mercoledì 25 novembre 2015
​I carabinieri cercano i due complici in fuga, dopo che avevano sequestatrato una famiglia nel Milanese. C'è stato un conflitto a fuoco e il proprietario dell'abitazione ha colpito un bandito. Indagini per ricostruire l'accaduto.
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Proseguono le indagini dei carabinieri in merito la rapina della scorsa notte finita in tragedia a Lucino di Rodano, nel Milanese. Qui un commerciante ha sorpreso tre banditi entrati nella sua abitazione e ne ha ucciso uno. E' subito scattata una vasta operazione per catturare i due complici in fuga. Sono ritenuti pericolosi e dovrebbero essera armati. Tra l'altro dall'abitazione dell'imprenditore che ha sparato, Rodolfo Corazzo, manca infatti una delle armi che lui deteneva regolarmente, una Smith&Wesson calibro 357 Magnum. È probabile che i banditi l'abbiano portata via. Il morto è stato identificato, si tratta di un albanese con precedenti. "Ho fatto di tutto per difendere la mia famiglia, mia figlia e mia moglie". Sono state queste le prime parole del commerciante. "La mia intenzione non era uccidere ma di mandarli via" ha aggiunto l'uomo, incontrando la stampa nello studio del suo avvocato. Nel ricostruire quanto successo ieri sera, Rodolfo Corazzo si è commosso più volte, soprattutto parlando della sua famiglia, della moglie e della figlia di 11 anni, che - ha raccontato - è stata intimidita dai rapinatori: "Gli avevo dato tutto, in casa non avevo niente ma loro insistevano minacciandomi, hanno cercato di intimidire anche mia figlia che ha 11 anni, l'hanno portata al piano di sopra e le hanno detto "se tuo papà non ci dice dove sono i soldi gli taglieremo le dita". "Ci hanno tenuti un'ora e mezza sotto la minaccia di una pistola, loro - ha continuato il commerciante - hanno sparato sei colpi con una pistola che io avevo nel caveau, io ho sparato solo tre colpi, i primi due sono andati a vuoto, con il terzo ho colpito uno di loro ma senza prendere la mira". Sarebbero stati esplosi, quindi, in totale, una decina di colpi nel conflitto a fuoco.

In quanto al morto ora si sa che si tratta di un ergastolano che è riuscito a evadere per ben due volte. Valentin Frrokaj, albanese di 36 anni, era stato condannato all'ergastolo per l'omicidio, avvenuto nel 2007, di un connazionale nella zona di Brescia, a Parco Gallo. Nel febbraio del 2013 era evaso dal carcere di Parma insieme a un connazionale, ed era stato arrestato in agosto a Cassano d'Adda, nel Milanese. Dopo nemmeno un anno, nel maggio del 2014, una nuova evasione, questa volta dal carcere Pagliarelli di Palermo. In quanto alla dinamica della rapina, i tre hanno aggredito l'uomo, costretto ad aprire la porta e spegnere le telecamere a circuito chiuso all'interno della villetta a due piani. Una volta dentro casa è scoppiato il conflitto a fuoco: dopo un primo colpo sparato in aria dal commerciante, Frrokaj ha reagito e risposto al fuoco e a quel punto è stato centrato da una pallottola ed è morto sul colpo. I suoi complici sono invece riusciti a fuggire. I pm Alberto Nobili e Grazia Colacicco stanno valutando gli atti, ma confermano che Corazzo (non indagato) pare abbia agito in un "ambito di legittima difesa". Anche se non è escluso che gli inquirenti debbano procedere ad un'iscrizione "tecnica", anche come atto dovuto a garanzia, e contestare al commerciante il reato di omicidio colposo con eccesso colposo in legittima difesa semplicemente per potere svolgere alcuni accertamenti, come l'autopsia e la perizia balistica, dando così anche la possibilità all'uomo di nominare suoi consulenti di parte. 
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