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Cronaca
Rotta balcanica
Profughi bloccati al confine greco-macedone
Ilaria Solaini
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​Muri che si alzano sulla rotta balcanica: migranti bloccati a Idomeni (Foto di Sergio Malacrida, Caritas ambrosiana)

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La Macedonia, nelle ultime 24 ore, ha permesso solamente a 310 migranti di entrare nel Paese chiudendo le sue frontiere con la Grecia ai migranti afghani e lasciando passare solo iracheni e siriani. Diecimila persone sono rimaste bloccate in corrispondenza del confine tra Grecia e Macedonia, a Idomeni, dove molti profughi hanno cercato di prendere d'assalto la recinzione, mentre altri hanno inscenato una protesta chiedendo alle autorità macedoni di riaprire i confini.

Guarda il video dei profughi che protestano al confine greco-macedone (Reuters)

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Come si è arrivati a questo blocco della frontiere tra Grecia e Macedonia? Le nuove linee guida approvate giovedì 18 febbraio a Zagabria dai responsabili delle polizie dei Paesi balcanici hanno avuto come conseguenza, negli ultimi giorni, una forte contrazione del numero di migranti che hanno attraversato il confine nel sud della Macedonia.
I capi delle polizie di Serbia, Croazia, Slovenia, Macedonia e Austria si sono accordati a Zagabria di procedere con una registrazione congiunta dei rifugiati nel campo di Gevgelija, alla frontiera greco-macedone e di organizzare assieme il trasporto verso l'Austria.

I responsabili delle polizie di Austria, Croazia, Macedonia, Slovenia e Serbia si sono accordati anche nell'organizzare un trasporto congiunto di migranti dal confine greco-macedone verso l'Austria. La polizia di ogni paese garantirà il passaggio, nei limiti fissati, dei migranti. Questi ultimi saranno poi schedati da tutti gli stati coinvolti.

La polizia macedone è stata la prima a mettere in pratica le nuove procedure perquisendo i migranti e chiedendo loro di mostrare il passaporto. Tutto ciò ha causato un accumulo di persone che attende dal lato greco della frontiera. La polizia greca ha dichiarato che in 800 erano bloccati al confine e per l'Associated Press altri 2.750 stanno aspettando nelle vicinanze.
Nel frattempo un'altra notizia arriva dall'Ungheria dove più di 500 migranti sono stati arrestati dopo aver attraversato illegalmente il confine ungherese, dalla Serbia e dalla Croazia, nonostante il muro eretto dalle autorità magiare l'anno scorso.

 

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(Foto di Sergio Malacrida, Caritas ambrosiana)

Come si spiegano i cambiamenti che stanno avvenendo sulla rotta balcanica?
Tali cambiamenti lungo la rotta balcanica arrivano pochi giorni dopo che l'Austria ha fissato un tetto massimo di migranti permettendo l'entrata di 3.200 persone al giorno provenienti da paesi in guerra e le richieste di asilo per sole 80 persone al giorno.

Allargando ancora di più lo sguardo al contesto globale: negli ultimi 6 anni sono scoppiati o si sono riattivati almeno 16 conflitti: 8 in Africa (Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, nordest della Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e quest’anno Burundi); 4 in Medio Oriente (Siria, Iraq, Afghanistan e Yemen); 1 in Europa (Ucraina) e 3 in Asia (Kirghizistan, e diverse aree della Birmania e del Pakistan). Si può partire da questo quadro geopolitico per capire perché ogni giorno 42.000 persone sono costrette a lasciare la propria casa e continueranno a farlo.
Dove vanno? La maggior parte trova accoglienza nei paesi dell’Africa subsahariana (4,1 milioni di persone), in Asia e Pacifico (3,8 milioni), in Europa (3,5 milioni), in Medio Oriente e Nordafrica (3 milioni) e nelle Americhe (753mila).


Quali sono i timori degli operatori umanitari riguardo al futuro dei profughi nei Balcani?
«Come mai a Slavonski Brod che è solo luogo di registrazione e partenza ci sono 10.000 letti e si sta pensando a farli diventare 15.000? Perché la stessa cosa accade a Preševo? Che progetto vi è nel risanare un vecchio stabilimento a Šid per metterci migliaia di brandine?». Se lo è chiesto Silvia Maraone, operatrice delle Acli, dopo che nelle scorse settimane ha percorso più 3.800 chilometri sulla rotta balcanica per misurare con mano cosa sta accadendo lungo la via più transitata dai profughi per raggiungere l’Europa (l’80% del quel milione di profughi arrivati nel 2015, dati Acnur, ndr): solo a gennaio 2016, 46mila persone l’hanno percorsa e 280 sono morte. 
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(Foto di Sergio Malacrida, Caritas ambrosiana)

«La sensazione sul campo è che si vada verso la chiusura delle frontiere dell’Europa e di conseguenza i profughi rimarranno bloccati nei Paesi balcanici» ha aggiunto  Sergio Malacrida, esperto di Europa dell’Est che lavora per Caritas ambrosiana. Gli indizi di cambiamento, seppur finora siano passati sotto silenzio, almeno a livello ufficiale, non sono sfuggiti agli occhi degli operatori umanitari di Caritas ambrosiana e Acli che assieme stanno lavorando per dare supporto alle Caritas locali in Serbia, Macedonia e Croazia.
Tre sono i progetti legati alla  Quaresima della Fraternità di Caritas ambrosiana che vanno a sostenere i migranti nella loro «odissea»: la distribuzione di tè, pasti caldi e kit medici nel campo di Slavonski Brod; la costruzione di una mensa a Belgrado, in una parrocchia cattolica «dove i pasti caldi possono essere cucinati e poi portati con contenitori termici, là dove c’è bisogno» ha spiegato Malacrida; un progetto di formazione, «anche in campo giuridico, per i volontari che a Gevgelija hanno bisogno anche di supporto psicologico perché la fatica è enorme».
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(Foto di Sergio Malacrida, Caritas ambrosiana)

I controlli stringenti creano nuove rotte per l'Europa
In questo scenario già penoso di umanità lacerata, a cui l’Europa non è stata capace finora di trovare soluzioni concertate né di offrire passaggi sicuri, è doloroso pensare cosa potrebbe accadere se il timore degli operatori umanitari dovesse trasformarsi in realtà. «A volte i profughi fanno domanda a Belgrado, ma solo per ottenere qualche giorno in più per riorganizzarsi e andare avanti nel viaggio: ad esempio, a Šid abbiamo incontrato dei marocchini che volevano andare in Spagna, i loro tratti somatici non li hanno facilitati e sono stati bloccati».
A quel punto che fare? L’Europa si fa sempre più lontana per i marocchini come per tutti gli altri respinti. A questi ultimi non resta che mettersi nelle mani di trafficanti ancora più spietati. «C’è una tratta alternativa che passa dalla Bulgaria – ha concluso Malacrida – dove i numeri sono molto inferiori, ma è più alto il tasso di illegalità» e dove le vite delle persone valgono ancora meno.

Anche sui media tedeschi è stato sottolineato che i maggiori controlli lungo la rotta balcanica potrebbero spingere i migranti a trovare altre vie per raggiungere l'Europa, lungo il Mar Nero o attraverso la Russia e la Georgia. Come riportato anche da Osservatorio Balcani, le organizzazioni internazionali per i diritti umani segnalano anche che le nuove regole lungo i confini di paesi non-Schengen riverseranno il problema sulla Turchia dove vivono già due milioni di rifugiati.

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