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Cronaca
IL 4 MARZO
Domenica senza lavoro
L'Europa si mobilita
Paolo Ferrario
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«Oggi non fare shopping! La domenica non ha prezzo». È l’invito ai cittadini dei lavoratori del commercio di Cgil, Cisl e Uil che hanno aderito alla “Giornata europea per le domeniche libere dal lavoro”, promossa dall’European sunday alliance, in programma domani. All’iniziativa ha aderito anche la Confesercenti. In molte piazze d’Italia (da Milano a Bari, da Padova a Bologna, da Reggio Emila a Firenze), i lavoratori distribuiranno volantini che spiegano le ragioni della manifestazione. Iniziative originali sono previste a Modena, dove all’uscita della Messa in Duomo sarà distribuito un volantino con scritto “Grazie di essere qui (e non all’ipermercato”).

A Bolzano, Curia e sindacati hanno diffuso un manifesto in tre lingue (italiano, tedesco e ladino), per disincentivare la spesa domenicale.

La protesta dei lavoratori italiani è rivolta, in modo particolare, a contrastare una norma contenuta nel decreto “Salva Italia” del governo Monti. Nello specifico, l’articolo 31 prevede la possibilità di tenere aperti negozi e supermercati 24 ore su 24 e sette giorni la settimana. Un provvedimento che, secondo Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil «non contribuirà ad aumentare né i consumi né l’occupazione nel settore».
«Già in questi anni – si legge in una nota – le maggiori aperture nel commercio non hanno affatto prodotto un incremento di occupazione e tanto meno di occupazione stabile, ma l’occupazione in questo settore ha vissuto e vive una forte condizione precaria e scombinata, frammenti di lavoro, tanta flessibilità - ai confini con la precarietà - e tanto lavoro a termine. Si continua ad alimentare la spirale della precarietà aggravata dal rischio di peggioramento dell’organizzazione del lavoro a partire dagli orari e dai turni trascinando anche il peggioramento delle condizioni economiche».

Secondo l’Osservatorio nazionale sul commercio, nel 2010 in Italia la grande distribuzione organizzata (Gdo) contava 18.976 punti vendita per una superficie totale di 20.913.725 metri quadrati e 369.861 addetti. Circa la metà del mercato è costituita da supermercati che, sempre nel 2010, erano 9.655, con una superficie di vendita di 8.572.281 metri quadrati e 173.248 addetti. Tra le regioni, quella con il maggior numero di supermercati è la Lombardia, dove ne sono stati aperti 1.572, con una superficie di vendita di 1.617.113 metri quadrati e 36.545 addetti. Proprio dalla Lombardia - dove già le leggi regionali davano la possibilità di aprire per 25 o 26 domeniche l’anno, rispetto alle 13 delle norme nazionale precedenti l’intervento del governo Monti - è partita la battaglia contro le aperture domenicali, che ha coinvolto anche il Consiglio regionale.

«Anche su iniziativa del sindacato – spiega il segretario generale lombardo della Fisascat-Cisl, Giuseppe Foti – il Consiglio regionale ha approvato una mozione che impegna il presidente Formigoni a presentare ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto del governo che consente la completa liberalizzazione degli orari di apertura. Il ricorso è stato presentato in questi giorni e l’esempio della Lombardia è stato seguito anche da Toscana e Veneto».

L’auspicio di Foti è che, anche grazie alla mobilitazione di domani, si faccia largo nel Paese un sentimento contrario al lavoro alla domenica, che «deve restare la giornata dedicata alla famiglia». Anche quella di chi nei centri commerciali ci lavora ed è spesso costretto a fare i salti mortali per vedere coniugi e figli. Per la maggior parte si tratta di donne. Limitandosi ai supermercati, rispetto a un totale di 173mila addetti, 70.202 sono uomini e 102.798 donne.

«Da sempre – si legge nel volantino del sindacato che sarà distribuito ai cittadini – la nostra azione sindacale propone una conciliazione concreta dei tempi di vita e di lavoro che, queste aperture continue, rendono ormai difficile. Tutto ciò in presenza di una forte carenza di servizi per aiutare la famiglia in particolare nei giorni festivi».

LA MANIFESTAZIONE IN ITALIA
"Libera la domenica dal lavoro, oggi non fare shopping", è il messaggio generale che vuole essere lanciato in occasione del 4 marzo. Tante - segnala la Filcams Cgil - le feste in piazza, a Udine o Bari, dove ci si ritroverà in Piazza San Ferdinando; a Genova dove la Filcams Cgil sarà impegnata con un presidio-volantinaggio nell' area del porto antico-centro storico o a Pisa, dove si esibirà il gruppo ritmico Sambalordi. A Padova la Filcams Cgil invita tutte le famiglie a scendere in piazza e a Bologna il presidio e il volantinaggio saranno organizzati all'esterno dello Stadio di calcio Dall'Ara.

A Firenze durante la mattina di domenica in Piazza della Repubblica si balla e si canta con la musica della Banda Bandao, mentre giocolieri, trampolieri, clown, musicisti animeranno il pomeriggio domenicale di Milano, in Largo Cairoli. A Napoli a partire dalle ore 10 sarà organizzato un volantinaggio nella principale via dello shopping, l'isola pedonale di Via Scarlatti, dove avverrà anche un flash-mob degli artisti di strada che abitualmente sono in zona. A Reggio Emilia, in occasione del 4 marzo è stato indetto uno sciopero di tutte le
lavoratrici e i lavoratori del commercio.

Tante le iniziative in Piemonte: a Novara, Asti, Torino, Cuneo, Alessandria e Vercelli volantinaggio, animazione con musica, giochi per bambini e tanto altro. Coinvolta dalla campagna anche la Sardegna dove a Cagliari e Sassari le organizzazioni sindacali organizzeranno volantinaggi e presidi.
A Roma, per l'occasione dalle 9.30 alle 12.30, sarà organizzato un presidio davanti al centro commerciale Cinecittà 2, in viale Palmiro Togliatti, al quale prenderà parte Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. Durante la mattinata verranno distribuiti volantini e saranno offerti a cittadini e consumatori caffè e cornetti caldi, in cambio della firma della petizione 'Liberi dalle Liberalizzazioni'.

OTTANTA ADERENTI TRA SINDACATI E CHIESE
In Europa sono 80 gli organismi, dai sindacati alle chiese cristiane, che aderiscono all’European sunday alliance, fondata a Bruxelles nel giugno 2011. In Austria l’alleanza coinvolge anche le comunità musulmana ed ebraica. European sunday alliance gode di un forte sostegno da parte delle chiese cristiane. L’appoggiano apertamente la Commissione degli episcopati cattolici dell’Unione europea (Comece), il Jesuit European Social Centre (Jesc), le Conferenze delle Chiese europee (Cec), che riunisce decine di Chiese ortodosse e riformate. La domenica, giorno del Signore, ha infatti anche un valore religioso. Ma l’accento è posto soprattutto sul valore civile della domenica. «È un problema di cultura, di spazi di libertà condivisi e di ritmi sociali di vita – scrive il teologo Alois Riedlsperger sulla rivista dei Gesuiti “Popoli” –. La domenica libera consente ai singoli e a tutta la società di godere di agio e distensione, di incontri in famiglia e in comunità, di riflessione, celebrazione festiva, vacanze, come pure di molteplici altri impegni al di fuori del lavoro produttivo e del consumo». Non mancano casi di aperta ribellione al lavoro nei giorni festivi. «È successo che alcune lavoratrici romene della Real, che fa parte del gruppo tedesco della grande distribuzione Metro, quando sono state messe dalla direzione di fronte al fatto che, a Natale 2011 e a Capodanno 2012, avrebbero dovuto lavorare, si sono opposte, trovando sostegno anche all’estero – racconta Alois Riedlsperger a Redattore sociale –. Grazie alla pressione internazionale si è potuto ottenere che fossero libere dal lavoro almeno a Capodanno. La lotta per un tempo libero comune e per la domenica libera andrà avanti in tutta Europa».

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