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Rotta balcanica
Balcani: ingressi per i profughi a singhiozzo
Ilaria Solaini
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​Profughi in cammino verso la frontiera greco-macedone (LaPresse)

La tensione è ancora alta a Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia. Sebbene la Macedonia abbia riaperto la frontiera - chiusa da 48 ore - favorendo l'accesso scaglionato a piccoli gruppi di profughi in arrivo da Iraq e Siria. Le autorità di Skopje, come preannunciato, hanno permesso l'ingresso soltanto a 300 profughi.

In un vicino accampamento di fortuna si stima la presenza di circa 6mila profughi, mentre altri 500 sono accampati in una stazione di benzina a circa 10 chilometri di distanza.

Nel corso della giornata i profughi più volte hanno dato vita a due distinte manifestazioni di protesta, innalzando cartelli con la scritta "Aprite il confine".
profughi Balcani


Perché vi è questo blocco alla frontiere greco-macedone? Da 48 ore la Macedonia non autorizzava ingressi. Dopo che venerdì 26 febbraio Slovenia e Croazia avevano deciso di introdurre la limitazione a non più di 580 ingressi giornalieri di profughi nei rispettivi Paesi. Dopo Lubiana e Zagabria, anche il governo di Belgrado ha fatto sapere di volersi comportare allo stesso modo. La Macedonia si è comportata di conseguenza, creando sempre più disagio ai profughi rimasti bloccati in Grecia.

La manifestazione a Bruxelles per la riapertura delle frontiere
Mentre sulle isole greche continuano gli sbarchi, e sono di ritorno gli afghani rimandati indietro da Serbia e Macedonia; a Bruxelles sono scesi in piazza 3mila persone, molti con i giubbotti di salvataggio arancioni e le coperte termiche, per manifestare la loro solidarietà con i migranti, e per chiedere ai Paesi Ue di riaprire le frontiere ai rifugiati.

La Grecia rischia l'isolamento
D'altra parte le fratture tra i diversi paesi membri sono sempre più profonde e difficili da nascondere. Ultima in ordine di tempo, quella tra Austria e Grecia, che con una dura mossa e inaspettata ha richiamato in patria l'ambasciatore a Vienna. A scatenare le ire di Atene, era stata la riunione che Vienna ha organizzato con i Paesi lungo la rotta dei Balcani per capire come ridurre i flussi di migranti in arrivo. Un incontro da cui la Grecia, nonostante le proteste, è stata esclusa: "iniziative unilaterali per risolvere la crisi dei rifugiati, insieme con le violazioni del diritto internazionale e l’acquis europeo da parte degli Stati membri dell’Ue, sono pratiche - ha affermato con una nota il ministero degli Esteri greco - che possono minare le fondamenta e il processo di integrazione europea”.

Ufficialmente l'ambasciatore greco è stato richiamato dall'Austria solo per “consultazioni tese a salvaguardare le relazioni amichevoli” tra i due Stati. Ma per ora di amichevole c'è ben poco.
profughi Balcani

I Paesi balcanici vogliono bloccare il flusso dei profughi
La Grecia di fatto è stata abbandonata dai Paesi vicini che, nel corso della riunione svoltasi a Vienna, hanno concordato di fare blocco per non lasciare proseguire i profughi verso il Nord.
“Il flusso di migrazione lungo il percorso dei Balcani occidentali deve essere sostanzialmente ridotto”, hanno dichiarato congiuntamente Austria, Slovenia, Croazia, Bulgaria, Albania, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia. Per questo i Paesi sull'asse balcanica hanno deciso, da adesso in poi, di consentire il passaggio solo alle persone “in chiara necessità di protezione”. Il che significa soltanto siriani e iracheni, ma esclude di fatto i cittadini afghani, tra i più numerosi in arrivo sulle coste greche. Un problema non da poco per Atene, visto che una decisione simile già messa in atto in questi giorni da parte della Macedonia ha già bloccato al confine settentrionale della Grecia circa 12mila persone, secondo i dati di Medici senza Frontiere.

Ungheria e il referendum contro il sistema europeo dei ricollocamenti
Ad aumentare la tensione, come se già non ce ne fosse abbastanza, è arrivata anche la decisione dell'Ungheria, che ha deciso di ribellarsi al sistema dei ricollocamenti concordato a livello europeo per alleggerire Italia e Grecia di una parte di rifugiati. “Introdurre quote per il ricollocamento di migranti senza il sostegno della gente equivale a un abuso di potere”, ha dichiarato il premier Viktor Orban, annunciando la decisione di indire un referendum popolare per chiedere ai cittadini un parere sulla questione. Peccato che il sistema sia già stato approvato a maggioranza qualificata (con voto contrario dell'Ungheria) dagli Stati membri e la decisione sia quindi vincolante. Intanto anche il Belgio ha notificato alla Commissione europea la reintroduzione dei controlli alle frontiere con la Francia per paura delle ripercussioni che potrebbe avere, in termini di arrivo di migranti, l'annunciata chiusura della Giungla di Calais. E con il Belgio sono 7 i Paesi che hanno sospeso Schengen.  
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