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Regeni, la madre: è stato torturato
 
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Indagini a rilento, al Sisi gioca l'ultima carta

LA SCHEDA Tutti i dubbi dell'Italia


L'ultimo depistaggio: migliaia i casi di torture tra i civili


COMMENTO Menzogna e torture di Giuseppe Anzani 
La conferenza stampa (Lapresse)

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​"Sul viso di Giulio ho visto il male del mondo". Lo ha detto la madre del ricercatore italiano ucciso al Cairo nel corso della conferenza stampa a Roma convocata per chiedere un maggiore impegno delle istituzioni nella soluzione del caso. "È forse dall'antifascismo che noi in Italia non ci troviamo di fronte alla tortura, ma Giulio non era in guerra era andato a fare ricerca" ha aggiunto nel corso dell'incontro con la stampa al Senato a cui prende parte anche il senatore Luigi Manconi.

"Se il 5 aprile sarà una giornata vuota confidiamo in una risposta forte del nostro Governo. Forte ma molto forte. È dal 25 gennaio che attendiamo una risposta su Giulio", ha detto rivolgendo un accorato appello al governo Renzi. "Noi, a livello viscerale, sapevamo che nostro figlio non era nei servizi segreti, con tutto il rispetto per chi fa il lavoro di intelligence" ha detto la madre nel corso della conferenza stampa al Senato spiegando che anche se Giulio Regeni era andato via di casa ormai da dieci anni tra i genitori e lui c'era un rapporto strettissimo, appunto, ha ribadito Paola Regeni "viscerale". La madre del giovane ricercatore ucciso ha poi detto che nel riconoscere il figlio dopo la morte lo ha trovato completamente diverso, un viso piccolo piccolo, irriconoscibile.

Ma il suo terribile destino non è comunque un caso isolato in Egitto. "Se ci riferiamo a quel che è accaduto, e cioè alle torture subite da un cittadino italiano, allora è probabilmente un caso isolato. Ma altrimenti non lo è affatto poiché gli stessi amici di Giulio, la parte amica dell'Egitto, ci hanno detto che lo hanno torturato e ucciso come un egiziano.". La morte di Giulio, ha concluso la donna, "non è dovuta al morbillo o alla varicella. Forse le sue idee non piacevano?". 

"Abbiamo fiducia nelle nostre istituzioni e andremo avanti con loro, ma crediamo che un richiamo forte sia necessario se non arriveranno risposte concrete". Così Claudio Regeni ha risposto ad una domanda su quale debba essere l'atteggiamento del governo italiano qualora continuassero i depistaggi e la mancanza di risposte da parte delle autorità egiziane che indagano sulla morte del figlio. "Credo che le proposte avanzate dal senatore Manconi siano la risposta giusta in mancanza di collaborazione" ha aggiunto il padre del ricercatore ricordando che "non abbiamo mai avuto la sensazione che il governo egiziano voglia collaborare seriamente" alla ricerca della verità. Claudio Regeni ha poi ribadito che Giulio non era una spia - "avevano contatti frequenti e profondi, ci raccontava tutto dei suoi rapporti al Cairo e niente lasciava minimamente pensare che lavorasse con i servizi" - e che quando è partito dall'Italia per tornare al Cairo era "sereno, contento e tranquillo".
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