli incipit letterari più belli di tutti i tempi, annoverato anche dall’American Book Review e da tantissimi portali e rappresenta il simbolo di una categoria che negli anni 2000 ha visto la sua consacrazione più totale: il fantasy. Il genere fantastico senza dubbio deve dire grazie ad uno studioso di letteratura medievale inglese di nome J.R.R. Tolkien (scomparso nel 1973) che proprio in questi anni ha vissuto la sua seconda giovinezza grazie alla realizzazione della trilogia cinematografica di Peter Jackson. L’opera del regista neozelandese ha letteralmente fatto esplodere il genere, portando con sé critiche, consensi, premi ma soprattutto una serie di oggetti che hanno fatto impazzire i fan ed è così che un magnate tedesco di nome Bernd Greisinger iniziò a pensare di realizzare un museo a tema. 


Nella Svizzera orientale, a Jenins, uno dei quattro comuni che caratterizzano la “regione del vino” del Cantone dei Grigioni, da ottobre 2013 è stato inaugurato il Greisinger Museum, il primo museo al mondo sulla Terra di Mezzo. Il museo deve il suo nome al più grande collezionista tolkieniano al mondo, Bernd Greisinger, che è riuscito a realizzare il sogno di molti appassionati di Tolkien: una vera e propria casa hobbit nel proprio cortile. «Ma la porta tonda della casa hobbit è solo l’inizio, perché dietro di essa è nascosta la più grande collezione di opere pittoriche, disegni, libri, armi, merchandising e tutto quel che è stato realizzato o ispirato dalle opere di Tolkien». Bernd Greisinger senza dubbio non si può definire un uomo convenzionale, un magnate della finanza innamorato della sua Germania ma che trova in Svizzera la sua terra ideale per vivere e alimentare la propria passione.


Un folle? Un visionario? Probabilmente chi ha a che fare con la Terra di Mezzo si deve sentir dire le parole “pazzo” più volte nella propria vita: successe a Tolkien quando si era messo in testa di creare una mitologia unica anglosassone, successe a Peter Jackson quando si vide sbattere la porta di diverse case cinematografiche prima del grande successo, e ovviamente successe a Greisinger quando decise di realizzare il museo.


Tutto è iniziato da una semplice collezione ma che nel giro di qualche anno aveva assunto delle propor- zioni straordinarie: «Quando mi metto a raccogliere qualcosa – dichiara Bernd Greisinger – lo faccio in maniera completa e totale e questo mi occupa la maggior parte della giornata; è un lavoro di ricerca tra aste e privati ma un lavoro che amo. Dopo qualche anno mi sono accorto di avere oltre 400 scatole di oggetti, quadri o libri, ammassate nel mio garage e da lì pensai che sarebbe stato interessante fare un contenitore a tutti questi oggetti». Ed è cosi che il primo museo al mondo su Tolkien è nato anche grazie a un team di italiani: Davide Martini di Imola come direttore artistico e Ivan Cavini di Dozza come direttore creativo. 


Cavini, già da diversi anni, definito come la nuova promessa dell’arte tolkieniana italiana, per uno stile unico (tra aerografo, china, illustrazioni digitali e acrilico), anche tramite l’intermediazione di Martini ottiene l’incarico di studiare i percorsi e realizzare gli allestimenti scenografici del Greisinger Museum insieme a Claudio Sossai, scenografo di Bologna. In quasi cinque anni costruisce creature giganti, ambienti tematizzati e tutto quello che può concernere il lavoro di un creativo. «Il signor Greisinger mi ha dato la possibilità – precisa Ivan Cavini, dalle pagine del suo libro Middle Artbook – di lasciare ai posteri, come i grandi artisti del passato, una mia testimonianza artistica». Dall’ottobre del 2013, data dell’inaugurazione, ci sono oltre 300 metri quadrati di ambienti a tema ad accogliere i visitatori, oltre a sei sculture giganti alte fino a sette metri (le cosiddette “bigature”), ben 600 dipinti originali di oltre 100 artisti (tra cui i fratelli Hildebrandt, Chris Achilleos, Alan Lee, Angelo Montanini, Frank Frazetta, Cor Blok e molti altri), 3000 libri, un cinema con tanto di drago Smaug sul soffitto e schermo ad alta definizione, e tutti gli oggetti realizzati dopo le due trilogie cinematografiche di Peter Jackson. Un luogo a metà tra cultura e intrattenimento, dove il turista viene catapultato per delle ore in un mondo fantastico.


La visione di Greisinger unita alla capacità dei suoi collaboratori ha infranto il muro dell’impossibile: creare ciò che tutti avrebbero sognato, la “vera” casa hobbit dove poter leggere la prima edizione de Il Signore degli Anelli vicino al camino di Bilbo, studiare le rune e gli ambienti di Moria o sdraiarsi sotto le gambe di Barbalbero nell’ambiente di Fangorn. Il Greisinger Museum non ha orari di apertura ufficiali ma si può prenotare la propria visita guidata tramite il sito web ufficiale dello stesso museo oppure telefonicamente. La guida Enza accoglie gli appassionati (italiani, francesi, inglesi) nelle diverse experience rooms, spazi espositivi tematizzati, per vivere l’esperienza di un viaggio nella Terra di Mezzo facendoli interagire con tutto quello che si trova all’interno delle stanze, ma è la presenza dello stesso Greisinger a impreziosire la visita, tanta è la sua conoscenza e voglia di confrontarsi in materia tolkieniana con i visitatori. Il Greisinger Museum inoltre sta diventando il punto focale per incontri di artisti internazionali, studiosi e collezionisti di varie parti del mondo. Il museo di Greisinger è la prova che il movimento tolkieniano mondia-le, dopo i film, è esploso e non è un caso che nel 2005 in Italia nasce l’Associazione Romana Studi Tolkieniani poi divenuta nel 2014 Associazione Italiana Studi Tolkieniani (www.jrrtolkien.it) vero e proprio punto di riferimento per chi decide di approcciarsi alla lettura con dedizione e analisi ma anche chi vuole semplicemente condividere la passione per i romanzi e i film.


Lo stesso Cavini, forte dell’esperienza in Svizzera, sta dando il suo contributo nella costruzione di una creatura gigante, la più grande mai fatta in questi termini, da istallare nella rocca di Dozza durante la manifestazione FantastikA a fine settembre 2016 e sono i numeri di queste manifestazioni (Hobbits Village a Barletta e FantastikA a Dozza) la riprova di quanto sia amato il fantasy. In un’epoca dove la spettacolarizzazione, il cattivo gusto e il cinismo la fanno da padrone dobbiamo riflettere sul perché autori come Tolkien, Martin o Rowling sono così amati: la fantasia rappresenta l’unica ancora di salvezza senza la quale i sogni perderebbero sostanza e come scrisse Tolkien nel suo Albero e Foglia «la Fantasia è una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla Ragione. Al contrario: più acuta e chiara è la ragione, e migliori fantasie produrrà».
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