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Cronaca
La decisione
Moncalieri, nessuna omofobia
Fabrizio Assandri - Viviana Daloiso
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Non fu un caso di omofobia. Più precisamente: «La docente non ha abusato del suo potere, né ha fatto proselitismo, ma ha svolto soltanto la sua funzione educativa». Così all’istituto Pininfarina di Moncalieri, alle porte di Torino, è stata “scagionata” la prof di religione accusata di aver offeso uno studente omosessuale. Un’indagine interna – 24 giorni dopo quelle infamanti accuse – ha portato a confermare la versione più volte spiegata dalla stessa prof sulle pagine di Avvenire: era tutta una montatura.

A darne notizia ieri sera il preside della scuola, Stefano Fava, e l’ufficio scolastico regionale in una nota congiunta. Adele Caramico era finita al centro di una bufera quando un suo studente l’aveva accusata di aver detto che «l’omosessualità è una malattia da cui ci si può curare». O, secondo altre versioni cavalcate dai media, che lui stesso «doveva curarsi in quanto gay».

Ora si scopre che quelle frasi non solo non sono state fraintese, ma addirittura non sono state nemmeno pronunciate. E che quella vita buttata sui giornali, messa all’indice su Facebook e persino nei negozi e per le strade della città piemontese, può tornare alla normalità.

«Difficile, difficilissimo – commenta la prof, dopo un sacrosanto sfogo di rabbia per aver appreso la notizia dal sito di un giornale e non direttamente dal “suo” preside –. Ora si suppone che tutto torni come prima, ma gli sguardi d’odio nei corridoi e perfino al supermercato non potrò mai dimenticarli». Per il resto «c’è la grande gioia per aver camminato nella verità, per essermi affidata». Nell’ultimo mese, a Moncalieri, c’è stata solo quella: la sua parola. Mentre nelle aperture dei giornali e dei tg Adele diventava una integralista, una fanatica delle controverse teorie riparative dell’omosessualità, un mostro di intransigenza e discriminazione.

Per quell’ora di lezione, raccontata a suo modo dal ragazzo omosessuale (che l’ha denunciata prima all’Arcigay di Torino e poi ai media), è stata avviata un’indagine interna: la prof rischiava delle procedure disciplinari fino anche alla sospensione. Nello stesso tempo, era cresciuta la solidarietà – manifestata più volte anche su questo giornale – da parte di docenti e studenti che hanno persino lanciato una raccolta firme in sua difesa. Ora, la nota congiunta dice che «la professoressa ha affrontato in modo appropriato il tema dell’omosessualità».

La “sentenza” arriva dopo la ricostruzione dell’accaduto, fatta sentendo tutti gli studenti presenti in classe nel momento del confronto: «Il clima era assolutamente sereno, la docente non ha detto nulla che potesse offendere i ragazzi» spiega Fava, preside dell’istituto tecnico che conta all’incirca 1.500 studenti. Nel comunicato si afferma che «la lezione di religione è iniziata regolarmente, con la richiesta agli studenti di scrivere delle riflessioni sulla bioetica». Il dialogo «è proseguito con un gruppo di due o tre ragazzi, mentre il resto della classe procedeva con lo svolgimento del compito assegnato. Le diverse posizioni emerse durante la conversazione rispecchiano il dibattito corrente nella società italiana circa il tema in discussione» e «dalle testimonianze dei ragazzi si riscontra che il dialogo si è svolto con serenità, con toni e termini propri di un ambiente scolastico e della sensibilità degli studenti». Di più ancora: la prof «non ha abusato del suo potere, né ha fatto proselitismo, ma ha svolto la sua funzione educativa». Insomma, tanto rumore per nulla.

Non è d’accordo il ragazzo, l’accusatore, che ha confermato la sua posizione e proprio in questi giorni ha fatto richiesta di non seguire più l’ora di religione. «Io sono solo dispiaciuta per lui – commenta la Caramico –, credo che sia stato strumentalizzato. In ogni caso mi comporterò come sempre ho fatto, anche in questi giorni di durissime accuse: entrerò a testa alta in classe certa che il mio mestiere, quello dell’insegnante, deve lasciare qualcosa ai ragazzi». Loro, i suoi studenti, in queste mattine sono stati la sua forza: «Mi hanno aspettato fuori dalle aule, mi hanno cercato, scritto. Senza questi gesti di solidarietà non avrei sopportato questa gogna».

Quanto al tema dell’omosessualità «è delicato e coinvolge tutta la società. La scuola non può restare fuori dal contesto sociale, ma deve essere teatro di democrazia nel quale questi temi devono essere affrontati e dibattuti», conclude la nota di ieri. Per questo verrà organizzato un seminario formativo «per affrontare nel modo più adeguato i temi della diversità». Come, d’altronde, è già stato fatto.
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