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Cronaca
POLITICA E GIUSTIZIA
Severino: indulto e amnistia
Serve maggioranza forte
Francesco Dal Mas
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​Indulto e amnistia? Sì, ribadisce Paola Severino, ministro della giustizia, davanti ai penalisti d’Italia, riuniti a congresso. Ad ascoltarla anche il presidente del Senato, Renato Schifani, favorevole, pure lui, a misure alternative contro il sovraffollamento.

Ma - aggiunge il Guardasigilli - serve una maggioranza qualificata in Parlamento. Maggioranza che al momento non c’è, par di capire. «Il governo sta mettendo in piedi tutta una serie di interventi strutturali», dallo svuota-carceri al lavoro esterno. Infatti, «se il carcere diventa l’estrema ratio è chiaro che in carcere ci sarà meno affollamento». E poi, appunto, le misure suggerite dal Capo dello Stato, che «non sono lontane dal mio pensiero». Più facile, da far transitare, il ddl sulle misure alternative. «Ho insistito perche questo disegno di legge sia calendarizzato», ha fatto sapere il ministro, precisando che, comunque, sono stati fatti passi in avanti decisivi. Severino ha risposto, in questo modo, alla sollecitazione del presidente del Senato, Renato Schifani, lanciata dallo stesso palco congressuale.


«Occorre individuare al più presto gli strumenti anche legislativi più idonei per arginare il sovraffollamento delle carceri nel nostro Paese», ha insistito il titolare di Palazzo Madama, seppur senza mai citare l’indulto e l’amnistia e precisando che «questo è un tema al quale sono molto legato, soprattutto dopo avere visitato diverse strutture carcerarie italiane con caratteri di criticità».

L’Unione delle camere penali ha posto il problema con determinazione. «È la nostra battaglia civile», ha detto il presidente Valerio Spigarelli. Battaglia da vincere nei tempi più rapidi. È vero, ha ammesso Schifani, perchè «le difficoltà delle carceri sono le difficoltà della stessa giustizia» e, in ogni caso, perché «la pena non è solo prevenzione, risarcimento, repressione; è e deve essere sinonimo di giustizia». È il punto finale e definitivo del processo, ma è anche «l’inizio del recupero della dignità, l’avvio di un percorso di legalità, la possibilità di reinserimento dei detenuti nella società e principalmente nel mondo del lavoro».

Pesante il quadro che lo stesso Schifani ha tracciato: negli istituti penitenziari gli spazi delle celle sono ridotti, le condizioni di vita a volte insostenibili, il recente decreto svuota carceri «non è ancora sufficiente». Quindi? Non ci sono dubbi per Schifani: «vanno previste altre forme di limitazione della libertà in strutture diverse dai penitenziari, servono soluzioni strutturali». E tra queste l’inquilino di Palazzo Madama ha indicato gli accordi bilaterali tra Stati che prevedano la consegna dei detenuti stranieri già condannati in via definitiva, affinché scontino le pene nei rispettivi Paesi d’origine.

Nel suo intervento alla Stazione Marittima, il presidente del Senato ha sollecitato la legge anticorruzione («da farsi in tempi rapidissimi»), ha invitato la politica -rispetto alle ultime vicende - a «saper fare autocritica ed avere il coraggio di allontanare chi ha tradito la fiducia dei cittadini»), ha auspicato la riforma della giustizia «che passa attraverso un effettivo ruolo di terzietà del giudice, ma anche attraverso la fine della spettacolarizzazione dei processi». Il ministro Severino, dal canto suo, ha detto che c’è la «fortissima volontà che la riforma forense sia approvata prima della fine della legislatura».
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