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La mappa dei Comuni sciolti per mafia
Vincenzo R. Spagnolo
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 LA MAPPA

 

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Le cosiddette "mafie in Comune" restano un'inquietante e minacciosa presenza nelle amministrazioni locali del nostro Paese, soprattutto al Sud. Ma l'infiltrazione delle cosche nei pubblici uffici, a caccia di favoritismi e appalti, si conferma un fenomeno pervasivo, non solo nelle regioni d'origine di 'ndrangheta, cosa nostra, camorra e sacra corona unita. Secondo una mappa della Penisola elaborata dall'associazione Avviso pubblico (che unisce Comuni, Province e Regioni italiane nell'impegno antimafia e per la legalità) negli ultimi 25 anni sono stati 267 (dal 1991 al 30 gennaio 2016) i decreti di scioglimento emanati (22 dei quali sono stati successivamente annullati dai tribunali amministrativi).

I 267 decreti riguardano 209 amministrazioni locali (tra queste una Provincia e 5 ASL) poiché alcuni Comuni hanno subito più di uno scioglimento. Questa ‘classifica’ è guidata da 9 Comuni che hanno subito tre scioglimenti a testa: sono  Casal di Principe (CE), Casapesenna (CE), Grazzanise (CE), Melito di Porto Salvo (RC), Misilmeri (PA), Roccaforte del Greco (RC), San Cipriano D’Aversa (CE), San Ferdinando (RC), Taurianova (RC). Sono invece 40 i Comuni che hanno subito 2 scioglimenti.

A livello regionale, la poco confortante classifica è guidata dalla Campania (98), seguita da Calabria (85) e Sicilia (66). In totale le 3 Regioni d'origine delle principali mafie raccolgono il 93% degli scioglimenti. Completano l'elenco la Puglia (9), il Piemonte (3), la Liguria e il Lazio (2), uno a testa per Basilicata e Lombardia. Sono in tutto 9 le Regioni interessate.

Spicca l’assenza di amministrazioni locali riguardanti il Nord-Est, mentre sono otto gli scioglimenti che riguardano il Centro-Nord (meno del 3%).
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