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Cronaca
Il caso
20enne ucciso, «volevamo vedere che effetto fa»
Pino Ciociola
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​Un "festino" in casa a base di cocaina e alcol e un folle omicidio. "Volevamo uccidere qualcuno solo per vedere che effetto fa", ha raccontato il trentenne Manuel Foffo al pm Francesco Scavo sull'assassino di Luca Varani, ventiterenne, trovato morto in un appartamento al quartiere Collatino in Roma. Che è stato massacrato e ucciso da due amici, di ventinove e trent'anni. Entrambi studenti universitari fuori corso ed entrambi - hanno fatto sapere gli investigatori - che da giorni consumavano alcol e droga e, "fuori di testa" per cocaina e alcol consumati negli ultimi giorni. "Eravamo usciti in macchina la sera prima sperando di incontrare qualcuno", ha detto Foffo: "Poi abbiamo pensato a Varani, che conosceva il mio amico (Marco Prato ndr)". E il trentenne ha detto di aver seviziato e torturato la vittima, poi finita a coltellate e martellate.

“Si parla di droga soltanto di fronte a episodi drammatici" e "mi chiedo quanto sia importante ritrovare luoghi e coraggio per parlare di queste tematiche - spiega Luciano Squillaci, il presidente della "Federazione italiana comunità terapeutiche" (Fict) -. Il confronto, la riflessione, l'analisi del disagio giovanile, dell'analfabetismo emotivo e culturale e della ricerca dell'eccesso a tutti i costi sono temi prioritari per prevenire atteggiamenti del genere. E' sulla cultura collettiva che è bene intervenire, perchè queste azioni sono la prova di una implosione culturale di cui i giovani sono le prime vittime. La nostra sfida oggi è rimettere al centro la costruzione di relazioni sane ed identitarie, promuovendo nuove consapevolezze pedagogiche nella opinione pubblica e in chi opera nei settori dei giovani e del disagio”.
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