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Roma
Scommesse e manovra, i conti non tornano
Antonio Maria Mira
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Nello scorso mese di settembre l’Agenzia dei Monopoli inviò al ministero dell’Economia un dossier di 13 pagine in vista della predisposizione della Legge di stabilità. Un intero capitolo era dedicato alla "Proroga delle concessioni" dei centri scommesse, in scadenza il prossimo anno. E si parlava di 6mila negozi di scommesse e di 8mila corner. In tutto, dunque, 14mila luoghi dedicati alle scommesse, da prorogare incassando 54 milioni di euro. Nella manovra, invece, il numero sale a 22mila: 15mila centri scommesse e 7mila corner. E si abbandona la strada della proroga per quella delle nuove gare, che garantirebbero un incasso di 500 milioni. Ma come sono comparsi 8mila centri in più? Ci saranno, dunque, nuovi centri?


Nella serata di lunedì una nota informale di Palazzo Chigi ha assicurato che «non è prevista nessuna nuova licenza per le slot machine, ma l’esatto contrario». Cioè «le licenze in scadenza per una serie di giochi vengono messe a gara, invece di venire semplicemente prorogate». A parte l’imprecisione di scrivere di slot machine, mentre si tratta di scommesse, resta l’incertezza sui numeri. Sempre le stesse fonti precisano ad Avvenire che «sono 17mila più altri 5mila, tutti già esistenti». Ma da dove escono questi numeri? Ieri i senatori del Pd Andrea Marcucci, presidente della commissione Cultura e Franco Mirabelli, capogruppo dem in commissione Antimafia, ripetono che «non ci sarà nessun aumento di sale gioco nella legge di stabilità».


E parlano della «messa a gara di 17mila licenze in scadenza, che non verranno così prorogate automaticamente, che frutteranno allo Stato 500 milioni di euro». Inoltre, aggiungono, «c’è la determinazione a far emergere e a tassare ciò che oggi è sommerso». Ricompaiono, dunque i 17mila centri e poi si fa riferimento all’emersione del sommerso. Evidentemente si tratta della "sanatoria bis" dei Ctd illegali, che proroga quella della passata Legge di stabilità. A gennaio vennero sanati 2.196 Ctd, sui 7mila esistenti. Ne mancano 5mila, proprio il numero citato da Palazzo Chigi. Sembra di capire, dunque, che delle 22mila concessioni da mettere a gara potrà beneficiare anche chi opera attualmente nell’illegalità, ovviamente dopo aver sanato la sua posizione. E questi centri, almeno ufficialmente, sono nuovi. Porte aperte alla «redenzione», così come si leggeva nella passata Legge di stabilità, per fare cassa.


Eppure ancora oggi sul sito dei Monopoli compare la campagna "Sì alle scommesse legali, scommette solo presso concessionari autorizzati" con l’invito: "Le scommesse illegali sono il nemico dello sport, se sei un vero sportivo aiutaci a stroncarle!". Con addirittura un modulo per le denunce. Marcia indietro ora. E braccia a aperte a chi si redime. Un bel rischio. Proprio ieri il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, a lungo alla guida della procura di Reggio Calabria, ha confermato che «sono pochissimi in Calabria i punti di "gioco" che sfuggono agli interessi della ’ndrangheta». E, infatti, i clan calabresi, come scritto ieri da Avvenire, erano molto interessati sia alla sanatoria che alle nuove gare, per "ripulire" le proprie società dell’azzardo.


Ma torniamo alla ridda di numeri. Come si arriva alle altre 17mila sale scommesse da mettere a gara? E, soprattutto, sono quelle esistenti o nuove? In una prima dichiarazione Giuseppe Passamonti, presidente di Sistema gioco Italia, la federazione delle imprese aderente a Confindustria, aveva parlato di «un bando per il rilascio di nuove concessioni che farebbe aumentare, se non raddoppiare, il numero di punti scommesse e corner». In una seconda aveva precisato, parlando di un «aumento di 7mila punti vendita». In attesa del testo di oggi della Stabilità, si possono leggere numeri ufficiali solo nel "Libro blu" dei Monopoli del 2014. Troviamo così 5.817 punti o negozi per scommesse ippiche, 6.446 punti, negozi o agenzie per scommesse sportive. In totale di 12.263, ben lontani dai 17mila. Ci sono però anche 9.935 punti vendita di "concorsi pronostici", cioé il Totocalcio e altri giochi simili che gestisce un unico concessionario, la Sisal. Anche questi andranno a gara? Ma allora i numeri non tornerebbero.
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