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Cronaca
Incontro internazionale a Tirana
Sant'Egidio: «Un dovere lottare per la pace»
Umberto Folena, inviato
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​(Foto Marco Pavani)

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Siamo a un bivio, «tra rassegnazione e speranza, tra indifferenza e solidarietà». Che cosa scegliere? «Dobbiamo globalizzare la solidarietà. Bisogna aprire le porte dei nostri cuori, i nostri paesi, perché non ci sono muri e fili spinati che possono fermare il bisogno di vivere e garantire un futuro ai nostri figli».

Sono parole dell’Appello di pace letto e firmato stasera a Tirana dai rappresentanti delle religioni durante la cerimonia finale dell’Incontro internazionale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio con le Chiesa ortodossa e cattolica d’Albania.

I leader sentono «l’imperativo morale di aiutare il mondo a non autodistruggersi, a non fare morire i sentimenti di umanità». In concreto, l’appello è ai governanti e alle religioni. «Ai governanti diciamo: la guerra non si vince con la guerra:è un abbaglio! La guerra sfugge sempre di mano e rende disumani interi popoli. Alle nostre religioni ricordiamo: la guerra non è mai santa, l’eliminazione e l’oppressione dell’altro in nome di Dio è sempre blasfema».
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Il parco che circonda la piramide che il dittatore Hoxha aveva fatto erigere come sua tomba, monumento all’ateismo di Stato, luogo della cerimonia finale, da stasera è il Parco della Fede, e ospiterà tutte le specie di albero presenti nella Bibbia. Il primo, appena piantato dai rappresentanti delle cinque principali confessioni religiose di Albania, è un ulivo. Nel Parco si udranno i rintocchi della campana, fusa con i bossoli della guerra civile del 1997, benedetta due anni dopo a Roma da papa Wojtyla. Così la storia, non solo albanese, si sta prendendo la sua rivincita.
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