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Cronaca
Iniziativa
Un manuale per il recupero del cibo
Alessia Guerrieri
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​Come aiutare imprese donatrici ed enti caritativi a conservare al meglio il cibo da destinare ai poveri, quando e in che modo poterlo riutilizzare o semplicemente capire come si può allungare la vita degli alimenti per dar loro una seconda vita nelle mense per indigenti. C’è questo e tanto altro sulla sicurezza alimentare nel manuale di buone pratiche per la gestione del cibo redatto da Caritas italiana e Fondazione Banco Alimentare in collaborazione con l’università Cattolica del Sacro Cuore, validato dal ministero della Salute che stamane ha ospitato anche la presentazione ufficiale a Roma. Primo caso in Italia, frutto del lavoro di mesi, il manuale ha come obiettivo l’aumento del recupero di cibo a fini sociali; nel giro di 2-3 anni infatti se capillarmente utilizzato dai territori si stima potrebbe far salire la raccolta di cibo fino a 30mila tonnellate, soprattutto tra i prodotti ad alta deperibilità come gli alimenti freschi.

La loro corretta gestione, perciò, aiuterà «in maniera certificata e trasparente» a fugare inoltre i dubbi degli eventuali donatori, non sempre convinti della possibilità che i prodotti donati arrivino sul tavolo dei più bisognosi in perfette condizioni qualitative. Nel nostro Paese ci sono più di 5 milioni di persone che vivono in povertà alimentare. «Ma dietro i numeri ci sono volti e storie», sottolinea il direttore di Caritas italiana don Francesco Soddu, a cui è necessario dare risposte e ascolto, ricordando che «la fame non è causata dalla insufficienza, ma dalla cattiva distribuzione del cibo e dal suo spreco». Il manuale è un tassello fondamentale, aggiunge, tuttavia anche la politica deve fare la sua parte, cominciando dal capire che «occorre una legge contro lo spreco in Italia». Attualmente c'è un progetto di legge elaborato dalle associazioni e da tutta la filiera, calendarizzato alla Camera per marzo. «Chiediamo venga approvata al più presto», gli fa eco il direttore generale del Banco Alimentare Marco Lucchini, perché «una norma chiara aiuterebbe le organizzazioni, snellisce la burocrazia e favorisce le donazioni».
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