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Cronaca
La campagna
Non cediamo alle parole che uccidono
Umberto Folena
23 ottobre 2014
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Le parole uccidono
 

 I NUMERI

 
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Il proiettile trapassa il cranio e ne esce esplodendo. Un proiettile, una parola. Sei di colore? «Negro!». Sei musulmano? «Terrorista!». Sei di etnia rom? «Ladro!». Sei sovrappeso? «Ciccione!». Si potrebbe continuare ma per il momento la campagna "Anche le parole possono uccidere", contro ogni forma di razzismo e discriminazione, si ferma qui. Realizzata dall’agenzia Armando Testa, da sempre in prima fila nella "responsabilità sociale", la campagna viene presentata oggi alle 12 nella Sala Aldo Moro di Montecitorio, alla presenza di Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati (che dà il suo patrocinio assieme al Senato), dai direttori di Famiglia Cristiana e di Avvenire, don Antonio Sciortino e Marco Tarquinio, dal vicepresidente vicario della Fisc (la Federazione dei 190 settimanali cattolici italiani), don Bruno Cescon e da Marco Testa, presidente del Gruppo Armando Testa. Modera l’incontro Roberto Bernocchi, docente di Comunicazione sociale e responsabile della Corporate Social Responsability dell’agenzia Testa.
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«Anche le parole possono uccidere» avverte il claim dei manifesti che saranno pubblicati sulle testate aderenti all’iniziativa e inviati a parrocchie, oratori e scuole. E sono proiettili sparati quasi sempre con allegra cattiveria e sfrontata leggerezza allo scopo preciso di far male, ferire, ammazzare la personalità. Comunque lasciare il segno. Anche papa Francesco, recentemente, ha ricordato: «Parlar male di qualcuno equivale a "venderlo", come fece Giuda con Gesù».
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Accade, purtroppo, anche sui mass media. Accade nella vita di ogni giorno. Accade negli stadi, dove i proiettili diventano raffiche sparate da killer ben protetti nella pancia della curva. Accade nelle scuole ad opera dei soliti bulli, parole che mirano a togliere autostima e soggiogare, spesso nell’indifferenza, e nella paura, di chi disapprova ma non osa opporsi. Accade per la strada, negli uffici, un po’ ovunque. E quindi è bene che la campagna sia visibile ovunque e interroghi tutti. Se è vero che la pubblicità può suggerire, più o meno consapevolmente, pensieri e comportamenti negativi, in altri casi – come nelle campagne sociali – invita a pensieri e comportamenti virtuosi che contribuiscono a rendere migliori le singole persone e la società.

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Le parole? Le nostre parole sono importanti, ma le parole sono l’esito di un pensiero e di una cultura. E quando prevale la cultura dello scarto e del potere, della denigrazione e della violenza, le parole diventano proiettili e «possono uccidere». La campagna che parte oggi non sarà un fatto estemporaneo. All’interno di un progetto più ampio, #migliorisipuò, seguiranno altre iniziative analoghe. Questa è sostenute anche da molte organizzazioni non profit che la diffonderanno sul web, nelle scuole e negli oratori.

Tutti i contributi alla campagna sono gratuiti, a cominciare da quello della squadra messa in campo da Testa, con i direttori creativi Vincenzo Celli e Dario Anania, l’art Cristina Macchi e il copy Vincenzo Celli. Esecutivi e impianti sono sviluppati dalla Cooperativa sociale Pensieri&Colori. La post produzione delle immagini si avvale del contributo di Marco Pignatelli e Danilo Giovannini.

 

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