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Cronaca
Monza
A Natale niente Messa. Il parroco: ecco perché
Andrea D’Agostino
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​Studenti in aula (Foto di repertorio Fotogramma)

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Nessun caso politico, nessuna rinuncia alla nostra identità cristiana. Don Marco Oneta, parroco di San Biagio a Monza, spiega ad "Avvenire" che cosa è accaduto negli ultimi giorni nel capoluogo brianzolo, in merito alla vicenda della mancata celebrazione della Messa di Natale in una scuola cattolica.

L’antefatto: alcuni professori dell’istituto Ente cattolico di formazione professionale, dopo la riunione di mercoledì pomeriggio con il preside, si sarebbero lamentati del fatto che la Messa di quest’anno con gli studenti in vista del Natale non sarà celebrata per non discriminare i ragazzi delle altre fedi. “Un passo indietro rispetto all’identità cattolica della scuola”, hanno scritto alcuni giornali. Ma la  parola discriminazione don Oneta non la vuole sentire. Anzi. “Premetto che nelle nostre scuole vengono ragazzi di tutte le nazionalità e religioni. Vengono per la qualità della nostra formazione e noi accettiamo tutti”.

Ma c’è un dato di fatto, aggiunge: “Il 90% non ha rapporti con l’Eucaristia domenicale, non va proprio a Messa, oppure più semplicemente non è cattolico: da noi vengono molti musulmani, testimoni di Geova, ortodossi, evangelici. Ma se in una classe di 30 ragazzi in 29 non prendono la Comunione, allora una domanda ce la dobbiamo porre. Per questo motivo ho preferito non celebrare l’Eucaristia: al posto della Messa, si terrà una Liturgia della parola senza Comunione”.

Quando? Una delle prossime mattinate in orario di lezione, comunque prima delle festività. Nello specifico, aggiunge il parroco (presidente dell’associazione che gestisce l’Ente cattolico), saranno proiettate immagini sul Natale e si leggeranno alcuni brani delle Sacre scritture.

Tra l’altro, conclude, è già da un paio d’anni a questa parte che si sceglie questa opzione – sia per la sede di Monza che per quella milanese – “e l’anno scorso tutti, insisto, tutti i ragazzi delle classi hanno partecipato alla Liturgia. Quindi risulta ancora meno comprensibile la protesta di alcuni docenti”.
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