Passa a livello superiore
Accesso
Cronaca
Detenzioni illegali
Grecia, Ong per protesta sospendono aiuti
Daniela Fassini
  • twitter
  • google +
  • segnala ad un amico
    mail
  • font
  • stampa quest'articolo
    print

​​
2016-premio-candida-300x125.gif
In Grecia la protesta delle ong: le organizzazioni umanitarie sospendono gli aiuti a Lesbo.

L’accusa di Save the children: la detenzione dei bambini è sempre illegale
Sono veri e propri centri di detenzione. L’accusa, durissima, arriva dalle Ong. Acnur, Save the Children e Medecins sans Frontieres puntano il dito sulle procedure di gestione dei nuovi hotspot in Grecia diventati dei veri e propri luoghi di detenzione dopo l’entrata in vigore dell’accordo Ue-Turchia. Quello siglato dai 28 Stati membri e da Ankara per limitare i flussi di migranti dalla Turchia alla Grecia. Le ong internazionali hanno così deciso di sospendere gli aiuti all’interno dell’hotspot di Moria, sull’isola di Lesbo e l’assistenza ai migranti nei trasferimenti dai campi “irregolari” ai centri di riconoscimento."A fare le spese di questa scelta saranno soprattutto i bambini - sostiene Valerio Neri, Save the Children Italia - Sappiamo già che tra coloro che verranno sottoposti a detenzione ci saranno i minori non accompagnati, soggetti particolarmente vulnerabili che richiedono un sostegno specializzato e una protezione che non possono ricevere in questi ambienti. Ricordiamo alle autorità che la detenzione dei bambini è illegale e non avviene mai nel loro superiore interesse”.

Anche Oxfam lascia: “La crisi migratoria è diventata crisi morale”
Dopo Acnur, Save the children e Medecins sans frontieres anche Oxfam ha deciso di abbandonare gli hotspot sulle isole greche. La decisione è motivata dalla volontà di non voler essere complice di un "sistema iniquo e disumano in cui è richiesto di lavorare in centri chiusi, dove il rispetto dei diritti fondamentali non può essere garantito”. Secondo il network internazionale di organizzazione umanitarie, con l’entrata in vigore del nuovo accordo Ue-Turchia, " la crisi migratoria si sta gradualmente trasformando in una crisi morale dell'Europa” sottolinea Giovanni Riccardi Candiani, responsabile di Oxfam in Grecia. Nonostante il ritiro dal centro, Oxfam continuerà l'impegno nell'assistenza umanitaria alle persone che si trovano in grave stato di bisogno. L'assistenza umanitaria proseguirà anche nel campo di KaraTepe, gestito dalla municipalità di Lesbo, dove i migranti godono ancora della libertà di movimento.

Migranti in rivolta al campo di Idomeni. Alcuni hanno iniziato lo sciopero della fame. Strade e ferrovia bloccate
Intanto è sempre più emergenza al campo di Idomeni, il centro profughi “temporaneo” situato al confine con la Macedonia. Con le frontiere chiuse e malgrado l’invito del governo ad abbandonare l’area per trasferirsi al centro di identificazione, i circa 15mila migranti che vi risiedono orami da settimane non sono intenzionati a muoversi. E con l’allontanamento delle organizzazioni umanitarie la situazione è drammatica. Nessuno ormai si prende più cura della salute dei migranti e mancano i generi di prima necessità: dal cibo agli indumenti, dalle medicine ai servizi igienico-sanitari. Oltre la metà dei migranti presenti a Idomeni sono bambini o minori non accompagnati. Soprattutto siriani e afghani. Un gruppo ieri ha cominciato lo sciopero della fame per protestare contro la chiusura delle frontiere. Altri hanno occupato i binari della ferrovia che collega Salonicco a Skopje e le strade che conducono in Macedonia. Tensione alta anche negli altri campi dei migranti, a Nea Kevala, Polykastro e sull’isola di Lesbo.

Che cosa prevede l’accordo Ue-Turchia in vigore in Grecia
Il patto siglato a Bruxelles tra i 28 Stati membri dell’Unione Europea ed Ankara, entrato in vigore in Grecia, domenica scorsa, 20 marzo prevede che tutti i circa 50mila migranti attualmente presenti sul territorio e quelli in arrivo sulle piccole isole dell’Egeo saranno rimandati in Turchia se non presenteranno la richiesta d’asilo. Per attivare la procedura, che dovrà essere vagliata da una commissione di giudici esperti in diritto internazionale e asilo, i migranti saranno trasferiti negli hotspot da dove non potranno uscire fintanto che non saranno finalizzati tutti i documenti. I richiedenti asilo che non potranno ottenere lo status saranno rimandati in Turchia a partire dal prossimo 4 aprile. Con il nuovo patto, come hanno sottolineato le Ong, gli hotspot sono di fatto diventati centri in cui le persone vengono detenute (sprovviste di documenti ed effetti personali, come ad esempio cellulari) fino a quando non saranno completate le procedure. Ma i tempi rischiano di allungarsi a dismisura. Anche perché, per attuare l’accordo, l’Ue aveva previsto la presenza di circa 4mila persone (fra funzionari, traduttori, giudici e forze dell’ordine) in Grecia. Ma attualmente, solo un terzo del personale necessario è arrivato sulle isole e ad Atene.
© riproduzione riservata
segnala ad un amico stampa quest'articolo
Articoli in evidenza