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Cronaca
Malati e disabili
L'Unitalsi punta su Pullman per i pellegrinaggi a Lourdes
Lorenzo Rosoli
12 febbraio 2016
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Scalo ferroviario di San Cristoforo. Periferia sud ovest di Milano. I «treni bianchi» dell’Unitalsi partono da qui, da questo spicchio di città stretto tra il Naviglio Grande e le case popolari del Giambellino. Un luogo ormai familiare ai pellegrini lombardi diretti a Lourdes. Nel grande piazzale della stazione – la mattina dello scorso sabato 6 febbraio – il presidente dell’Unitalsi regionale, Vittore De Carli, il responsabile medico, Vittoria Dell’Acqua, i presidenti delle 23 sottosezioni lombarde, alcuni volontari, alcune persone in carrozzina. E due pullman dai colori vivaci. Attrezzati per accogliere carrozzine e barelle. Uno reca sul fianco l’immagine del santuario di Lourdes.
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(Le foto sono di Monica Fagioli)

«Sono l’alternativa ai treni, che da qualche tempo hanno rallentato la loro corsa, e non in senso metaforico – spiega De Carli –. L’Unitalsi nasce con i treni, sono 113 anni che li usiamo. Sono il mezzo più adatto per portare ammalati, disabili e anziani a Lourdes e alle altre mete di pellegrinaggio. Ma da anni ormai – a causa soprattutto del crescente disinteresse verso i nostri convogli delle ferrovie francesi, che guardano solo all’alta velocità – i tempi di percorrenza si stanno dilatando enormemente. Nel 1973 Milano-Lourdes si faceva in media in 16 ore. Il 14 agosto del 2015 siamo arrivati al caso limite di un convoglio che ha impiegato 32 ore dalla città di Bernadette a Mantova. E i problemi non stanno solo in Francia».
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Ecco, allora, la scelta di integrare il servizio svolto dai treni «attrezzati» (in grado di accogliere fino a 36 barelle per carrozza) offrendo l’alternativa rappresentata dai pullman, a loro volta attrezzati, della società Vita di Arnad (Aosta), «in grado di portare fino a 13 carrozzine e 10 barelle, tutti dotati di pedana elevatrice, toilette al piano accessibile in carrozzina, corrente a 220 volt in grado di alimentare anche apparecchiature mediche – incalza Massimo Prola, responsabile commerciale di Vita –. La nostra società, attiva nel trasporto pubblico e turistico, è nata nel 1961 e nel 2010 ha iniziato a investire in pullman per disabili, che in questi anni ci sono stati richiesti dalle Unitalsi del Piemonte, della Liguria, dell’Emilia e del Veneto, e con i quali abbiamo portato pellegrini a Lourdes, a Nevers, a San Giovanni Rotondo». Questa attenzione verso disabili e malati non ha ragioni solo commerciali. «Anche il capostipite della nostra azienda, Sergio Calliera, è costretto in carrozzina», ricorda Prola.
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I presidenti delle sottosezioni lombarde, con i volontari e gli ammalati che li accompagnano, salgono sui pullman, si sistemano sui sedili e sulle barelle. Cercano di immaginare il viaggio. «Noi della sottosezione Magenta-Rho lo abbiamo già provato lo scorso maggio – racconta Enrica Cozzi – ed è stata un’esperienza davvero positiva. Eravamo in 40, con 13 ammalati. Ci hanno chiesto di ripeterla».
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«Questa non è la fine dei viaggi in treno: fanno parte della nostra storia, non vi vogliamo rinunciare – riprende il presidente di Unitalsi Lombardia –. Ma con questi pullman possiamo raggiungere Lourdes in 12 ore. E resta più tempo per vivere il pellegrinaggio. Non solo: mentre ormai il costo del treno e quello dell'aereo sono sempre più vicini, il pullman ci permette di avere costi più contenuti sia per gli ammalati sia per i volontari. La nostra speranza è che l'alternativa offerta dai pullman sia di sprone alle ferrovie a migliorare il servizio nei confronti dei treni speciali. Intanto, per il 2016, abbiamo già programmato sette pellegrinaggi in pullman e due in treno».
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«I vescovi lombardi – scandisce De Carli – ci sostengono in questa scelta, chiamandoci a rinnovare la fedeltà alla nostra missione: mettere il pellegrino, l’ammalato in particolare, sempre al primo posto, altrimenti diventiamo come un qualsiasi tour operator. A tal fine stiamo studiando – col nostro assistente ecclesiastico, monsignor Giovanni Frigerio, e il viceassistente don Omar Corvi – proposte per i sacerdoti anziani, nello scenario dell’Anno Santo della misericordia».
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