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Emilio Treves, la linotype dell’Italia unita
LUIGI MARSIGLIA
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Emilio Treves è stato l’editore simbolo dell’Italia postrisorgimentale, una nazione giovane e attiva che si apriva piena di speranza e di voglia di fare al nuovo secolo, il Novecento. La storia personale di Treves, s’interseca infatti in maniera mirabile con le vicende civili, politiche e culturali che hanno attraversato la penisola, dall’irredentismo della seconda metà dell’Ottocento alla Prima guerra mondiale, per giungere fino alla dittatura fascista.


Una stagione, quella del ventennio in camicia nera, che decreterà nel ’38 anche la conclusione dell’avventura editoriale della famiglia Treves, avviata appunto da Emilio che si spegne nella sua Milano il 30 gennaio 1916, quando la casa editrice da lui fondata risulta ancora tra le più prestigiose d’Italia. La sua Milano, anche se Emilio era nato il 31 dicembre 1834 a Trieste, all’epoca sotto l’impero asburgico, terzo figlio maschio di Lia Montalcini e Sabato Graziadio Treves, rabbino maggiore della comunità israelitica di quella città.


Tra il 1848 e il ’51, poco più che adolescente, il futuro editore compone un primo dramma, dando alle stampe due anni dopo la rievocazione storica in cinque atti 'Il duca di Enghien', la cui rappresentazione sarà proibita dalla censura austriaca. Al fratellastro accade anche di peggio: viene condannato dal tribunale imperiale per detenzione di volantini e fogli sovversivi. Perciò la scelta di Emilio di cambiare aria e recarsi a Parigi, dove soggiornerà per due anni. Nella Ville Lumière frequenta sia i salotti mondani che le tipografie, rafforzando la passione verso il giornalismo. 


Nel 1856, alla morte del padre, il ritorno a Trieste, per poi rientrare brevemente in Francia. Si susseguono le peregrinazioni da un luogo all’altro, fino ai primi del ’58, quando giunge a Milano con l’intenzione di non fermarsi a lungo ma di puntare nuovamente su Parigi. Non sarà così: rimarrà a Milano e qui coronerà il suo sogno di essere giornalista prima ed editore dopo. 


Esordisce infatti come precettore in casa dell’avvocato Morpurgo, assessore del comune e collaboratore della “Gazzetta ufficiale” di Milano; il secondo passo è di iniziare a scrivere proprio sulla “Gazzetta ufficiale”, divenendo ben presto una delle firme di punta della stampa milanese. Passa poi al foglio critico-umoristico “L’uomo di pietra” e alla “Gazzetta d’Italia”, giornale che verrà soppresso dalle autorità di Vienna dopo il primo numero di prova, che reca il programma editoriale firmato non a caso da Emilio Treves. Il quale, affascinato dalle gesta di Garibaldi, si arruola nei Cacciatori delle alpi e combatte contro le truppe austriache. Per giungere al 1° gennaio 1861, anno dell’unità d’Italia, allorché fonda a Milano in via Durini gli “Editori della Biblioteca utile”, che darà vita a tutta una serie di riviste e periodici, dal “Museo di famiglia” all’“Annuario scientifico”, dal “Romanziere illustrato” al “Giornale di viaggi”, il cui carat- tere divulgativo e nazional-popolare ben delinea l’obiettivo principale di Treves: quello di istruire e di educare i nuovi italiani.


Nel 1869 vede la luce il “Corriere di Milano”, che chiuderà presto i battenti ma al cui interno lavora coma capo redattore Eugenio Torelli Viollier, fondatore nel 1876 del “Corriere della sera”. L’impresa si espande, ed Emilio assume come socio effettivo ed esperto finanziario il fratello minore Giuseppe, ribattezzando la casa editrice in Fratelli Treves. Nel ’73 nasce quella che sarà l’“Illustrazione italiana”, tra le prime riviste di attualità a pubblicare fotografie e che resterà in vita fino agli anni 60 del nuovo secolo.


A fianco dei periodici, si sviluppa l’attività editoriale vera e propria, con manuali di storia, arte e politica destinati a un vasto pubblico di lettori; opere scolastiche per i giovani; raccolte di poesia e di narrativa di autori italiani e stranieri, a partire dagli scrittori della Scapigliatura milanese. Il primo romanzo di Gabriele d’Annunzio, Il piacere, sarà pubblicato da Treves nel 1889 e riscuoterà un enorme successo, riconfermando il fiuto di Emilio e il primato della casa editrice. La stessa lungimiranza dimostrata vent’anni prima con una delle opere giovanili di Edmondo de Amicis: La vita militare. Il 17 ottobre 1886, primo giorno di scuola, Treves pubblica Cuore che in pochi mesi supererà le quaranta edizioni, consacrando De Amicis come l’autore emblematico dell’Italia post-unitaria. 


Del 1873 è il lancio dello scrittore siciliano, caposcuola del verismo, Giovanni Verga con la sua Eva; e a susseguirsi autori quali Camillo Boito, Gerolamo Rovetta, Emilio de Marchi, Ada Negri, Luigi Pirandello e lo scozzese Samuel Smiles: degli autentici best-seller dell’epoca. Un momentaneo colpo di arresto sopraggiunge nel 1904 con la morte di Giuseppe, che lascerà solo Emilio nella conduzione dell’azienda fino all’anno successivo, quando gli si affiancherà il nipote Guido, figlio di un altro fratello: Enrico. Nel 1916, dopo la scomparsa di Emilio, le redini della casa editrice passeranno a Guido e a Giovanni Beltrami, giornalista e pittore esponente della Scapigliatura, già direttore dell’“Illustrazione italiana”. La storia della casa editrice si arresta nel 1938 quando, a causa delle leggi razziali che proibivano ai cittadini di religione ebraica l’esercizio tra l’altro di attività industriali, viene rilevata da Aldo Garzanti, che darà il suo nome all’impresa nata dal sogno divenuto realtà di Emilio Treves, patriota ed editore italiano.
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