﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Avvenire RSS Feed - Cronaca</title><link>http://www.avvenire.it/Cronaca</link><description /><generator>Microsys RSS Generator for SharePoint 2010</generator><copyright>www.avvenire.it</copyright><managingEditor /><webMaster /><ttl>2</ttl><language>it-IT</language><docs>http://www.rssboard.org/rss-specification</docs><pubDate>Fri, 17 Jun 2011 14:38:13 GMT</pubDate><lastBuildDate>Sat, 18 May 2013 12:15:36 GMT</lastBuildDate><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/misilimeri-palermo-poliziotto-spara-a-figlio-e-si-uccide.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Palermo, poliziotto spara al figlio Morte cerebrale del bambino </title><subtitle>Palermo, poliziotto spara al figlio Morte cerebrale del bambino </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/misilimeri-palermo-poliziotto-spara-a-figlio-e-si-uccide.aspx</link><description>Dichiarata la morte cerebrale del bambino ferito ieri, nella casa di Misilmeri, con un colpo di pistola, dal padre poliziotto che poi si è suicidato. Il piccolo di sette anni era stato operato dai medici dell'Unità operativa di Neurochirurgia dell'Ospedale Civico di Palermo. &amp;quot;È in stato di morte cerebrale nell'Unità operativa di Seconda Rianimazione&amp;quot;, confermano fonti sanitarie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saranno prelevati gli organi del bambino morto all'Ospedale Civico, dove era ricoverato da ieri, quando il padre poliziotto gli ha sparato prima di uccidersi. Il consenso al prelievo è stato dato dalla madre del bambino. La scelta è maturata dopo i colloqui di queste ore con i medici e gli operatori sanitari dell'Unità operativa di Seconda rianimazione, diretta da Romano Tetamo. Il prelievo sarà seguito dall'equipe della Seconda rianimazione e inizierà nel pomeriggio. Le varie fasi che porteranno al trapianto degli organi saranno coordinate dal Crt, il Centro di riferimento regionale per i Trapianti.</description><pubDate>Fri, 17 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/scuole-paritarie-bologna-a-una-settimana-da-referendum-clima-pesante-propaganda-esposto-di-una-mamma.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>​Scuole paritarie, a Bologna venti di bufera sul referendum</title><subtitle>​Scuole paritarie, a Bologna venti di bufera sul referendum</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/scuole-paritarie-bologna-a-una-settimana-da-referendum-clima-pesante-propaganda-esposto-di-una-mamma.aspx</link><description>Distribuiscono volantini, appendono cartelli, fanno propaganda. A senso unico, naturalmente. Cioè a favore di quella che – sbagliando – considerano l’unica scuola pubblica. Con grave imbarazzo per i genitori che non sono d’accordo con le maestre. Non è escluso che le sorti del referendum di Bologna si decidano proprio tra le pareti delle scuole, dove è chiaramente inopportuno fare propaganda. Non perché sarebbe vietato espressamente dalla legge, ma perché – per ovvie ragioni – ne risulta un’informazione poco precisa e incompleta, del tutto condizionata dagli orientamenti del personale che lavora all’interno della struttura. L’atmosfera a Bologna in vista del referendum consultivo sul sistema integrato delle scuole dell’infanzia sta diventando bollente. A partire proprio dalle scuole cittadine. Talmente calda che una mamma ha presentato un esposto al Comune: al nido Alpi del quartiere San Donato del capoluogo emiliano ci sono solo i volantini che difendono l’opzione «A» al referendum del 26 maggio – quella che vorrebbe abolire il finanziamento comunale alle paritarie –  più un mega cartellone a firma delle educatrici. La voce di chi vuole mantenere le convenzioni con il voto – opzione «B» – invece, non appare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Ho tentato più volte di appendere un volantino a sostegno dei fondi alle paritarie e me l’hanno sempre tolto – racconta Silvia, mamma di due bimbi, uno iscritto in un nido comunale, l’altra in una materna paritaria –. Ho chiesto alle maestre spiegazioni di quell’atteggiamento poco democratico e mi è stato risposto, con poco entusiasmo, che avrei potuto appendere il mio foglio solo fuori dal cancello. Esasperata, ho presentato un esposto, perché non mi sentivo accettata all’interno della scuola».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una brutta vicenda che non fa onore alle maestre e al personale della struttura. Ed è proprio nelle scuole di Bologna che si sta combattendo una silenziosa battaglia di trincea per la libertà di educazione e, in definitiva, il bene comune. Proprio ieri si è svolta la notte bianca delle materne comunali per informare i genitori sul tema del passaggio alle Asp della gestione delle scuole dell’infanzia comunali. Aule aperte fino a notte per parlare con i genitori del futuro delle materne del Comune riparando tutti insieme i giochi del giardino dell’asilo, ascoltando musica, facendo i pop corn e magari rivedendo qualche vecchio alunno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Nulla di male, se non fosse che in quest’evento non c’è spazio alcuno per chi sostiene la nostra causa – dice Rossano Rossi della Fism –. Come si fa a dire che in questo modo i genitori sono liberi di scegliere?». Giancarlo è il papà di una bimba iscritta alla scuola dell’infanzia del quartiere Porto: «Alcune maestre hanno fatto passare la notte bianca come un laboratorio di attività scolastica – spiega – spingendo bambini e genitori a prendervi parte per guadagnare voti. Non lo trovo corretto, soprattutto perché mettono in mezzo i bambini che non c’entrano nulla». «Dopo la vicenda del volantino – dice ancora Silvia – sono in imbarazzo con le maestre e mio figlio deve rimanere in quella scuola ancora per due mesi. Non è bello trovarsi in un ambiente ostile quando si parla di scuola. Sono difficoltà in cui un genitore non dovrebbe trovarsi».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per l’esito del referendum questa mobilitazione dal basso sarà determinante e per questo, da una parte e dall’altra, si moltiplicano gli appelli per andare a votare, il 26 maggio. «È fondamentale che tutti i cittadini che sostengono la “B” si rechino alle urne – conclude Rossi – perché per vincere non bastano i generali. Serve la fanteria».​</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Cronaca/PublishingImages/ImmaginiArticolo/MDF36953_3_37730109.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Caterina Dall'Olio</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/maltempo-un-morto-nel-veronese-alluvione-nel-vicentino-.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Maltempo, una vittima nel Veronese Zaia: stato di calamità</title><subtitle>Maltempo, una vittima nel Veronese Zaia: stato di calamità</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/maltempo-un-morto-nel-veronese-alluvione-nel-vicentino-.aspx</link><description>&lt;p&gt;C'è stata una vittima nei pressi di Verona a causa del maltempo che ha investito il Nord del Paese. Questa mattina il cadavere di una persona è stato recuperato dai vigili del fuoco in un'autorimessa di Lavagno - Verona -. Le ricerche erano iniziate già nella notte dopo la segnalazione di una persona dispersa in un'autorimessa seminterrata completamente allagata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stamattina si riunirà a Venezia la giunta regionale per prendere i primi provvedimenti relativamente all'emergenza-maltempo delle ultime ore e chiederà lo stato di calamità naturale, ha anticipato il presidente della Regione Luca Zaia. A Vicenza il fiume Bacchiglione, che attraversa la città, si è fermato appena 20 centimetri sotto il livello di esondazione, ma il capoluogo berico ha vissuto ore d'angoscia, ricordando la drammatica esperienza dell'alluvione del 2010. Questa mattina le scuole cittadine sono chiuse. Alcuni anziani sono stati evacuati dalle loro case ed i negozi delle aree più basse della città si presentano ancora con i sacchi di sabbia alle porte d'ingresso. Problemi sull'autostrada tra Vicenza Est e Vicenza Ovest per possibili frane dalla collina sopra le gallerie; un masso è caduto ieri pomeriggio, evitato per un soffio da un automobilista. L'acqua ha inondato parte di San Bonifacio, in provincia di Verona. Provincia in cui ci sono stati altri allagamenti, con conseguenti evacuazioni delle abitazioni. La paura continua nel Padovano, per la piena del Bacchiglione. Un metro d'acqua anche lungo numerose strade del Basso Trevigiano. Alta marea insolita (nel mese di maggio) a Venezia.&lt;/p&gt;</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Cronaca/PublishingImages/ImmaginiArticolo/c38a85e6ef_37733995.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/anonymus-quattro-arresti-sito.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Arrestati quattro hacker: attaccarono i siti web del Vaticano e del governo</title><subtitle>Arrestati quattro hacker: attaccarono i siti web del Vaticano e del governo</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/anonymus-quattro-arresti-sito.aspx</link><description>Sarebbero responsabili anche degli attacchi ai siti del governo, del Vaticano e del Parlamento, gli hacker arrestati stamani in un'operazione della polizia postale. In particolare, sono quattro i provvedimenti di arresto ai domiciliari, mentre sono una decina le perquisizioni eseguite in tutta Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo le indagini, coordinate dalla Procura di Roma, si tratterebbe di un'associazione per delinquere composta da hacker che, &amp;quot;celandosi dietro il nome di &amp;quot;Anonymous&amp;quot; e approfittando della notorietà del movimento, era dedita alla commissione di attacchi nei confronti dei sistemi informatici di infrastrutture critiche, siti istituzionali ed importanti aziende&amp;quot;.</description><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/nonsipuomorireperamoredellavoro.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>«Non si può morire per amore del lavoro»</title><subtitle>«Non si può morire per amore del lavoro»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/nonsipuomorireperamoredellavoro.aspx</link><description>&lt;strong&gt;Il &amp;quot;mostro&amp;quot; scuote l’Emilia alle 4.03 di domenica 20 maggio: magnitudo 5.9 gradi della scala Richter. Sette morti, tra cui quattro operai sepolti dalle macerie. Il conto delle vittime salirà a 28 (più un volontario deceduto nella fase di ricostruzione) dopo la seconda tremenda scossa, quella delle 9 di martedì 29 maggio. Il municipio di Sant’Agostino (Ferrara) sventrato, e la torre dell’orologio a Finale Emilia (Modena) tagliata in due, diventano simboli di una tragedia che colpisce anche le province di Mantova e Rovigo. Circa 43mila persone (17mila famiglie) devono lasciare la casa, 16mila vengono ospitate nelle tendopoli, nei palazzetti o in strutture alberghiere. Un territorio ad alta industrializzazione si arresta di colpo: l’area del cratere, dove si produce il 2% del Pil nazionale, continua a subìre lo sciame sismico che non sembra arrestarsi. E ci si interroga sull’effettiva sicurezza dei fabbricati industriali. In alcuni centri vicino a canali abbandonati, come a San Carlo (nel Ferrarese), si assiste a effetti di liquefazione delle sabbie, che diventa fango e si «divora» il paese. L’abbraccio del volontariato si stringe da subito attorno all’Emilia: nei primi nove mesi di emergenza si mobilitano 7mila volontari della Colonna mobile dell’Emilia-Romagna e 14mila della Colonna mobile nazionale. La solidarietà non conosce confini. Ma alcuni centri del Modenese, come Cavezzo e Concordia, vengono ridotti a città fantasma. &lt;/strong&gt;(&lt;em&gt;Lorenzo Galliani&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Il nero addosso. Per le mamme del giorno dopo il lutto non passa mai. «Noi veniamo dal Sud» ripete Anna Cannavacciuolo, quasi per scusarsi di questa sua vita di sacrifici. L’emigrante si sente sempre fuori posto, anche se sono passati trent’anni e nel caseggiato il profumo del &amp;lt;+corsivo&amp;gt;kebab&amp;lt;+tondo&amp;gt; ha fatto dimenticare quello della &amp;lt;+corsivo&amp;gt;pummarola&amp;lt;+tondo&amp;gt;. «Noi veniamo dal Sud per lavorare». Lo ripete come se fosse ieri che è arrivata qui, nell’Emilia che accoglie tutti, e anche adesso che la terra le si rivolta contro non vuole scappare, tornare al mare di Salerno e a quel sole che nella bassa è davvero più timido. Come il sorriso della mamma che Biagio reclamava e che adesso è diventato una smorfia, rivolta al passato. «Sa, da noi al Sud negli anni Ottanta il lavoro non c’era, come capita anche al Nord, qui, adesso». Biagio è morto con un contratto a tempo indeterminato che era l’orgoglio di tutta la famiglia. Gliel’hanno riportato il 29 maggio di un anno fa, il suo «ometto», schiacciato sotto le macerie della Haemotronic di Medolla, insieme a tre colleghi. Li ricorderanno con una Messa. Anna crede in Cristo e vuole fondare un’associazione benefica dedicata «a tutte le etnie e a tutte le donne che hanno perduto i loro bambini», ci dice. La chiamerà le &amp;quot;mamme del giorno dopo&amp;quot;. Ha già aperto uno spazio facebook (http://www.facebook.com/#!/lemammedelgiornodopo) con altre donne che hanno perso i loro figli; chi per un incidente, chi per una malattia. I loro post creano una galleria dell’amore dolente in cui si racconta, come recita una poesia di Anna, del sole «rubato» e «dell’insostenibile lotta per continuare una esistenza priva di emozioni». A rubarle Biagio è stato quel posto di lavoro che è ragione di vita per chi «viene dal Sud», ovunque sia il Sud. Lo era anche per il giovane Biagio Santucci. Con quel contratto in tasca, un contratto che non ti possono cacciare anche se hai paura, poteva evitare di tornare in fabbrica quel mattino, non sfidare il terrore che era nei cuori di tutti gli sfollati emiliani, non arrendersi a quella pressione sottile che diventa un macigno quando sei al bivio tra un lavoro che c’è e l’alea delle scosse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Secondo le perizie quello stabilimento doveva reggere. La Haemotronic aveva appena riaperto, dopo il fermo provocato dal terremoto del 20 maggio. Ad Anna hanno raccontato che «un collega più anziano, che è anche un amico perché viene anche lui da giù, aveva detto &amp;quot;Biagio, vi lascio le porte aperte, restate a lavorare vicino all’uscita&amp;quot;. Chissà...» Chissà dov’era Biagio Santucci alle nove, quando una scossa di 5.8 ha interrotto il turno del mattino. L’hanno trovato lontano da quella porta. È stato l’ultimo a passare dall’elenco dei dispersi a quello delle vittime. «Quando sono arrivata sul posto i vigili del fuoco si mettevano le mani sul viso e non sapevano da dove cominciare a scavare, però i colleghi dicevano che era scappato, che era chissà dove...».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Anna è una madre che chiede giustizia ma che non ha più rabbia da spendere. «Voglio ricordare mio figlio realizzando le cose in cui credeva. Biagio era un giovane di questi tempi, gli piaceva la musica, aveva una fidanzata, era dispiaciuto perché la sorella è diplomata ma non trova un lavoro ed era attaccatissimo al fratello, sognava di poter fare qualcosa per la sua malattia». Non sono stati venticinque anni facili per quel ragazzo che il giorno prima di andare a morire in fabbrica aveva lavorato sodo nel centro di raccolta dell’asilo, volontario tra i volontari dell’emergenza sisma. Venticinque anni senza il padre e con un fratello affetto da una malattia neurodegenerativa. «Noi del Sud sappiamo essere felici con poco» ammette Anna, ma «dev’esserci la salute e il lavoro; poi, il resto ce lo mettiamo noi». L’amarezza più grande è per quel lavoro insicuro, lavoro che tradisce: «Biagio ha fatto tanta gavetta e mai un giorno di malattia, la sera studiava sui libri i prodotti biomedicali per essere più bravo in fabbrica, così si era guadagnato il contratto a tempo indeterminato. Era agitato quando gli hanno comunicato che si tornava in azienda, ma non si sarebbe mai tirato indietro. Forse avrei dovuto impedirgli di uscire dalla tenda, quel mattino, e invece non l’ho neanche visto partire, perché lui si è svegliato prima di me». Sensi di colpa, stretti nell’abito nero. Colpa che non esiste, ma vallo a spiegare a una mamma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Sul disastro della Haemotronic, come per altre fabbriche colpite dal terremoto, è aperta un’inchiesta. «Anche se veniamo da lontano solo per un lavoro - commenta Anna - abbiamo il diritto di non morire lavorando». Sui cancelli della Haemotronic sventola un drappo consunto con la scritta «per non dimenticare» e i nomi di Biagio, Giordano, Paolo e Matteo. Ce l’hanno messo gli altri operai, il giorno dopo.​​</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Cronaca/PublishingImages/ImmaginiArticolo/Haemotrinic1.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Paolo Viana</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Mpsnuoviindagati.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Mps, nuovi indagati E la Svizzera collabora</title><subtitle>Mps, nuovi indagati E la Svizzera collabora</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Mpsnuoviindagati.aspx</link><description>Tecnicamente si chiamano «retrocessioni». Vuol dire «tangenti». Pagate da investitori della banca Montepaschi di Siena alla cosiddetta «banda del 5%», specializzata in operazioni finanziarie su scala internazionale e che, secondo gli inquirenti senesi, avrebbero a che fare con il riciclaggio di proventi illeciti e reati di evasione e frode fiscale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri la Guardia di finanza ha eseguito quindici perquisizioni, grazie anche alla «straordinaria collaborazione – spiega un inquirente – delle autorità svizzere, che ci hanno messo a disposizione una miniera di informazioni». Le autorità elvetiche hanno condotto perquisizioni nel Canton Ticino. Nel mirino ci sarebbe una finanziaria di Paradiso, nei pressi di Lugano, che sarebbe coinvolta anche in una compravendita di titoli tossici in danno a Mps.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo nuovo filone conta 12 indagati, alcuni dei quali nuovi nell’inchiesta, mentre altri erano già stati iscritti sul registro dalla Procura di Siena nel febbraio scorso, quando le indagini portarono all’arresto dell’ex capo dell’area finanza del Monte dei Paschi, Gianluca Baldassarri, detenuto da tre mesi nel carcere fiorentino di Sollicciano. L’indagine mira a «risalire la catena non escludendo l’ipotesi di &amp;quot;retrocessioni&amp;quot; ossia di tangenti», appunto il 5% del valore delle operazioni, pagate per concludere gli &amp;quot;investimenti&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel registro degli indagati è stato iscritto anche Roberto Villa, ex presidente della finanziaria Starfin e di Richard Ginori (gruppo che ha rischiato il tracollo e che proprio ieri ha ottenuto l’accordo di salvataggio attraverso il gruppo Gucci), ipotizzando a suo carico il reato di riciclaggio. La procura di Firenze ha infatti aperto un fascicolo sulla gara d’asta del 22 aprile per la vendita della Ginori. L’unica offerta è arrivata da Gucci che ha messo sul piatto 13 milioni di euro e un piano di rilancio che dovrebbe salvare almeno 230 dei 304 dipendenti. In procura si spiega che gli accertamenti non riguardano la posizione di Gucci ma «eventuali terzi». Il sospetto, infatti, è che si sia tentato il sabotaggio della gara: l’aggiudicazione definitiva dell’azienda a Gucci è prevista per il 25 maggio ed é subordinata ad un accordo con i sindacati. Gli accertamenti, viene spiegato in procura, «sono a salvaguardia della genuinità delle procedure e possono riguardare eventuali terzi» ma l’indagine non riguarda Gucci «che sta salvando un’azienda». Come dire che il metodo di lavoro della &amp;quot;banda del 5%&amp;quot; potrebbe aver avuto a che fare anche con le sorti dello storico marchio toscano. Secondo quanto ricostruito dalla procura fiorentina che indaga sulla Richard Ginori, Gianluca Baldassarri, tra l’altro, avrebbe anche svolto investimenti nella Starfin, la società con la quale Villa comprò la storica fabbrica fiorentina. I due sono amici da sempre essendo anche nati nella stessa località, Lugo di Romagna, in provincia di Ravenna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’inchiesta senese, invece, va avanti di pari passo con quella dei colleghi della procura di Lugano che hanno iscritto nel registro degli indagati altri personaggi legati alla finanza svizzera e al mondo delle &amp;quot;casseforti&amp;quot; in cui celare denaro di provenienza illecita o da mettere al riparo dal fisco. La stessa procura ticinese aveva già aperto un fascicolo per riciclaggio anche su Baldassarri.</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Cronaca/PublishingImages/ImmaginiArticolo/monte_dei_paschi_siena.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Nello Scavo</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/bastaconilpizzo.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>«Basta con il pizzo. Noi non paghiamo più»</title><subtitle>«Basta con il pizzo. Noi non paghiamo più»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/bastaconilpizzo.aspx</link><description>Dalla morte alla speranza, anche in terra di camorra. Dove l’esempio di imprenditori coraggiosi, uccisi dai clan, ha portato altri a denunciare. «Sono trascorsi 5 anni dall’assassinio di mio padre Domenico Noviello, grido forte il suo nome affinché rimbombi e arrivi chiaro e deciso a tutti, così come era lui, chiaro e deciso». Parla diretto Massimo, figlio dell’imprenditore ucciso dalla camorra il 16 maggio 2008 per aver denunciato sette anni prima un tentativo di estorsione. Colpito perché troppo solo. Ma ora sono sempre di più gli imprenditori che denunciano. Nel suo nome. Parla Massimo, «soprattutto a quelli che non vorrebbero sentirlo il suo nome, a quelli per i quali Domenico Noviello rappresentava un problema. Oggi invece rappresenta tutti quelli che non ci stanno, tutti quelli che preferiscono morire piuttosto che piegarsi». Davanti a lui, in prima fila, due persone applaudono convinte. Poi lo vanno ad abbracciare. Sono due imprenditori (non facciamo i nomi per tutelarli) di Casapesenna, feudo di Michele Zagaria, &amp;quot;issu&amp;quot;, il boss dei &amp;quot;casalesi&amp;quot;, l’ultimo dei grandi latitanti, catturato l’8 dicembre 2011. «Noviello lo conoscevamo bene, l’avevamo incontrato pochi giorni prima - ricordano -. La sua morte era un messaggio per tutti noi imprenditori: dovevamo continuare a pagare. Ma quando lo hanno ucciso si è rotto qualcosa».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Un sistema che funzionava perfettamente: 15mila euro di &amp;quot;pizzo&amp;quot; a Pasqua, Ferragosto e Natale. «Pagavamo tutti, per paura, per codardia. Facevi l’imprenditore e già sapevi che dovevi pagare. Ci avevano insegnato che è meglio sentire il rumore dei cancelli del carcere che il suono delle campane a morto». Pagare «per stare tranquilli, quella era la regola». Ma, ammettono, «abbiano sbagliato: i camorristi, Zagaria e i suoi, sono cresciuti per la nostra codardia».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Ma poi arriva quell’8 dicembre. «Abbiamo festeggiato, pensavamo fosse tutto finito. Invece dopo poche settimane sono venuti a dirci che non era cambiato niente. Camorristi di settima fila. Ma non potevamo correre il rischio che i loro &amp;quot;stuzzicadenti&amp;quot; si trasformassero in cannoni grazie a nostri soldi. Così non solo non abbiamo pagato ma siamo andati a denunciare». Sostenuti dalla Federazione antiracket. Sono così scattate inchieste e arresti che hanno ulteriormente colpito il clan. «In un primo tempo in piazza ci schivavano. Oggi c’è solidarietà. Prima eravamo vigliacchi e oggi no. Ci rispettano».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
E anche altri hanno denunciato, ormai più di venti. «Ora sono i camorristi ad avere paura. Sanno che se ci minacciano andiamo subito a denunciare». Una scelta convinta. «Mi sento finalmente libero, sono straconvinto di quello che ho fatto. Anzi la mia azienda è anche cresciuta perché non paghiamo e lavoriamo di più». Ma, aggiunge, «l’unico timore è per miei figli. E anche noi abbiamo paura. Forze dell’ordine e magistratura è giusto che indaghino e se ho sbagliato è giusto che paghi. Ma devono darci fiducia». «Non ci sentiamo protetti. Non posso correre il rischio che tra qualche hanno dicano &amp;quot;era una brava persona&amp;quot;». Però insistono: «Dopo i successi del &amp;quot;modello casertano&amp;quot; della repressione era nostro dovere, verso i nostri figli, per riscattare il territorio. Ma abbiamo vinto solo una battaglia non la guerra. Non vediamo l’ora di uscire allo scoperto, scendere in piazza coi cartelloni e fare anche a Casapesenna un’associazione antiracket».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Intanto vanno nelle scuole a dire che «il vero coraggio è quello di chi va a denunciare». Come il loro amico Mimmo Noviello. Una risposta convinta arriva dal prefetto Elisabetta Belgiorno, commissario di governo per la lotta al racket e all’usura. «Qua finalmente si è capito che il pizzo non è un normale costo di esercizio per restare e operare sul territorio». Ora però, «bisogna accelerare le procedure per sostenere gli imprenditori che denunciano, bisogna svegliare la grigia burocrazia di &amp;quot;palazzo&amp;quot;». Perché, avverte, «siamo una squadra. Si può fare di più e tutti insieme si può fare la differenza». ​​​​</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Cronaca/PublishingImages/ImmaginiArticolo/pizzo.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Antonio Maria Mira</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/ruby-in-aula-al-processo-racconta-le-notti-ad-arcore-.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Ruby in aula racconta le notti ad Arcore </title><subtitle>Ruby in aula racconta le notti ad Arcore </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/ruby-in-aula-al-processo-racconta-le-notti-ad-arcore-.aspx</link><description>Ruby, la giovane marocchina citata come testimone al processo sui presunti festini a luci rosse ad Arcore a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, ha raccontato che al termine della prima serata in cui si recò a Villa San Martino, il 14 Febbraio 2010, &amp;quot;Silvio Berlusconi mi diede una busta con 3mila euro&amp;quot;. Durante quella festa, ha spiegato, lei raccontò &amp;quot;una storia inventata&amp;quot;, e cioè di essere figlia di una cantante brasiliana-egiziana e di essere &amp;quot;parente&amp;quot; di Mubarak. Anche la seconda sera ad Arcore &amp;quot;ricevetti una busta con la stessa cifra, mi sembra in banconote da cinquecento&amp;quot;. Ruby ha poi spiegato di essersi recata &amp;quot;altra cinque - sei volte ad Arcore ma non ho la&lt;br /&gt;capacità di ricordare tutte le serate&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spezzoni, questi, della deposizione che stamattina ha visto Karima El Marough comparire per la prima volta in un aula di tribunale come testimone, nel processo detto &amp;quot;Ruby bis&amp;quot;. Dal ragioniere Giuseppe Spinelli, il collaboratore di Silvio Berlusconi, Ruby ricevette &amp;quot;30mila euro in contanti per aprire un centro estetico in via della Spiga a Milano&amp;quot;: lo racconta la stessa Karima nel corso della sua testimonianza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante i balletti che si svolgevano ad Arcore, Nicole Minetti &amp;quot;rimase in intimo&amp;quot;. Lo ha detto Ruby durante la sua deposizione davanti ai giudici di Milano. &amp;quot;Alcune ragazze erano travestite da infermiere sexy, altre da suore&amp;quot;, ha aggiunto la giovane marocchina, descrivendo il dopo-cena nella sala che le ragazze &amp;quot;chiamavano del Bunga-Bunga&amp;quot;. Le ragazze, ha spiegato Ruby, &amp;quot;mi hanno raccontato che quel nome era una barzelletta raccontata da Berlusconi&amp;quot;. Ruby, al centro dei processi milanesi sui presunti festini ad Arcore, durante la sua testimonianza in aula ha ribadito di non aver mai avuto rapporti intimi con Silvio Berlusconi. La ragazza lo ha specificato rispondendo a una domanda del Pm Antonio Sangermano.</description><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/processo-trattativa-stato-mafia-napolitano-e-grasso-in-elenco-testi-procura-palermo.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Palermo, Napolitano e Grasso nell'elenco testimoni della Procura</title><subtitle>Palermo, Napolitano e Grasso nell'elenco testimoni della Procura</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/processo-trattativa-stato-mafia-napolitano-e-grasso-in-elenco-testi-procura-palermo.aspx</link><description>Ci sono anche il capo dello Stato Giorgio Napolitano, e il presidente del Senato Piero Grasso, nell'elenco dei testimoni che i Pm hanno chiesto di ascoltare nel processo sulla trattativa Stato-Mafia, che si aprirà il prossimo 27 maggio a Palermo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I testi citati dai pm sono in tutto 180. Tra i chiamati a deporre anche l'ex pg della Cassazione Vitaliano Esposito. La citazione di Napolitano peraltro preannunciata nei giorni scorsi, come quella degli altri testimoni indicati dalla Procura, deve essere valutata dalla Corte d'assise che celebra il processo e che deciderà se ammettere le citazioni. Oggi sono state depositate anche le liste testi del legale degli ufficiali dell'Arma dei carabinieri Mario Mori, Giuseppe Dedonno e Antonio Subranni e dell'ex ministro Nicola Mancino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Si tratta di una strategia processuale dei pm su cui credo sia meglio non entrare, valuterà il giudice che ammetterà le prove e ne valuterà la rilevanza. In particolare, si tratta delle più alte cariche dello Stato, con particolare riferimento al capo dello Stato Napolitano, quindi devono essere delle testimonianze indispensabili e assolutamente utili al processo, questo a mio avviso, ma non sono io a dover valutare&amp;quot;. Così &lt;strong&gt;Donatella Ferranti,&lt;/strong&gt; Pd, presidente della commissione giustizia della Camera, risponde a&lt;em&gt; Radio 24 &lt;/em&gt;sulla richiesta dei pm di Palermo di far testimoniare Napolitano e altre alte cariche dello Stato. Ma è in atto uno scontro tra magistratura inquirente e politica come dice Berlusconi? &amp;quot;Ritengo che non si deve valutare questo episodio in quest'ambito - ha risposto - lasciamolo, come per Berlusconi, nell'ambito del processo, facciamo che i giudici valutino al meglio la rilevanza di queste testimonianza al limite del decidere&amp;quot;. Forse facevano meglio a non fare questa lista... &amp;quot;Non conosco le carte del processo, mi auguro che questa lista testi sia stata adeguatamente ponderata&amp;quot;. </description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Cronaca/PublishingImages/ImmaginiArticolo/napocina90x90.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/disastro-porto-genova-ritrovato-corpo-ultimo-disperso.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Genova, ritrovato il corpo dell'ultimo disperso </title><subtitle>Genova, ritrovato il corpo dell'ultimo disperso </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/disastro-porto-genova-ritrovato-corpo-ultimo-disperso.aspx</link><description>I palombari della Marina militare hanno trovato il corpo del sergente Gianni Iacoviello, la nona vittima dell'incidente di Genova, l'ultimo disperso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stamattina, nella sessione dedicata alla Cyber Defence durante il Symposium organizzato dalla Scuola di Telecomunicazione delle Forze armate in corso a Chiavari (Genova), si è discusso dei dati cibernetici e satellitari come fonte di prova anche giudiziaria: i dati cibernetici e delle ricognizioni satellitari potrebbero avere &amp;quot;massimo ruolo&amp;quot; - è stato detto - nel determinare cause e concause dell'incidente avvenuto in porto a Genova il 7 maggio scorso quando la portacontainer Jolly Nero ha urtato, facendola crollare, la Torre piloti provocando nove morti. </description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Cronaca/PublishingImages/ImmaginiArticolo/PDF4005895_37631755.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/ior-azioni-legali-contro-accuse-riciclaggio.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Ior, si valutano azioni legali contro le accuse di riciclaggio </title><subtitle>Ior, si valutano azioni legali contro le accuse di riciclaggio </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/ior-azioni-legali-contro-accuse-riciclaggio.aspx</link><description>​Lo Ior sta valutando azioni legali contro quanto detto in alcune intercettazioni, pubblicate oggi da due quotidiani, che coinvolgerebbero il direttore generale dell'Istituto, Paolo Cipriani, chiamato in causa dal presunto intermediario Mauro Brandani nell'ambito di un' inchiesta su un'operazione antiriciclaggio della Procura di Palermo. A quanto riferito da fonti qualificate, le intercettazioni hanno provocato una &amp;quot;forte insofferenza&amp;quot; anche per il contenuto palesemente da &amp;quot;fiction da serie B&amp;quot;. Fonti d'Oltretevere confermano la &amp;quot;forte insofferenza&amp;quot; per questo &amp;quot;ennesimo tentativo&amp;quot; di coinvolgere lo Ior in vicende giudiziarie, visto che tra inchieste vere o presunte, l'Istituto è finito sul &amp;quot;banco degli imputati&amp;quot; in quasi ogni tipo di inchiesta, dalla vicenda Orlandi allo scandalo Mps, anche senza alcun reale motivo di coinvolgimento. E in questa occasione viene rilevato come si sia &amp;quot;passato il limite&amp;quot;, a maggior ragione considerando lo scenario da &amp;quot;film d'azione&amp;quot; e palesemente inventato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo motivo, per la prima, volta si sta valutando di dare mandato ai legali di difendere l'onorabilità della persona e tutelare il lavoro dell'Istituto. La &amp;quot;totale infondatezza&amp;quot; delle affermazioni contenute nell'intercettazione riguarda, ad esempio, elementi come l'inesistente &amp;quot;Ior del Lussemburgo&amp;quot; o le modalità del presunto riciclaggio, che sarebbe potuto avvenire portando grandi somme in contanti direttamente degli uffici del direttore, somme poi girate con fantomatici bonifici esteri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forti incongruenze, viene fatto notare, anche alla luce dei rigidi controlli che da sempre vengono effettuati nei confronti di chiunque entra nella Città del Vaticano, rafforzati anche dalla recente normativa antiriciclaggio che impedisce l'ingresso Oltretevere di somme in contanti superiori ai 10mila euro senza una specifica dichiarazione all'autorità di vigilanza.</description><pubDate>Thu, 16 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/riaperto-caso-bergamini.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Indagata per omicidio l'ex fidanzata di Bergamini</title><subtitle>Indagata per omicidio l'ex fidanzata di Bergamini</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/riaperto-caso-bergamini.aspx</link><description>Un avviso di garanzia per concorso in omicidio volontario e' stato 
notificato a Isabella Interno', ex fidanzata di Donato Bergamini, il 
calciatore del Cosenza morto il 18 novembre 1989 investito da un camion.
 L'avviso e' stato emesso dalla Procura di Castrovillari che ha riaperto
 le indagini sulla morte del calciatore.&lt;br /&gt;
&lt;p&gt;L'avviso di garanzia, notificato dai carabinieri del Comando 
provinciale di  Cosenza, scaturisce dalle indagini avviate dalla Procura
 di Castrovillari dalle  quali sarebbe emerso che Bergamini era gia' 
morto quando fu investito' dal  camion e non si getto' a pesce sotto il 
mezzo, come stabili' la prima inchiesta.  Ad ipotizzare il primo 
scenario sono una serie di perizie realizzate dai  carabinieri del Ris e
 dal medico legale dopo la riapertura dell'inchiesta su  richiesta della
 famiglia Bergamini&lt;/p&gt;</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Cronaca/PublishingImages/ImmaginiArticolo/26112010_1_37720734.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Wed, 15 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/uccide-padre-e-figlio-per-motivi-di-lavoro-all-alba-duplice-omicidio-al-bar-a-milano.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Spara e uccide padre e figlio al bar, erano suoi ex datori di lavoro</title><subtitle>Spara e uccide padre e figlio al bar, erano suoi ex datori di lavoro</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/uccide-padre-e-figlio-per-motivi-di-lavoro-all-alba-duplice-omicidio-al-bar-a-milano.aspx</link><description>&lt;div&gt;Duplice omicidio questa mattina a Casate, una frazione di Bernate Ticino in provincia di Milano. Un uomo di 36 anni, alle 6.25, ha sparato a padre e figlio in un bar di via Milano, probabilmente a seguito di una lite. L'uomo è stato arrestato dai carabinieri poco prima di costituirsi in caserma. Secondo  quanto si apprende, i tre erano legati da rapporti di lavoro e all'origine del gesto ci sarebbero rancori personali. Sul posto, sono intervenute due ambulanze, un'automedica e un elisoccorso del 118 di Milano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le vittime, padre e figlio, avevano rispettivamente 47 e 22 anni ed erano residenti a Turbigo, sempre in provincia di Milano. Il giovane è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa, mentre il padre al torace. L'omicida, Davide Spadari, si trova ancora in caserma a Milano per essere ascoltato dai carabinieri ma, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato probabilmente licenziato dalle vittime, i suoi ex datori di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rancori personali covati negli anni, più che motivazioni economiche, sarebbero all'origine del gesto. Agli inquirenti avrebbe raccontato di angherie, giustificandosi con un &amp;quot;mi trattavano male&amp;quot;. L'omicida lavorava nella loro carpenteria quando ieri il titolare lo avrebbe invitato a non presentarsi più in ditta.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description><pubDate>Wed, 15 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/uccisi-a-picconate-comune-milano-si-costituisce-parte-civile-contro-kabobo.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Milano, uccisi a picconate: il Comune sarà parte civile contro Kabobo </title><subtitle>Milano, uccisi a picconate: il Comune sarà parte civile contro Kabobo </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/uccisi-a-picconate-comune-milano-si-costituisce-parte-civile-contro-kabobo.aspx</link><description>&amp;quot;Il Comune di Milano si costituirà parte civile e sarà dalla parte delle vittime&amp;quot;. Lo ha affermato il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, in relazione alle aggressioni a colpi di piccone del ghanese Mada Kabobo che ha ucciso tre persone e ne ha ferite altre tre. Dopo la decisione di proclamare il lutto cittadino nel giorno dei funerali, il sindaco Pisapia ha annunciato che Palazzo Marino sarà al fianco delle famiglie delle vittime anche in tribunale.&lt;br /&gt;</description><pubDate>Wed, 15 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/gdf-esegue-34-arresti-per-riciclaggio-anche-magistrato-tar-lazio.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>34 arresti per riciclaggio In manette anche un magistrato </title><subtitle>34 arresti per riciclaggio In manette anche un magistrato </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/gdf-esegue-34-arresti-per-riciclaggio-anche-magistrato-tar-lazio.aspx</link><description>&lt;div&gt;È un giudice amministrativo del Tar del Lazio il magistrato arrestato oggi insieme ad altre 33 persone nell'operazione del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza che ha smantellato un'organizzazione criminale che riciclava denaro in Italia e all'estero. Destinatari di misure cautelari anche avvocati, commercialisti e appartenenti alle forze dell'ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'organizzazione criminale era attiva in Italia e all'estero. Sono state eseguite 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 12 arresti domiciliari, 85 perquisizioni effettuate dalle Fiamme gialle. Tra i destinatari della misure cautelari due carabinieri e &amp;quot;anche soggetti operanti nell'area dell'intermediazione finanziaria e facenti capo al prof. Gianni Lapis, noto avvocato tributarista palermitano, già prestanome di Vito Ciancimino&amp;quot;. L'organizzazione criminale &amp;quot;riciclava, in italia e all'estero, denaro sporco -spiegano le fiamme gialle- frutto di illecite attività e commercializzava oro in assenza delle prescritte autorizzazioni&amp;quot;. Per smascherare i responsabili, per mesi un finanziere si è infiltrato nell'organizzazione. &amp;quot;L'organizzazione criminale, operante&lt;br /&gt;su tutto il territorio nazionale e all'estero, dedita a violazioni valutarie in titoli, valori e mezzi di pagamento nazionali, europei ed esteri, nonchè all'esecuzione di illecite movimentazioni finanziarie e di capitali, anche transnazionali, è stata smantellata dai finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria&amp;quot;. L'attività, spiega la Gdf, è stata coordinata e diretta nelle ultime fasi dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti, Daniele Paci, Lia Sava e Dario Scaletta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giudice del Tar del Lazio, Franco Angelo Maria Debernardi, 63 anni, e i due carabinieri, &amp;quot;dietro la prospettiva di lauti compensi, fornivano il proprio apporto qualificato nella programmazione e nella realizzazione degli affari di cambio valuta di provenienza illecita&amp;quot;, precisano alla Guardia di Finanza. Numerosi i reati ipotizzati a carico dei responsabili: non solo associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, finalizzata al riciclaggio di ingenti quantitativi&lt;br /&gt;di denaro in divisa estera e al commercio dell'oro, attraverso l'esercizio abusivo della professione di intermediario finanziaro con modalità tali da eludere il sistema della tracciabilità delle operazioni (aggirando il circuito bancario e consentendo di fatto l'immissione nei mercati di denaro contante), ma anche falsificazione, spendita e introduzione nello stato di monete falsificate, detenzione illegale di armi e munizionamento, truffa e violazioni alla disciplina del mercato dell'oro. Fondamentale per la ricostruzione dei fatti e l'addebito delle singole responsabilità, è stato l'impiego di un finanziere 'sotto coperturà che, infiltrato nelle diverse organizzazioni, &amp;quot;ha partecipato alle trattative necessarie per concludere le operazioni di&lt;br /&gt;cambio, acquisendo così precisi elementi di prova&amp;quot;. Le indagini hanno già permesso di sequestrare valuta straniera (principalmente dollari Usa, Won nord-coreani e Franchi svizzeri), per un controvalore complessivo superiore a 11 milioni e mezzo di euro e di denunciare 93 persone. Le attività, eseguite dalle prime ore dell'alba dalle fiamme gialle del nucleo speciale di polizia valutaria di Roma e di altri 29 reparti della Guardia di Finanza, hanno interessato le province di Palermo, Roma, Torino, Aosta, La Spezia, Milano, Varese, Como, Verona, Vicenza, Padova, Modena, Firenze, Arezzo, L'Aquila, Frosinone, Benevento, Napoli, Crotone, Cosenza, Messina e Catania. &lt;/div&gt;
</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Cronaca/PublishingImages/ImmaginiArticolo/e72817ffc5_37721800.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Wed, 15 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/mps-perquisizioni-in-italia-e-in-svizzera.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Mps, decine di perquisizioni in Italia e in Svizzera </title><subtitle>Mps, decine di perquisizioni in Italia e in Svizzera </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/mps-perquisizioni-in-italia-e-in-svizzera.aspx</link><description>​L'ipotesi di sfruttamento di alcuni titoli tossici mediati da una finanziaria di Paradiso, nel Canton Ticino in Svizzera, sarebbe all'origine delle perquisizioni effettuate dalla Guardia di finanza italiana in accordo con le autorità elvetiche, nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Siena sul Monte dei Paschi. È quanto si apprende da fonti giudiziarie. Le compravendite dei titoli tossici sarebbero avvenute, secondo l'ipotesi dell'accusa, in danno a Mps. Le perquisizioni della Guardia di finanza rientrano nel filone di inchiesta legato alla cosiddetta 'banda del 5%'; in questo ambito è stato arrestato lo scorso 16 febbraio l'ex capo dell'area finanza di Mps, Gianluca Baldassarri, detenuto tuttora nel carcere fiorentino di Sollicciano. Le Fiamme gialle hanno eseguito una quindicina di perquisizioni anche in alcune città italiane, tra cui Milano, Bologna, Ravenna e Roma.</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Cronaca/PublishingImages/ImmaginiArticolo/mps180.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Wed, 15 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/dietro-quel-test-dura-battaglia.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Dietro quel test una dura battaglia legale</title><subtitle>Dietro quel test una dura battaglia legale</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/dietro-quel-test-dura-battaglia.aspx</link><description>I  test che ha permesso ad Angelina Jolie di stabilire il rischio di sviluppare un cancro è al centro da anni di un’importante e infuocata battaglia legale, destinata a concludersi il 30 giugno con una sentenza della Corte Suprema americana, che potrebbe essere decisiva per la brevettabilità di parti del corpo umano.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Tutti noi siano dotati di un numero ancora imprecisato di geni, si stima tra i 20 e i 30mila, che contengono le informazioni necessarie allo sviluppo e al funzionamento del nostro organismo, in interazione con l’ambiente. Semplificando molto, i geni sono uguali per tutti, ogni singolo gene può presentarsi in molte versioni leggermente differenti, che si manifestano nelle diversità esteriori o anche in patologie di vario tipo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine degli anni 80 ricercatori americani hanno individuato i geni BRCA 1 e BRCA2, il cui ruolo principale è quello di produrre proteine che riparano il Dna, soprattutto nei tessuti del seno. Alcune versioni di tali geni, però, favoriscono l’insorgenza di tumori maligni, con una probabilità di circa l’85% per la mammella e del 45% per le ovaie entro i 70 anni (va precisato che il singolo individuo o si ammala o non si ammala, la percentuale si riferisce a un sottogruppo di popolazione: su 1000 persone che hanno il gene &amp;quot;difettoso&amp;quot;, in media 850 si ammaleranno di cancro al seno, ma 150 non ne saranno per nulla colpite). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra il ’94 e il ’95, l’azienda dello Utah Myriad Genetics, fondata da docenti universitari, sequenziò e fece brevettare (per 20 anni) i due geni e nel 1996 lanciò il test per individuare le versioni pericolose di BRCA 1 e 2. Ciò ha permesso alla società di essere l’unica a poterlo vendere: oggi, negli Usa, costa 3.300 dollari, ridotti a 100 per chi ha una polizza sanitaria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la comunità scientifica e alcune associazioni si sono opposte al brevetto di geni, sia per motivi ideali sia perché non permette la concorrenza che abbassi i prezzi dell’esame. Nel 2010 a New York, l’azienda perse la causa di primo grado, vinse poi in appello, che fu ripetuto su istanza della Corte Suprema, chiamata ora a pronunciarsi nel merito, dopo che nel 2012 la sentenza favorevole alla Myriad è stata confermata.</description><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Andrea Lavazza</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/il-libro-bianco-sulle-domenica-libera.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Domenica libera, il Libro bianco dei lavoratori</title><subtitle>Domenica libera, il Libro bianco dei lavoratori</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/il-libro-bianco-sulle-domenica-libera.aspx</link><description>Molti sono messaggi anonimi lasciati sui social network nelle pagine dedicate a &amp;quot;Libera la domenica&amp;quot;. Altri sono lettere che descrivono i pensieri delle commesse dei centri commerciali e delle vie dello shopping nelle città d’arte. Il libro bianco che raccoglie oltre ottocento messaggi di dipendenti contrari alle aperture selvagge dei negozi sono, come lo definisce in apertura del volume monsignor Giancarlo Maria Bregantini, il presidente della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro, «un grido di dolore» che spiega come possano sentirsi i genitori a lasciare in casa i figli nel giorno in cui invece potrebbero passare del tempo insieme. «Il cuore di una madre è straziato - dice il vescovo metropolita di Campobasso-Boiano - e il suo lavoro sarà un costante nervosismo». Da queste pagine, in cui tante storie di adolescenza, di passeggiate nel parco, di momenti vissuti in casa si scontrano con la necessità di dover lavorare sette giorni su sette, trapela tanta malinconia. «Si sente la nostalgia - continua il prelato - per una bella Messa vissuta insieme, di una passeggiata carica di emozioni d’amore, di un abbraccio più prolungato». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è bisogno di rendere la società a misura d’uomo, sembrano dire le testimonianze del libro &amp;quot;Profumo della domenica&amp;quot;. Serve un giorno di riposo «da dedicare alla famiglia - scrive infatti Mauro Rendina, orologiaio - bisogna lavorare per vivere, non vivere per lavorare». Casa, riposo, figli, ma anche preghiera. «Il Signore ha fatto il settimo giorno per riposare e nutrire la fede», ricorda Anna Veltro, responsabile di una sanitaria. Sulla stessa lunghezza d’onda Emanuele Tomassetti: «L’uomo è anche chiamato al riposo e alla festa. Per noi la festa è e deve restare la domenica». Contro le aperture domenicali, quasi tutte le mamme. I toni sono accorati, vogliono restare a casa almeno nei giorni festivi per non perdersi «i momenti più belli della crescita dei figli», sostiene Valentina Pancaldi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le richieste possono apparire banali: portare nel parco i figli, giocare con loro, uscire a visitare un museo. «Chiedo semplicemente di non dover rinunciare ai miei bambini - scrive in forma anonima una dipendente di un negozio -. E questo può accedere solo la domenica». Vorremmo vedere almeno un giorno a settimana i nostri figli, supplica il team di commessi del negozio di scarpe di via Candia nella Capitale, «oggi si apre dal lunedì alla domenica e i negozi sono vuoti. Qualcosa non torna». Ripesca invece immagini del suo passato Maria Lembo, a capo di una bottega in via Eritrea a Roma, ricordando «i pranzi in famiglia, la condivisione delle idee, il dialogo in casa che oggi viene a mancare. Quante volte non posso accompagnare nemmeno i miei bimbi a Messa, perché debbo correre in negozio!». Non solo i genitori, ma anche i nonni ci perdono dal lavoro domenicale. «Ricordo con gioia e malinconia le passeggiate a Villa Borghese con i miei - scrive Mario Carbutti che a Roma gestisce un ingrosso di biciclette - oggi tutto questo per i miei nipoti è messo in discussione». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stare insieme la domenica, significa anche, per chi crede, nutrire l’anima. Ridare senso al Giorno del &lt;br /&gt;Signore, è una costante nei messaggi dei lavoratori. «Ritorniamo al valore cristiano della domenica dedicata alla preghiera» sottolinea così il tabaccaio Antonio Lala.</description><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Alessia Guerrieri</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/il-genetista-jolie.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>«È una decisione motivata ma non obbligatoria»</title><subtitle>«È una decisione motivata ma non obbligatoria»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/il-genetista-jolie.aspx</link><description>«A parte la notorietà del personaggio, che ha acceso i riflettori sul caso, sono molte le donne che si sottopongono a questa operazione», commenta il professor Giovanni Neri, ordinario di Genetica Medica e Direttore dell’Istituto di Genetica Medica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. «Di solito lo fanno in età più avanzata e, soprattutto, dopo aver avuto figli, perché questa tipologia di mutazione del gene BRCA1 il rischio di tumore interessa la mammella e l’ovaio. Pertanto le donne nella situazione della Jolie devono affrontare anche l’asportazione delle ovaie».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Con una diagnosi che rileva questa specifica mutazione genetica, è giustificato un intervento di questo tipo?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;In presenza di mutazione di questo gene, il rischio di tumore è altissimo, dieci volte maggiore rispetto a una donna che non presenta questa alterazione. Con questa operazione il rischio si riduce considerevolmente. Quindi possiamo dire che è una decisione motivata ma non obbligatoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il tema non è solo medico, ma anche etico e riguarda la percezione del rischio. Un’azione preventiva così invasiva non è una scelta azzardata?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La prevenzione è fondamentale e deve essere incoraggiata, ma va fatta sotto stretto controllo medico. La comparsa del tumore non è un fatto ineluttabile in presenza di test positivo, così come un test negativo non mette al riparo dall’ammalarsi. Ci vuole una corretta campagna di informazione che permetta di intervenire senza indugio e consenta così di valutare con attenzione la situazione clinica e diagnostica della paziente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Vanno molto di moda i test di genetica fai-da-te, con tutti i rischi di decrittazione da parte dei non addetti ai lavori.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ci sono società cui basta mandare un batuffolo di ovatta intriso di saliva e inviano a casa una batteria completa di risultati di test genetici lasciati all’interpretazione di chi li riceve. Ricordiamo che i test forniscono una predittività, non una certezza. E, in aggiunta, il repertorio dei test predittivi veramente efficaci è molto ristretto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La scelta estrema della Jolie fa discutere: non vi è il timore che possa diventare un modello da seguire per migliaia di donne che si trovano nella stessa situazione?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Non penso che l’outing della Jolie innescherà fenomeni di emulazione, anche perché non è detto che questa decisione possa andare bene per tutte le donne che si trovano ad affrontare questo problema. Inoltre con la rimozione non si azzera la possibilità di ammalarsi e, vista la contemporanea necessità di asportare le ovaie, sarebbe grave se fosse fatto da ragazze di vent’anni. Per questo è fondamentale poter contare su un team di specialisti che possano aiutare le donne, le pazienti, ad effettuare una scelta informata, consapevole e rispettosa del loro sentire.</description><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Emanuela Vinai</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/la-psicoterapeuta-jolie.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>«Altissimo il costo umano della sicurezza chirurgica»</title><subtitle>«Altissimo il costo umano della sicurezza chirurgica»</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/la-psicoterapeuta-jolie.aspx</link><description>«Una grandissima tenerezza. Questo mi ha suscitato la notizia che Angelina Jolie, che non è solo una donna da copertina, abbia preso una decisione tanto difficile. E un altrettanto grande dispiacere. Perché sono convinta che nell’eziologia del tumore ci sia anche una dimensione emozionale. E che nel caso della Jolie andasse tenuto presente tutto il dolore che ha provato per la malattia e la morte della madre. Che si dovesse tenere conto anche di quello che si ripromette di risparmiare ai figli». Giuliana Mieli, psicoterapeuta, ha speso gran parte della sua vita lavorativa affiancando gli oncologi dell’ospedale San Gerardo, a Monza. «Mi piace Angelina Jolie – confessa – come attrice e come donna. Non è una bellezza senza cervello». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’attrice – sei volte mamma, con tre figli biologici e tre adottati – lo ha scritto a chiare lettere: con la mastectomia preventiva spera di sfuggire alla malattia ma anche – e forse soprattutto – evitare che i figli vivano ossessionati dal pensiero che lei muoia per il cancro, come la nonna. Si è sacrificata per non costringere i suoi ragazzi ad affrontare il lutto. «È solo un’illusione. Non credo sia questa la strada giusta e, anzi, sono convinta che una scelta così radicale crei a propria volta un lutto. Tanto più che la decisione della Jolie – prosegue Mieli – dimostra che c’è in lei una grande consapevolezza, un atteggiamento cruciale per rendere efficace qualsiasi strategia preventiva e basata sulla diagnosi precoce. Troppo alto il costo umano della sicurezza chirurgica».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle parole che ha affidato al New York Times, Angelina sostiene: «Le sfide che non ci devono spaventare sono quelle su cui possiamo intervenire e di cui possiamo assumere il controllo». Ma è la prima a sapere che l’intervento a cui si è sottoposta tre mesi fa non la mette al riparo dal tumore. Che malgrado gli esisti infausti degli esami genetici, il cancro al seno avrebbe potuto non presentarsi mai e che nessuno può garantirle non insorga comunque: il rischio è stato abbattuto ma non cancellato. Con buona pace del controllo... «Io l’avrei aiutata in un altro modo, cercando di far emergere la sua sofferenza psicologica. La medicina si occupa del dolore fisico che solo un aspetto della sofferenza. Credo – prosegue la psicoterapeuta – che l’avrei accompagnata nell’affrontare le sue paure in modo umano e non chirurgico,facendomi guidare dalla sua complessa storia emotiva». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È sempre percorribile una strada diversa da quella che porta in sala operatoria: «È tutta una vita che combatto perché la medicina esca dalla dicotomia corpo-mente. Non si può pretendere di curare il primo ignorando la seconda».</description><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Nicoletta Martinelli</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/malati-azzardo-uno-su-tre-delinque.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Malati d’azzardo, uno su tre delinque</title><subtitle>Malati d’azzardo, uno su tre delinque</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/malati-azzardo-uno-su-tre-delinque.aspx</link><description>Henrietta Bowden-Jones, psichiatra specializzata in patologie legate alla dipendenza dal gioco, è la fondatrice e direttrice della &lt;em&gt;National problem gambling clinic&lt;/em&gt; di Londra, prima clinica nel Regno Unito per la cura di persone affette da sindrome da gioco. Gestisce anche l’&lt;em&gt;Uk problem research gambling consortium&lt;/em&gt;, un gruppo di 12 ricercatori di quattro università che collaborano a diversi progetti tesi a esplorare la neurobiologia della patologia del gioco. È anche consulente del governo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;È possibile stabilire quanti sono i ludopatici nel mondo e in Europa?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Non tutti i Paesi hanno condotto ricerche specifiche. Il problema è che quando si usano diversi strumenti per diagnosticare la ludopatia, per esempio il Sogs e il Cpgi, diventa difficile fare statistiche. Ecco perchè è importante usare un unico metodo, almeno in Europa. In Gran Bretagna la dipendenza al gioco d’azzardo colpisce lo 0,9% della popolazione, mezzo milione di persone circa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;C’è il rischio che commettano anche reati?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Circa un terzo dei compulsivi commette atti illegali. Si tratta però di un dato comune a tutto il mondo. I crimini pià diffusi sono la frode e l’appropriazione inedbita. Spesso rubano anche sul posto di lavoro dopo averlo fatto ad amici e parenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quanto costa curare un ludopatico in Gran Bretagna?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il trattamento è gratuito e finanziato dal &lt;em&gt;Responsible gambling trust&lt;/em&gt;, un ente di carità specializzato in materia. Il &lt;em&gt;National problem gambling clinic&lt;/em&gt;, è ancora l’unico ospedale pubblico a curare questa patologia. Vediamo i pazienti per una consultazione iniziale e poi per otto sedute individuali o di gruppo. Offriamo anche terapia familiare e aiuto su come gestire le finanze oltre a sedute specifiche per sole donne o senzatetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quali sono le cure più efficaci?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il medico statunitense Nancy Petry ha scoperto che la terapia cognitiva comportamentale produce ottimi risultati per contenere la ludopatia. Su questo tipo di terapia abbiamo scritto un manuale e ne abbiamo fatto lo strumento principale per curare i nostri pazienti. La percentuale di successo è dell’80%. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;La Gran Bretagna sta facendo abbastanza contro la ludopatia?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Credo che stia facendo davvero molto. Il &lt;em&gt;Responsable gambling strategy board&lt;/em&gt; si occupa della protezione di adulti e bambini vulnerabili oltre a commissionare ricerche e a finanziare cure. Il &lt;em&gt;Responsible gambling trust&lt;/em&gt; investe oltre 5 milioni di sterline ogni anno e anche se mi piacerebbe vedere aumentare gli investimenti mi rendo conto che la Gran Bretagna è già molto avanti nella lotta contro questa problematica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Abolire la pubblicità che promuove il gioco d’azzardo potrebbe servire?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Lo 0,9% della popolazione in Gran Bretagna soffre di ludopia ma il 73% ha giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno. Mettere al bando la pubblicità mi sembra poco realistico. Credo che la cosa da fare sia quella di monitorare la pubblicità soprattutto per quanto riguarda i contenuti e renderli meno invitanti  soprattutto per le persone più giovani. Dobbiamo  inoltre assicurarci che gli spot non vengano trasmessi troppo spesso e senz’altro non quando i ragazzi guardano la tv. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Esistono altre strategie?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Una politica di autoesclusione che permetta alle persone di autoescludersi dalle scommesse è vitale per proteggere i giocatori d’azzardo. Il problema è come raggiungere questo obiettivo. Sto dirigendo un gruppo che sta lavorando con il governo per capire come raggiungere questo obiettivo senza intaccare la libertà di scelta di un individuo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il problema del gioco d’azzardo patologico sta peggiorando?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Nel 2000 e nel 2007 le stime parlavano dello 0,7% della popolazione. Nel 2010 siamo saliti allo 0,9. L’ultimo dato disponibile parlava di 4.500 persone con problemi legati alla dipendenza da gioco e stimava che fossero addirittura il doppio i ragazzi con meno di sedici anni. Ma bisogna aspettare la prossima ricerca per capire se la ludopatia è sempre in salita. Se così fosse potrebbe dipendere dalla maggiore disponibilità di prodotti tra cui quelli su internet. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quante persone vede ogni anno?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Nella nostra clinica curiamo almeno 700 persone l’anno. I giochi più diffusi sono le scommesse sportive, le macchinette elettroniche e internet. Mi piacerebbe che più donne si facessero avanti, attualmente sono solo il 10% dei nostri pazienti.</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Cronaca/PublishingImages/ImmaginiArticolo/Fotogramma_37702837.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Elisabetta Del Soldato</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/ucciso-per-vendetta-angelo-rifugiati.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Ucciso per vendetta l’angelo dei rifugiati?</title><subtitle>Ucciso per vendetta l’angelo dei rifugiati?</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/ucciso-per-vendetta-angelo-rifugiati.aspx</link><description>Un supplemento di indagini per l’&amp;quot;angelo dei rifugiati&amp;quot; di Torino. Lo chiede il comitato per la verità costituito dal marito di Deeqa Aden Gures, avvocato quarantenne di origine somala trovata morta alla tre del mattino del 2 ottobre scorso sul ponte davanti alla Gran Madre con il cranio schiacciato da un pneumatico. Oggi il giudice delle indagini preliminari in camera di consiglio deciderà se archiviare la morte per incidente stradale, come chiesto dalla Procura, o se ordinare nuove indagini, come domandano la famiglia di Deqaa e il comitato, cui ha aderito fra gli altri don Fredo Olivero, ex direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale dei migranti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La morte è avvenuta in circostanze poco chiare e, soprattutto, dopo un mese di minacce ricevute dalla donna. Su Twitter il 30 settembre 2012 compare un tweet inquietante: «Deeqa verrà fatta fuori stanotte». In altre circostanze, hanno confermato i collaboratori della sua associazione, Is Sahan, e alcuni rifugiati che dal 2008 aiutava, era stata minacciata anche in pubblico. Nemici ne aveva perché era una persona scomoda, Aveva  denunciato a più riprese abusi e scorrettezze – ad esempio durante l’Emergenza Nordafrica come nelle occupazioni di edifici dismessi – nell’ambiente, dei rifugiati, dove la miseria rende le persone più fragili e ricattabili dalla criminalità, pronta a reclutare pedine nello spaccio come nel traffico di esseri umani. Inoltre la donna, conferma il marito Luigi Tessiore, proveniva da una importante famiglia somala e aveva avuto dissapori anche con i clan più vecchi della diaspora del suo paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se mancano le prove che Deeqa sia stata uccisa, restano i misteri. Primo, perché è caduta a terra priva di sensi sul ponte la notte del 2 ottobre? Una telecamera di sicurezza all’altra estremità del ponte ha ripreso da lontano gli ultimi minuti della sua vita. Il filmato mostra la donna che, con passo incerto, attorno alle 3, attraversa il ponte che da piazza Vittorio porta alla Gran Madre. A metà del ponte cade a terra e ci resta 90 secondi prima che un’auto la travolga. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«L’ipotesi investigativa – spiega il marito, consulente delle Nazioni Unite che al momento della tragedia era all’estero – è che mia moglie abbia avuto un malore per aver bevuto troppo. Ma, secondo le analisi aveva in corpo un tasso alcolico dello 0,3, l’equivalente di una birra e non aveva ingerito sostanze tossiche. L’autopsia ha invece giudicato le ecchimosi sul cranio compatibili con quelle prodotte dalla ruota di un auto, con i colpi di un bastone o di una mazza da baseball». E nulla si sa dell’auto assassina, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Che – spiega l’avvocato Valentina Zancan, legale della famiglia di Deqaa – nel filmato ha un’andatura strana, non si ferma per vedere cosa è accaduto e neppure fugge. Si ferma al semaforo rosso e poi più avanti, in doppia fila, quindi riparte. Servirebbe un approfondimento per capire che modello di vettura fosse e provare a rintracciare l’investitore». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché Deeqa era sul ponte della Gran Madre in piena notte? E chi ha incontrato?&lt;br /&gt;«Aveva un appuntamento – risponde Tessiore – nelle tasche aveva un foglio A4, sul quale era scritto &amp;quot;ci vediamo in Drogheria&amp;quot; un locale di piazza Vittorio, poco distante dal luogo della morte. Non era la sua calligrafia». Deeqa effettivamente è stata vista li, ma perché si sia recata in quella zona resta un mistero. Pochi istanti prima di morire è salita su un taxi fermo a un semaforo prima del ponte chiedendo di essere portata a casa, in una zona centrale. Il conducente ha riferito che era agitata, ma non aveva denaro con sé e lui aveva una prenotazione, quindi l’ha fatta scendere. Pochi minuti dopo la donna era morta. E un passante ripreso dalle telecamere incrocia l’avvocato, Nessuno, però, l’ha rintracciato. Chi la conosceva, come Dino Barrera dei Verdi, afferma che non andava in locali che non frequentava abitualmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Era molto attiva a San Salvario, ma non veniva neppure a bere un caffè in un bar che non conosceva. Tre giorni prima di morire mi aveva dato appuntamento perché voleva parlarmi di alcune cose che aveva scoperto. Ma abbiamo rimandato e non l’ho più rivista. Purtroppo Torino si è scordata in fretta di lei».&lt;br /&gt;Serve altro tempo per togliere le ombre sull’ultima notte di Deeqa, la donna che ha dedicato la vita ai profughi e fare giustizia.</description><enclosure url="http://www.avvenire.it/Cronaca/PublishingImages/ImmaginiArticolo/32586c4fcd_37702019.jpg" length="" type="image/jpeg" /><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author>Paolo Lambruschi</author></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Domenica-senza-lavoro-di-la-tua.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Domenica senza lavoro </title><subtitle>Domenica senza lavoro </subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Domenica-senza-lavoro-di-la-tua.aspx</link><description>Martedì 14 maggio un cartello di associazioni ha presentato 150mila firme per una legge di iniziativa popolare che “liberi” la domenica dal lavoro (&lt;a href="/Economia/Pagine/aperture-domenicali-raccolta-firme.aspx" class="ms-rteFontSize-1"&gt;&lt;strong&gt;LEGGI&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;). E tu, sei d’accordo? È giusto chiedere che i negozi non siano sempre aperti nei giorni festivi? E se la domenica lavori, in che modo vivi la tua condizione? Raccontalo qui. </description><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/valvibrata.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Disabile scassina distributore automatico I carabinieri fanno una colletta per lei</title><subtitle>Disabile scassina distributore automatico I carabinieri fanno una colletta per lei</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/valvibrata.aspx</link><description> Vittima
della crisi e di una condizione di vita al limite, si è armata
di piccone e si è diretta verso il servizio di Igiene mentale
della Asl a Sant'Egidio alla Vibrata (Teramo). Con l'attrezzo
ha sfondato un distributore automatico arraffando circa 80
euro. Il suo gesto non poteva passare inosservato e il medico di
turno della struttura sanitaria ha dato l'allarme ai
carabinieri.&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;La donna, una disabile di 52 anni, che percepisce una piccola pensione, insufficiente però a soddisfare i bisogni personali e dei figli (la donna viene aiutata dal Comune e dalla Caritas),​ è
stata bloccata e condotta in caserma con l'accusa di furto con
scasso.&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;Il pm ha disposto gli arresti domiciliari in attesa
dell'udienza di convalida. La donna ha &amp;quot;accettato&amp;quot; di essere
arrestata ma ha chiesto di lasciarle i soldi per fare la spesa.
Non potendo accogliere la sua richiesta, i militari della
stazione hanno però fatto una colletta consegnando alla donna
alcune decine di euro.​&lt;/div&gt;</description><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item><item><guid>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/botte-ai-bimbi-arrestate-due-maestre.aspx</guid><category>Cronaca</category><title>Botte ai bimbi all'asilo:​ arrestate due maestre​</title><subtitle>Botte ai bimbi all'asilo:​ arrestate due maestre​</subtitle><link>http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/botte-ai-bimbi-arrestate-due-maestre.aspx</link><description>​Una maestra e la coordinatrice di una scuola per l'infanzia a Roma arrestate dalla polizia per maltrattamenti e percosse a bambini. Gli agenti del commissariato San Basilio, diretti da Adriano Lauro, hanno dato esecuzione agli arresti domiciliari a seguito di una serie di indagini coordinate dalla Procura di Roma. Sono diversi i comportamenti violenti e denigratori nei confronti dei bimbi dell'asilo a Roma, dove sono state arrestate una maestra e la coordinatrice. Tra questi, quella di un bimbo colpevole di essersi fatto la pipì nei pantaloni e per questo costretto dalla maestra ad inginocchiarsi e ad asciugarla con un fazzoletto di carta, dopo essere stato minacciato, davanti agli altri bambini, di fargliela pulire con la faccia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;INSULTI AD ALUNNI CON PSICO-DISAGI EPITETI COME 'SCEMO' O 'ZOZZO'&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;Le umiliazioni verbali della maestra dell'asilo di Roma, arrestata dalla polizia, riguardavano anche bambini portatori di disagi e difficoltà psicoinfantili, che venivano apostrofati come 'scemo', 'zozzo' o 'bastardo'. Secondo l'ordinanza di arresto, sono stati tanti gli eventi in cui la maestra è ricorsa alla violenza per ottenere l'obbedienza degli alunni, che vivevano in un clima di terrore. Alcuni bimbi, solitamente i più grandi, erano incitati alla violenza e alla denigrazione nei confronti degli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;INCASTRATE DA TELECAMERE IN AULA&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;Sono state incastrate dalle telecamere la maestra e la direttrice della scuola materna di Roma arrestate per maltrattamenti e percosse ai bambini. Dopo aver ascoltato i testimoni, gli inquirenti avevano disposto un'attività d'indagine tecnica, con telecamere installate in aula, che hanno fornito riscontri oggettivi sugli indizi di colpevolezza. Dalle indagini è anche emerso che, nonostante la maestra fosse stata più volte criticata e ripresa anche dalle sue colleghe per i suoi 'metodi educativi', continuava nei suoi comportamenti perché coperta dalla direttrice, l'altra donna oggi arrestata dalla polizia. Nel corso del tempo, il personale scolastico, docenti e non, che denunciava i comportamenti dell'insegnante alla direttrice in alcuni casi sarebbe stato emarginato dall'ambiente. La direttrice, infatti, avrebbe cercato di mettere tutto a tacere senza prendere alcun provvedimento e avrebbe fatto ricorso anche a forme di intimidazioni e ritorsioni nei confronti di chi accusava la maestra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;MALTRATTATI HANNO QUATTRO ANNI&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;È una scuola pubblica materna di San Romano, l'istituto dove a Roma sono state arrestate la coordinatrice, di 63 anni, e una maestra, di 57, con le accuse di maltrattamenti e percosse. Le vittime hanno quattro anni. A segnalare per primi gli episodi sono stati alcuni colleghi delle arrestate e alcuni genitori dei bimbi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;GENITORI A SCUOLA: RITIRIAMO FIGLI, VOGLIAMO VERITÀ&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Diversi genitori della scuola materna nella quale lavoravano le due maestre arrestate si sono radunati davanti all'istituto per chiedere spiegazioni. Alcuni si dicono intenzionati a ritirare questa mattina i figli dalla scuola San Romano, che si trova nel quartiere popolare Tiburtino. &amp;quot;Vogliamo sapere la verità, siamo increduli, cadiamo dalle nuvole&amp;quot;, spiegano alcuni genitori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;DE PALO: VICINANZA AI FAMILIARI&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&amp;quot;Con riferimento alle notizie di stampa sui fatti relativi alla scuola San Romano esprimo la piena&lt;br /&gt;vicinanza e solidarietà ai bambini&amp;quot;. Così in una nota l'assessore alla Famiglia, all'Educazione e ai Giovani di Roma Capitale, Gianluigi De Palo. &amp;quot;Attendiamo gli esiti del lavoro degli inquirenti e, qualora quanto emerso dovesse risultare confermato, saremo al fianco delle famiglie affinchè chi ha sbagliato risponda degli errori commessi. Abbiamo disposto l'invio presso la scuola di una psicoterapeuta, dirigente del nostro Ufficio Psicopedagogico, perchè sia vicina ai bambini, alle famiglie ed al gruppo educante in questo momento di difficoltà, nell'auspicio possa essere ristabilito velocemente il necessario clima di serenità - continua la nota di De Palo - Quanto accaduto ci addolora particolarmente ed auspico non leda l'immagine professionale degli oltre 8 mila, tra educatori ed insegnanti capitolini, che ogni giorno lavorano con dedizione, passione e competenza al servizio dei bambini della nostra città, contribuendo alla realizzazione di un sistema educativo e scolastico di primissimo livello&amp;quot;.​&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div&gt;&lt;strong&gt;IL MINISTERO DISPONE UN'ISPEZIONE&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;
Il ministero dell'Istruzione ha
disposto un'ispezione alla scuola dell'Infanzia San Romano. Il Ministro Maria Chiara
Carrozza, segue con attenzione gli sviluppi della vicenda.</description><pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate><author /></item></channel></rss>