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Pedofilia, incubi a portata di clic
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Il filmato si interrompe sul più brutto: il neonato, esausto e disperato dopo una sessione di torture, viene afferrato per i piedi e immerso a testa in giù nel water. Un gruppo di adulti incappucciati, tra cui alcune donne che a turno avevano seviziato il piccolo dalla carnagione scura, aizza l’orco. Fino a quando il pianto si spegne. E il bimbo smette di scalciare. Chissà se è ancora vivo. «Sarebbe meglio di no», si sfoga l’investigatore della polizia postale incaricato di accertare la veridicità delle immagini. «In mano loro chi lo sa che altro gli potrebbero fare».
 

Sono questi i filmati meglio pagati che i collezionisti del peggiore tra gli orrori commissionano attraverso il lato oscuro di internet: il "deep web", una rete informatica parallela nella quale è possibile occultare le identità, rendendo pressoché impossibile rintracciare l’utenza e i colpevoli di quest’abominio. «Rende molto più complicato – ha spiegato il direttore della Polizia Postale, Antonio Apruzzese – raccogliere le prove di reato. Il contrasto a questo tipo di fenomeno richiede la collaborazione dei centri di ricerca e concrete forme di cooperazione internazionale». Perciò da tempo la Polizia italiana collabora con gli agenti speciali americani dell’Fbi, con cui stanno conducendo un’inchiesta colossale.

La pedofilia, ha detto il procuratore aggiunto di Roma, Maria Monteleone, che coordina un pool di magistrati specializzati in questo genere di reati, «non dà segno di essere in remissione. Anzi i dati della procura danno atto di un significativo aumento di questa tipologia criminale». L’operazione avviata dalla magistratura capitolina è la prima sul cosiddetto "web oscuro". I pedofili sono stati traditi da un videogioco che è stato l’aggancio grazie al quale un agente sotto copertura è riuscito a contattare direttamente alcuni componenti di un network criminale.

Il bambino brutalizzato su cui sta indagando la procura di Catania, che ha ricevuto la segnalazione da un utente incappato in quelle immagini, non è più un caso raro. Nelle settimane scorse agli agenti è stato sottoposto un altro video raccapricciante: a un bimbo di nemmeno un anno di età venivano inflitti non solo abusi sessuali, ma perfino sevizie con torce accese e altre spaventose oscenità. Urla che tolgono il sonno. Una strage di innocenti a portata di pochi clic.

Le indagini multilaterali sono l’unico modo per risalire ai colpevoli. Nelle migliaia e migliaia di filmati con bambini sottoposti ad ogni genere di violenza si può a stento ipotizzare l’etnia delle vittime, ma quasi mai identificare il luogo esatto in cui queste esecrabili horror story avvengono. Jason Philip è l’ufficiale di collegamento tra la polizia Federale statunitense e i colleghi italiani. Sul futuro di queste inchieste non ha nascosto il suo ottimismo: «Con gli inquirenti italiani vi è un rapporto che si è fortificato in anni di collaborazione e che ha consentito grandi successi». Compresi una serie di arresti negli Usa grazie a indagini partite dall’Italia.

Le organizzazioni pedofile si sono attrezzate come vere case di produzione. Raccolgono le richieste di un’utenza insospettabile, poi organizzano set e riprendono scene secondo copioni da incubo. Niente effetti speciali: tutto vero. Le location che vanno per la maggiore non sono più solo in Asia. Sempre più spesso le vittime hanno la pelle scura. Secondo Meter è la Libia la nuova zona franca dei predoni di innocenti, «con 935 siti segnalati rispetto ai 78 del 2012».
Terre senza legge, dove a decidere della vita e della morte dei più indifesi è l’insano capriccio trasmesso via internet da un computer acceso in una qualche metropoli occidentale.

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