martedì 5 maggio 2015
La procura di Roma archivia le inchieste sulle sparizioni di Emanuela e di Mirella Gregori.
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Un mistero destinato a rimanere tale. Nessun colpevole, per la Procura di Roma, dietro le sparizioni di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Con la richiesta di archiviazione del procedimento si chiude una lunga vicenda giudiziaria durata 32 anni densi di colpi di scena, depistaggi e le più disparate piste investigative. La più credibile, per la quale però i pm romani non sono riusciti a giungere ad elementi incontrovertibili, è quella che vede coinvolti personaggi legati alla Banda della Magliana. "Le indagini compiute - si legge nelle 84 pagine del provvedimento con cui i pm sollecitano l'archiviazione - non hanno permesso di pervenire ad un risultato certo in merito al coinvolgimento di Enrico De Pedis, Renatino, e di soggetti a lui vicini e gravitanti nell'ambiente della criminalità romana" legata al gruppo che insanguinò la Capitale tra gli anni '70 e gli '80. La decisione dei pm ha scatenato la reazione dei familiari di Emanuela e Mirella. Pietro Orlandi parla apertamente di "comportamento della Procura meschino come quello del Vaticano: non hanno neanche avuto il coraggio di avvertire le famiglie, lo abbiamo saputo dalla stampa. Non ho parole - dice- per esprimere la delusione provata. Ma se pensano che questo possa fermarci si sbagliano di grosso". Nessuna volontà di fermarsi, quindi, ribadita anche dagli altri componenti delle due famiglie che hanno lanciato un nuovo appello. "Chiunque sia a conoscenza di qualsiasi genere di informazioni - dicono in una nota congiunta - all'interno del Vaticano e non, abbia il coraggio di parlare. Se la procura può archiviare un caso, noi, i familiari, non possiamo archiviare le nostre Emanuela e Mirella". Il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e i sostituti di piazzale Clodio sono arrivati alla conclusione che non ci sono elementi tali per poter chiedere il processo nei confronti di sei persone: il monsignor Pietro Vergari, ex rettore della basilica di Sant'Apollinare, Sergio Virtù, autista di Enrico De Pedis, Angelo Cassani, detto "Ciletto", Gianfranco Cerboni, detto "Giggetto", e Sabrina Minardi. Nel registro degli indagati, di cui ora si chiede l'archiviazione, era finito anche Marco Accetti, ex fotografo accreditatosi come testimone di quanto avvenuto nel giugno del 1983 ma ritenuto dagli inquirenti autore di una ricostruzione non credibile, di una "sceneggiatura scaturita dallo studio attento di atti e informazioni acquisiti negli anni". Nei suoi confronti la procura contesta ora i reati di calunnia e autocalunnia. Un impianto complessivo che però ha lasciato strascichi tra gli inquirenti al punto che il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo "non condividendo alcuni aspetti" nella richiesta di non procedere nei confronti degli indagati "ha richiesto la revoca dell'assegnazione del procedimento". Nella richiesta di archiviazione di 84 pagine i magistrati capitolini ricostruiscono la vicenda elencando minuziosamente tutta l'attività istruttoria svolta negli ultimi venti anni. Si tratta, spiega Pignatone in una nota, di "indagini estremamente complesse e approfondite condotte dalla squadra mobile di Roma". Indagini - prosegue - protrattesi "per moltissimi anni dopo una prima fase definita con sentenza di proscioglimento degli imputati emessa dal giudice istruttore di Roma il 19 dicembre 1997". "All'esito delle indagini che hanno approfondito tutte le ipotesi investigative - afferma ancora il capo della procura -man mano prospettatesi, sulla base delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e di numerosi testimoni, delle risultanze di inchieste giornalistiche e anche di spunti offerti da scritti anonimi e fonti fiduciarie, non sono emersi elementi idonei a richiedere il rinvio a giudizio di alcuno degli indagati".
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